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LIBRI & CONFLITTI. Tra un bicchier di vino ed un caffè Controlacrisi incontra Federico Di Vita, autore di PAZZI SCATENATI
Libri & Conflitti. Pazzi scatenati. Usi e abusi dell'editoria italiana, di Federico Di Vita (effequ edizioni)
Il libro inchiesta che attraverso testimonianze, interviste, esperienze personali dell'autore, interviste agli addetti ai lavori, consegna al lettore una testo minuzioso, reale, crudele e a tratti molto ironico del controverso mondo dell'editoria italiana.
Controlacrisi intervista Federico Di Vita


Un libro per gli addetti ai lavori, per chi vorrebbe intraprendere questa strada e per chi c'è dentro fino al collo. Quanti lettori nel cimentarsi con le crudeli verità di questo mondo editoriale tanto amato e/o rincorso cercheranno invece una via di fuga? Insomma, un libro per scoraggiare e/o per raccontare la verità?
Un libro per raccontare la verità e quindi scoraggiare. La verità nel mondo della piccola e media editoria è scoraggiante e con "Pazzi scatenati" intendo dire proprio questo. Da qualche parte lo dico esplicitamente: questo libro vuole essere un deterrente, vorrei che passasse per le mani di quelli che aspirano a entrare in questo ambito, e vorrei che leggendolo ci pensassero due volte. Normalmente chi si avventura in questo settore finisce solo per perdere un sacco di tempo rischiando di bruciarsi sul mercato del lavoro, e in questo momento davvero non mi sembra una grande idea. Gli addetti ai lavori lo sanno come stanno le cose, ma forse anche a loro può tornare utile un libro che analizzi questa faccenda nella sua complessità. Quello che ho cercato di scrivere non è solo un libro sul precariato nel campo dell'editoria, allo stesso tempo ho cercato di mostrare come funziona il meccanismo che porta da un certo punto di vista (secondo una logica assolutamente perversa) alla necessità dello sfruttamento di tanta gente. In fondo ci si arriva perché in parte (in gran parte) l'editoria è basata su bolle economiche e prospettive annuali totalmente irrealistiche di potenziali guadagni, e dall'altra spesso è composta di persone che si lanciano senza nessuna consapevolezza in un campo che non conoscono, senza avere i mezzi intellettuali ed economici per starci, e date queste premesse non si può che finire per sfruttare stagisti, collaboratori, ecc.

Raccontaci di te. Quali prospettive e/o quali cambiamenti credi possa avere la tua carriera nel settore? Cosa farai da grande nell'editoria?
Niente. Non voglio nessuna carriera nel settore. Come c'è scritto nel libro ho alzato bandiera bianca, basta: faccio altro. Ci ho provato per cinque anni a lavorare nell'editoria indipendente. Era un lavoro che mi affascinava, mi affascina ancora, ma non sono mai riuscito a trovare un modo per mettere insieme regolarmente uno stipendio. Visto che ho bisogno di guadagnarne uno per finanziare, be'… la mia vita, ho capito che l'accanimento terapeutico era davvero inutile. Ne ho conosciuta tantissima di gente come me. In "Pazzi scatenati" ho provato ad analizzare il perché si finisca in questo imbuto, cioè proprio come e perché succede.

Moltissimi lettori di questo libro potranno essere gli uffici stampa, i redattori o editor di cui parli tu, che vivono sottopagati, senza contratto e spesso per lungo tempo. Credi davvero sia solo questione di "essere al posto giusto nel momento giusto"?
Sì, penso che il mercato sostanzialmente si muova così. Poi certo ci sono delle eccezioni, ma… sono eccezioni. Quello che invece mi sembra strano, e questo sentimento nel libro è appena accennato, è che tutta questa gente in tutto questo tempo (e parlo almeno degli ultimi quindici anni) non si sia ancora riuscita a organizzare. Non dico che non ci abbia provato, ma di fatto non c'è riuscita. Voglio dire, vista la percentuale altissima di lavoratori precari under 40 nell'ambito dell'editoria (e non solo naturalmente, ma qui parliamo di questo) penso che se si fossero riuniti in una qualche forma di organizzazione di categoria, magari pure in una specie di sindacato dei precari dell'editoria (per quanto il concetto di sindacato suoni vecchio e per quanto i sindacati abbiano completamente fallito la scommessa del precariato, anzi gli abbiano voltato le spalle voltandole così a milioni di persone) be', forse ora i precari nell'editoria sarebbero più tutelati, avrebbero più peso nelle trattative, non sarebbero nella condizione in cui sono ora. Certo è un mercato del lavoro che in larga parte è giovane e disorganizzato (vent'anni fa non c'era nemmeno la metà delle case editrici che ci sono ora, e quelle nate dopo sono proprio quelle che hanno causato gran parte del problema), e per organizzarsi ci vuole tempo ed è più difficile farlo nei momenti di crisi come questo (in cui in quei pochi che hanno qualcosa da difendere prevale il mors tua vita mea al sentimento di solidarietà di categoria), ma se ci si riuscisse pensate che succederebbe: in certi casi si fermerebbero insieme per due o tre giorni tutti i precari d'Italia, per come stanno le cose ora si fermerebbe l'editoria, qua tutta la baracca sta in piedi grazie a loro.

Il problema della distribuzione e delle librerie indipendenti che oggi stanno andando incontro a un periodo difficilissimo. Dalle ultime statistiche dell'AIE sono le librerie che nel settore risentono di più della crisi. A Roma sono 105. Moltissime hanno chiuso, altre sono in chiusura. Spesso, come spiega Alessandro Alessandroni della nota libreria Altroquando, chi apre librerie indipendenti non ha ben chiaro la necessità di doversi specializzare, non ha idee precise. Brevemente i punti salienti.
Il destino di librerie ed editori indipendenti è legato a doppio filo. Anche per motivi commerciali alle piccole librerie conviene cercare di proporre altro rispetto a quanto si trova nelle librerie di catena, perché l'ultimo libro di Fabio Volo o l'autobiografia di Ibrahimovic il lettore le trova a cassette nelle Feltrinelli (e fino a poco tempo fa le trovava anche con uno sconto maggiore) e quindi va a comprarle lì. Al libraio indipendente conviene proporre altro, per distinguersi, se sa fare il suo lavoro o si specializza in un determinato segmento di mercato (per esempio aprendo librerie che trattano musica o cinema) oppure gli conviene proporre libri di editori indipendenti, che nelle librerie di catena non si trovano o sono meno visibili. È per questo che la crisi degli uni investe quella degli altri. Questo per quanto riguarda librai ed editori che il proprio mestiere lo sanno fare, poi, come segnalato anche da Alessandroni nel libro, uno dei principali problemi è che spesso chi si avventura in questi settori non ha idea in che razza di ginepraio si stia andando a cacciare.

Credi che ci sia un futuro per questi Pazzi scatenati dell'editoria italiana? Che delle idee buone possano ancora avere successo in questo mare magnum?
È sempre più difficile. Io in realtà mi auguro che gran parte di questo sistema collassi su se stesso, e i tempi sono maturi perché questo accada. E poi che si riparta con altre tutele, aziende che non sono in grado di produrre un utile e che non sono in condizione di pagare stipendi io penso che dovrebbero chiudere. Il Italia oggi ci sono 7009 case editrici attive, un po' troppe no?

Cosa consigli agli amanti del settore editoriale che amerebbero confrontarsi con questo mondo lavorativo? E tu, cosa farai?
Di leggersi il libro e pensarci bene. Io? Adesso vado a cena.

ESTRATTI DAL LIBRO QUI 

Pazzi scatenati - Usi e abusi dell'editoria italiana
collana Saggi Pop
effequ edizioni
pagine 188
euro 14
ISBN:978-88-89647-79-0

contatto autore: federicodivita@gmail.com


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