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Led Zeppelin, addio ad una grande band

Era l’inverno del 1969, ero un ragazzino di 13 anni, già folgorato da tempo, dall’ arte della musica che, in quegli anni , era anche molto  di più. Era politica, colore, urlo, trasgressione e tanto altro ancora. Era passare tutti i giorni dopo la scuola, nei negozi di dischi (tantissimi allora, quasi spariti oggi). Far passare centinaia di copertine cercando di scoprire la migliore novità, con ascolti frettolosi in strane cabine attrezzate con giradischi che, spesso rovinavano i solchi dei nostri oggetti del desiderio. Era l’inverno del 1969 quando, io abituato all’ascolto maniacale solo di Beatles o Dylan, venni travolto, grazie ad un amico, dal suono di  “Whole Lotta Love”, Willie Dixon che sposava la psichedelia, una tempesta di suoni con una chitarra che mai avevo sentito cosi’ potente, la voce di un cantante che sembrava senza limiti, un drumming unico che percuoteva i corpi degli ascoltatori e un basso che non era solo semplice accompagnamento. Erano i Led Zeppelin : Robert Plant, Jimmy Page, John Bonham, John Paul Jones. Imparai subito I loro nomi. Erano già leggenda, al secondo album. La storia è nota, prima erano Yardbirds, Jimmy Page e John Paul Jones già noti session man a fianco anche di pop star dei sixties. Dalle ceneri degli Yardbirds, dal talento di fine scopritore di talenti quale era  Ahmet Ertegün (1923-2006), storico fondatore di quella Atlantic Records, sinora nota solo per album di jazz e R&B. nasceva il dirigibile . Nove album in dieci anni, quasi tutti capolavori . Una progressiva maturazione e un marchio indelebile nella storia della Nostra Musica. 
Questa premessa per parlarvi, anche se già ne hanno parlato in molti, della tardiva pubblicazione, ma importante, dell’evento concerto su Cd e DVD , del giorno della Celebrazione : 10 Dicembre 2007. Arena 02 di Londra. L’occasione il ricordo per la scomparsa del sopra menzionato Ahmet Ertegun. Uno dei padri della Musica. 
Sono sedici tracce suonate davvero in maniera strabiliante dai tre sopravvissuti con l’aiuto del bravissimo figlio di John Bonham, Jason, anche lui ottimo batterista e vera e propria rivelazione all’interno del Concerto. Non far rimpiangere il padre era davvero molto difficile. Chi ha avuto la fortuna di essere tra i 10.000 spettatori del concerto , non lo dimenticherà mai  e anche quelli che, lo scorso mese hanno invaso alcune sale cinematografiche per l’anteprima del Film , diretto da Dick Carruthers, sono rimasti colpiti dalla freschezza e dal grande impatto che , la loro musica, ancora possiede a dispetto del tempo passato. Non è una celebrazione del passato ma una festa di suoni senza tempo. Anzi, confrontando per esempio il loro unico Live ufficiale “The Songs Remains The Same”  testimonianza del tour del 1973 , trovo che ora suonino quasi meglio. E’ emozionante , specialmente nei brani blues e lenti, come “Since I’Ve Been Loving You” o la magnifica “Dazed And Confused”, ascoltarli. Ho sempre adorato questi pezzi e riascoltarli con questo nuovo approccioè ancora piu’ emozionante. 
“Good Times Bad Times” suona fresco e nuovo, magari si facessero ancora singoli del genere. “Ramble On” è sempre fantastica e la voce di Plant è devastante. “”Black Dog”, che Plant continua a proporre anche nei suoi attuali concerti con la sua nuova Band, è pura potenza. Inutile citare tutte le sedici tracce del concerto. Facile rimpiangere la mancata esecuzione di alcuni brani. Ma ognuno di noi vorrebbe un concerto “Su Misura”. Comunque non potevano mancare “Whole Lotta Love”, “Starway To Heaven” e”Kashmir” e la chiusura è affidata a “Rock and Roll”. L’aspetto positivo della breve reunion (dimentichiamo quella, pessima, del 1985 al Live Aid) è che non è stata un’azione nostalgica ma un evento che aggiunge molto alla leggendaria storia del Gruppo. Come vedete non vi ho parlato delle immagini del concerto che potrete comodamente vederVi con l’acquisto del DVD (che , immagino, sicuramente, venderà cifre importanti e da record) ma dei suoni. Credo che i loro suoni rimangano inarrivabili, l’insieme dei loro talenti aveva creato un marchio di fabbrica al di sopra dei generi. Si’ forse avevano consacrato il cosiddetto  Heavy Metal, ma loro erano anche Blues, Folk Inglese, Rock’n Roll delle origini. Erano quello che la Grande Musica dovrebbe essere: un insieme di tutto con una impronta unica. Una Firma. Ricordiamoli cosi’, non credo ci sarà un nuovo ritorno e forse, è meglio così. Addio Led Zeppelin e Long Live Rock…

 

 

 

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