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LIBRI & CONFLITTI. Estratti da PAZZI SCATENATI. Usi e abusi dell'editoria italiana, di Federico Di Vita - effequ edizioni
Libri & Conflitti. Pazzi scatenati. Usi e abusi dell'editoria italiana, di Federico Di Vita (effequ edizioni)
Il libro inchiesta che attraverso testimonianze, interviste, esperienze personali dell'autore, interviste agli addetti ai lavori, consegna al lettore una testo minuzioso, reale, crudele e a tratti molto ironico del controverso mondo dell'editoria italiana.

Oggi online estratti dal libro. Mercoledì 18 l'intervista all'autore.


dall'incipit "Di totani e ricciole" - paragrafo: Sigla [ovvero come sono capitato in tutto questo]

[…]
Dopo una decina di telefonate mi arresi.
Sono quasi cinque anni che in questo ambito ci lavoro, e ormai so che in molti casi lavorare non è il verbo più adatto. Ho fatto di tutto: dal redattore all’editor, dal programmatore informatico (ah!), all’ufficio stampa. Per due case editrici. Dopo molte resistenze ho deciso di accettare la proposta di quello che in questo modo sarebbe diventato Il Mio Editore, e ho rimesso mano a quest’affare. La prima volta avevo abbandonato l’idea perché c’era qualcosa che non mi convinceva nel mio punto di vista. Ero animato dal risentimento, una lente deformante.
La prima delle case editrici per cui ho fatto uno stage, e per cui dopo sei mesi di tirocinio ho lavorato due anni, non mi ha pagato in nessun modo, mai. Come è chiaro metà della colpa è mia. Ho ricevuto tante promesse, mi sono sentito parte di una storia e, alla luce degli eventi posso dirlo tranquillamente, mi sono fatto abbindolare. Di persone in situazioni come questa però ne ho viste tante. Alle fiere del libro, nelle redazioni di altre case editrici, e poi in quelle di giornali, televisioni, radio. Un esercito di laureandi o laureati, ragazzi che hanno finito l’Università nel primo decennio del 2000. E non parlo solo di quelli di Scienze della Comunicazione. Un esercito alla ricerca di un lavoro in un settore saturo, dove il lavoro non c’è. Con un meccanismo legalmente collaudato pronto a spremerli a norma di legge.
Dopo più di due anni mi “licenziai”, mandai in giro un po’ di curricula e fui invitato a Orbetello da Fernando Quatraro, Mr Effequ, l’eroe di questo prologo. Il mio unico punto era che non avrei lavorato gratis. effequ è quello che si definisce un microeditore, non troppo diverso dalla casa editrice dove stavo prima. La differenza era che per quel poco che avrei fatto sarei stato pagato. Avrei fatto poco e sarei stato pagato poco. Quanto? Be’, davvero poco. Prendo duecentocinquanta euro al mese di base, in più – un po’ come succede ai calciatori, lo dico per usare un paragone che ci deprima definitivamente – ho diritto a degli extra che a volte possono portare questa cifra quasi a raddoppiare. Non serve specificare che non ci si campa. È ovvio che sono costretto a cercarmi qualcos’altro (del resto il lavoro per la casa editrice non occupa completamente le mie giornate, per quanto sia evidente che le impieghi comunque troppo rispetto al compenso), ma quando sono in buona riesco ad arrivare a pensare di essere in una situazione di quelle che si dicono fluide, e sento di avere in mano il pallino del gioco. Posso scegliere se continuare a scommettere sulla possibilità di far crescere una piccola casa editrice, o posso decidere che non ne vale più la pena.

Capitolo 1: Ecco com'è che va il mondo. Stralcio tratto da D’où venons-nous? Que sommes nous? Où allons nous? 

I libri arrivano in libreria attraverso una rete di distribuzione e promozione. Funziona così: gli editori si rivolgono ai distributori affinché questi gestiscano la rotazione dei libri nelle librerie (e spesso anche il loro stesso magazzino). Per sapere quante copie di ciascun libro devono andare in libreria, il distributore si serve a sua volta della promozione (e quindi dei promotori). I promotori sono dei signori che ogni mese entrano nelle librerie con dei faldoni pieni di copertine e schede di presentazione con cui proporre ai librai le novità. A seconda delle prenotazioni dei librai il distributore (informato dal promotore) li rifornirà dei titoli richiesti (quando questi usciranno, la promozione infatti avviene qualche mese prima che i testi vadano in stampa).
Ogni grande gruppo editoriale controlla totalmente o parzialmente un servizio di distribuzione29. Quasi tutti i gruppi dispongono di una serie di librerie di proprietà o affiliate con formule di franchising. I grandi gruppi fanno il possibile per arrivare a controllare in maniera quanto più capillare e dettagliata tutta la filiera distributiva, fino alla vendita. Vogliono consegnarvi i libri in mano, i libri loro. Questo spiega perché in libreria non è facile trovare volumi di piccole case editrici.

Sulla distribuzione. Capitolo 1 - Ecco com'è che va il mondo. paragrafo "Quindi i librai indipendenti sono spacciati?"
la parola ad Alessandro Alessandroni, noto libraio indipendente di Altroquando, libreria romana di piazza Pasquino 

ALESSANDRONI: «Secondo me le librerie non fortemente specializzate – o per i libri che hanno o per l’ambiente che propongono – sono destinate a morire. Le librerie di varia, quelle di quartiere, ormai sono tipo l’alimentari: sono destinate a morire. Noi per il momento privilegiamo la piccola e media editoria anche per motivi commerciali, e poi perché con la piccola e media editoria ci puoi trattare. È inutile che io apra un conto con Mondadori. Non lo volevo aprire i primi anni, ho provato ad aprirlo dopo, non m’hanno manco risposto… Che gli importa a loro se gli vendo cinquanta libri a settimana? Niente. Il piccolo-medio editore invece vuole essere visibile, e non può certo esserlo nelle Mondadori. In una libreria indipendente invece sì, e quindi per guadagnarsi spazio e visibilità ti dà delle condizioni migliori. Si salta la distribuzione – che è quello che non si può fare ma che tanto fanno tutti – perché un problema grosso è la distribuzione».

ALESSANDRONI: «Chiunque può diventare editore. In realtà non serve niente, basta un computer. Perciò chiaramente c’è di tutto. Ci sono troppe case editrici. Quelli che non pagano chi lavora sono la maggioranza. Quelli a pagamento invece non si dovrebbero chiamare editori. Sono tipografie. Nel momento in cui hanno preso i soldi dall’autore il guadagno l’hanno avuto. Non gliene frega niente di fare arrivare il libro in libreria. Un editore che non va in libreria non è un editore».


Pazzi scatenati - Usi e abusi dell'editoria italiana
collana Saggi Pop
effequ edizioni
pagine 188
euro 14 
ISBN:978-88-89647-79-0

contatto autore: federicodivita@gmail.com 

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