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"Sunken Condos", il nuovo disco di Mr Steely Dan

Prossimo ai 65 anni Mr. Donald Fagen è un’anomalia nel panorama musicale internazionale. Difficile catalogarlo in un particolare genere musicale. Il suo è un mondo dove Jazz, Blues, Pop raffinato e sfumature rock convivono, si fondono, per creare un suono davvero personale e subito riconoscibile. La sua lunga storia musicale nasce nel 1969 con l’incontro con il suo compagno d’avventure Walter Becker. In quell’anno venne posata la prima pietra per il progetto Steely Dan. Sette album dal 1972 al 1980, più altri due legati a sporadiche reunion dal 2000 al 2003. Ma che album! Con una incredibile attenzione ai particolari e un perfezionismo maniacale negli arrangiamenti, gli Steely Dan hanno regalato perle suonate con la crema dei migliori musicisti americani.

Bene, i progetti solistici di Donald Fagen, ovviamente, ripercorrono le stesse strade in soli 4 progetti dal 1982 ad oggi, con un primo disco The Nightfly indimenticabile e non dimenticato. Ecco allora uscire la sua quarta prova Sunken Condos. Nove tracce, di cui una cover di un vecchio brano di Isaac Hayes, a riscaldarci per i prossimi freddi mesi invernali. E’ un album a cui Fagen, da incredibile perfezionista quale è, lavorava da oltre due anni, la parentesi con i Dukes Of September (supergruppo in cui milita con Micahel McDonald e Boz Scaggs) e la reunion live con Walter Becker, hanno fatto rimandare l’uscita del disco che è stato completato la primavera scorsa. Senza una precisa direzione e con la libertà di scrivere su vari temi ha giovato all’artista.

Fagen con l’aiuto del bravissimo trombettista Michael Leonhart, che ha co-prodotto l’album, si è divertito a suonare con più divertimento e meno rigore facendo suonare a Leonhart una grande varietà di strumenti, oltre logicamente la tromba (batteria, tastiere, vibrafono e percussioni varie), pur aggiungendo altri grandi musicisti a condire il tutto, dimostrandogli quindi grande fiducia. Sunken Condos appare molto coerente, le liriche parlano d’amore, vissuto o perso, con quel tocco di ironia e humor che ha sempre contraddistinto i testi del Nostro. Ma quello che ci si aspetta da lui è la qualità dei suoni, le musiche. E non rimarrete delusi. Certo è un già sentito. Ma che sentire! Fagen lavora su territori familiari, non cambia il suo concetto di suono, del resto per uno che iniziò a 11 anni ascoltando Chuck Berry e che, dopo un paio d’anni, nei primi anni 60 in pieno fulgore rock, abbandona tali gusti per abbracciare, con un po’ di snobismo, il jazz a 360 gradi, i suoni sono quindi fondamentali. L’album è un condensato degli Steely Dan di Aja e Gaucho con i ritmi sincopati di The Nightfly. Il suono del basso, rigorosamente acustico, con il vibrafono in Slinky Thing rimanda ad antiche atmosfere che scaldano i cuori. La cover di Out Of Ghetto di Isaac Hayes è davvero molto personale ed è il brano che si discosta maggiormente dal passato di Fagen. C’è vitalità in queste canzoni, non sono un onesto prodotto di un annoiato sessantaquattrenne. La perfezione dei suoni non diventa freddezza e non è fine a se stessa. Miss Marlene, per esempio, sembra una traccia scartata da Aja, è avvolgente e jazzy. Vellutata e ricca di pathos. Il singolo scelto per promuovere l’album I’m Not The Same Without You, potrebbe invece uscire da The Nightfly ma è cantato con una passione che, forse, in quell’album del 1982, non era presente. Il brano che preferisco è Planet D rhonda in chiusura e vi consiglio l’ascolto ad alto volume oppure con delle buone cuffie, per assaporare tutti i sapori che le sonorità del pezzo contengono. Sentite la chitarre nel finale è splendida. L’organicità dei suoni, forse per il ricorso ad un minor numero di collaboratori esterni, rispetto al passato, rende tutto molto più compatto, uniforme e fluido. Sembra un’opera più artigianale rispetto alle precedenti di Mr.Fagen. Certe digitalizzazioni dei suoni del passato rendevano più piatto il sound, il ricorso a nastri analogici mi fa apprezzare maggiormente l’album. In Italia, tra l’altro, Fagen ha un grande seguito anche dai cultori dell’hi-fi, che in tempi di Mp3 sono sempre più la minoranza. Ma anche questi ascoltatori possono stare tranquilli, il nuovo album suona benissimo ma con più calore. Una certa freddezza era infatti un rilievo che alcuni muovevano a Donald Fagen. In conclusione, consiglio l’ascolto di Sunken Condos. Rappresenta il presente di un artista che non è fossilizzato nel suo illustre passato. Lui non aveva nulla da provare a nessuno ma, vi assicuro, che a 40 anni di uscita da Can’t Buy A Thrill, il primo album degli Steely Dan, ha ancora voglia di crescere e di evolversi. Nella speranza, per l’anno prossimo, di vederlo in tour, magari con i  Dukes Of September, credo che vedere sullo stesso palco Fagen con Michael McDonald (the voice) e il vecchio Boz Scaggs, sarebbe una enorme opportunità per i cultori della musica senza tempo. Buon ascolto.

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