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Reporter Senza Frontiere: Libertà di informazione? Ecco la classifica!

Quest’anno è stato grigio, il prossimo sarà nero. Questa la frase adatta per descrivere lo stato della libertà di informazione se si tiene presente l’Italia. Reporter Senza Frontiere ha redatto anche quest’anno una classifica per paese della libertà di stampa affermando che nel corso del 2011 la parola chiave per poter definire l’anno è “Repressione”. Alle tante rivolte che hanno caratterizzato il pianeta hanno infatti corrisposto restringimenti attuati da Stati e Governi, spesso con i mezzi tipici dell’autoritarismo, a volte con quelli più subdoli del mercato. Al vertice della classifica oggi si confermano, ex aequo, Finlandia e Norvegia, e poi Estonia, Paesi Bassi, Austria, Islanda, Lussemburgo e Svizzera. Fra i primi 10 ci sono due paesi non europei, il Canada e Capo Verde, nei primi 20 anche la Namibia, è salita la Germania (18), la Polonia (24), il Regno Unito (28), la Francia (38). E se ci si poteva aspettare che gli ultimi posti sarebbero stati occupati da Corea del Nord e Turkmenistan, fanno impressione gli Stati Uniti e, soprattutto l’Italia. Gli Usa precipitano dal ventesimo al quarantasettesimo posto, l’Italia dal 49 al 61. Secondo Rsf il  calo italiano si intreccia con il declino del governo di Berlusconi e i tentativi di introdurre leggi repressive per i giornalisti che indagavano sulla classe dirigente. Si tratta di una analisi a nostro avviso parziale. Con il prossimo anno e grazie alla democrazia del “governo tecnico” quasi un centinaio di testate sono prossime alla chiusura per mancanza di risorse, per un drenaggio truccato del mercato pubblicitario, per il taglio del finanziamento pubblico. Se non si corre ai ripari 100 giornali in meno, i quotidiani  in mano a potenti gruppi imprenditoriali o finanziari, l’informazione televisiva governata da un apparente duopolio, resterà solo la rete il luogo in cui far viaggiare libera informazione. Questo in un Paese che, rispetto agli altri ha ancora un basso tasso di alfabetizzazione informatica. Precipitare verso l’informazione completamente embadded sarà inevitabile, in parte lo è già, sempre che si vogliano considerare come criteri quelli stabiliti dal magnifico articolo 21 della Costituzione italiana e non ci si voglia accontentare di briciole di voci in dissenso. E, non dovessero cambiare le cose, a portare l’Italia verso un nuovo progetto tolitarista, sarà il Professor Monti, utilizzando strumenti meno volgari del manganello o di minacciosi e ridicoli progetti di legge.

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