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Libri & Conflitti. Estratto da INCONTRARSI. Racconti di donne migranti e native AA. VV.
Libri & Conflitti. Incontrarsi. Racconti di donne migranti e native (ediesse). Una raccolta nella collana sessismoerazzismo che raccoglie il pensiero nato dallo scambio e dalle relazioni tra uomini e donne caratterizzate dalla diversità come risorsa che crea cultura.
Nella raccolta curata da Cristina Ali Farah, Maria Rosa Cutrufelli, Isabella Peretti, Igiaba Scego e Stefania Vulterini sono 34 le voci di donne migranti e native che consegnano ai lettori le loro esperienze arricchendo il testo con la diversità che constraddistingue ogni singolo racconto e che nell'insieme generano "l'incontro" delle "voci" delle autrici, così come spiega il titolo che dà nome alla raccolta stessa.


Nei prossimi giorni la recensione alla raccolta.
Bella come un'arancia, il racconto di Mashuda Syeda Akhter

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Quando mi sono sposata non sapevo niente di mio marito, nonsapevo chi era.
Ero andata in città a Dhaka a fare compere per la festa di fine Ramadan e stavo a casa di mia sorella. Il mio futuro suocero era il suo vicino di casa, così un giorno lo incontro da mia sorella. Era simpatico e abbiamo un po’ chiacchierato.
Poi lui torna da mia sorella a chiedere di me e di notte manda anche sua moglie per informarsi.
Io non sapevo niente anche se mia sorella forse aveva già capito. Poi parlano con il loro figlio di me e tornano da mia sorella e le dicono che cercano una ragazza proprio come me, una ragazza bella dentro... un po’ felice... un po’ simpatica... mia sorella dice di no perché non c’erano i soldi per farmi sposare, la mia famiglia non era pronta per un matrimonio.
Ma mio suocero insiste, telefona a mia madre e le dice che io sono proprio la sua preferita, che lui ha sognato che suo figlio sposava proprio una ragazza con la mia faccia. Mia madre è una donna molto religiosa e si è un po’ spaventata, ha pensato a un segno di Dio... mio padre era morto quando avevo cinque anni e lei pensa che forse quest’uomo potrebbe essere come un padre per me.
Ha studiato psicologia, sociologia e storia dell’islam alla National University del Bangladesh. Nel suo paese, ha svolto per vari anni volontariato nella Croce Rossa. Vive a Roma dal 1997, dove collabora con Asinitas Onlus, nella scuola di italiano per donne, e lavora, come mediatrice culturale, presso l’ufficio immigrazione.
Il giorno dopo arriva a casa di mia sorella il mio futuro marito con suo fratello, mio marito resta in un’altra stanza e mio cognato invece si siede con me e comincia a farmi un sacco di domande sulla mia vita per conoscermi, chi sono, chi non sono, cosa studio, cosa mi piace eccetera. Io non capisco cosa vuole ma non mi vergogno, penso semplicemente che è un ospite di mia sorella.
Io stavo studiando, non pensavo proprio al matrimonio, pensavo che avrei conosciuto un bravo studente un giorno. Non sapevo che stavano tutti preparando un matrimonio per me.
Poi mio marito entra e mi saluta, io lo saluto, parliamo poco, mi dice che sta in Belgio da tre, quattro anni.
Mia madre intanto riunisce la famiglia per parlare di questo matrimonio e lui parla con sua madre e dice: «Questa ragazza mi piace».
Così tutti parlano, tutti sussurrano intorno a me e io comincio a chiedermi che succede, finché la figlia di mia sorella che è una bambina di nove anni, mi dice: «Guarda che ti fanno sposare con quello là».
Io non posso ridere, non posso neanche piangere, hanno deciso tutto loro. Il primo sogno con mio cugino era già crollato e io pensavo a un ragazzo all’università. Mia madre compra un anello per fermare questo matrimonio e poi mi parla... mi parla... mi dice guarda, questo ragazzo va bene per te, è bravo... è serio e aggettivi, tanti aggettivi tutti insieme... io non parlo.
Poi viene mia sorella e mi chiede: «Com’è questo ragazzo?». Io dico: «Non tanto bello. Perché?». Lei dice: «Volevo fartelo sposare... ». Ma io dico che voglio fare i miei esami all’università, ma lei dice no, non puoi aspettare, lui deve ripartire per il Belgio e bisogna decidere subito.
Adesso piango, non voglio sposarmi... ho paura... non lo conosco... penso di andare via di casa.
Comunque loro avevano deciso ed erano così convinti che alla fine ho detto di sì.
Cinque giorni dopo firmiamo l’atto e lo registriamo, mio marito si è seduto vicino a me su una sedia semplice di legno, non c’è stato tempo di preparare le sedie eleganti come si usa da noi. Poi lui mi dice: «Mi conosci? Io sono tuo marito». Io non rispondo e lui dice: «Vado via?». Io dico: «Vai via subito», e lui: «Io sono tuo marito, non parlarmi così un’altra volta» e se ne va un po’ arrabbiato. Ma io lo mando via perché ho le mestruazioni e ci vediamo solo una settimana dopo.
La festa di matrimonio è durata due giorni, lo sposo è vestito di marrone e la sposa di giallo e di rosso, il corpo è tutto purificato e profumato e poi ti cospargono con tutta una polvere gialla, devi essere bella come un’arancia... ma non si sa se dentro c’è il dolce o l’amaro.


INCONTRARSI. Racconti di donne migranti e native.
AA. VV.
a cura di Cristina Ali Farah, Maria Rosa Cutrufelli, Isabella Peretti, Igiaba Scego, Stefania Vulterini
prefazione di Cecilia D'Elia
collana sessismoerazzismo
ediesse
pagine 204
euro 13, 00 
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