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MUSICA. De Gregori, un cantautore che non ha mai tradito

A 4 anni di distanza da “Per Brevità chiamato Artista” viene pubblicato il nuovo album di Francesco De Gregori, un’artista che ho sempre stimato e seguito e che emerge nel panorama musicale italiano, così povero di veri talenti. Francesco è un “originale”, lo si riconosce, come tutti i grandi, immediatamente sin dalla prime note, con la sua voce e i suoi suoni contaminati dalla musica americana ma anche molto italiani. E “Sulla strada”, è, rispetto alle sue ultime prove, molto “italiano”, sarà per gli arrangiamenti, con un tocco d’archi splendido del Maestro Nicola Piovani, per l’ariosità di alcune melodie e per i rimandi alla classica e nobile “canzone italiana” che Francesco distribuisce nell’album. L’ apertura è affidata alla canzone che ne  dà il titolo, niente a che vedere con l’omonimo libro di Kerouac, come alcuna stampa, abituata a trovare significati nascosti, come per Dylan, alle parole scelte dagli artisti, come fossero sempre citazioni. E da qui molti che hanno sottolineato che Francesco il libro americano, lo ha letto solo da poco.
La Strada di cui parla è il palcoscenico del vivere comune. E’ il brano più “folk rock”, che immagino suonare “sferragliato” nei prossimi live del Musicista. La produzione, affidata al fido bassista Guido Guglelminetti (bravissimo come sempre), è discreta con sonorità pulite. Il basso pulsa al giusto e le chitarre non esagerano. “Passo d’Uomo” è la classica ballata De Gregori, il testo è bellissimo e il Nostro canta davvero benissimo. La misura è la sua forza, non ha nulla da dimostrare. Un ritratto come altri nella biblioteca del cantautore romano ( ma si usa ancora il termine cantautore?) di gente comune, di proletari disarmati. Gli archi di Piovani accompagnano con gentilezza. («Sono solo un operaio lungo la massicciata, il mio pane sa di polvere, la mia acqua è salata»). “Belle Epoque”: il mondo di Dino Campana raccontato su un andamento che rimanda alla musica Greca (Rebetika) , al Cohen dell’ultimo periodo.
A proposito ricordo che, prima di arrivare alla notorietà, Francesco traduceva Cohen, quanto tempo è passato? Circa 1971 e ora, a 61 anni, Francesco è ancora giovane e curioso. Uno dei migliori brani dell’album. “Omero Al Cantagiro” è geniale nel racconto. E’ metafora dei tristi tempi che l’attuale scena musicale italiana sta attraversando. Il canto di Omero sotto la pioggia a cantar della Guerra di Troia. E’ il primo pezzo dove sentire la voce di Malika Ayale che, a quanto pare, ha catturato De Gregori (anche se personalmente non trovo i suoi album, interessanti). Ma la Nostra Musica ha bisogno di Eroi ? “Showtime” splendida ballata dove emerge l’amore del Musicista per la vera “Canzone Italiana”, quella che non c’è quasi piu’. Bellissima, a ritmo di valzer. Un brano da “mattonella” intriso di nostalgia. “La Guerra”: le chitarre sporcate, un suono che mi rimanda al Dylan prodotto da Lanois. Storia di guerra, ma di una guerra di trincea. Una storia del Novecento. («E ripensa il soldatino al suo rancio disgraziato, all’odore della notte e del sangue che ha versato, quella volta che la morte gli è passata proprio accanto»). Canto di protesta, passione e con un coro che rimanda alla tradizione popolare (ascoltatevi Vola Vola Vola, la collaborazione di Francesco con il bravissimo Ambrogio Sparagna, emozionante). “Guarda Che Non sono Io”, il mio brano preferito!
Per il testo, soprattutto, autobiografico, forse, almeno in parte. Il rispetto per L’Uomo, prima che per l’Artista. L’ignoranza di chi pretende di conoscere il proprio idolo, sputando sentenze. Non ho mai sopportato, ad esempio, chi durante un concerto, richiede, come ad un Juke Box, le proprie canzoni preferite. Oppure etichetta il cantante dimenticando, spesso, che lo stesso è un antico cantastorie libero di raccontare con diversi colori, le proprie storie senza per forza ricercare il compiacimento. Anche qui gli archi di Piovani pennellano benissimo il brano. “Ragazza del ‘95” ancora con Malika Ayale, è dipinta con ritmi latini ed è un brano di speranza: «Oggi penso che il Futuro sia un dovere...» e la vecchia fisarmonica danza. Il nono e ultimo brano “Falso Movimento” chiude splendidamente  “Sulla Strada”.
Parlare d’amore è difficile ma la maturità di De Gregori riesce, cantando con vigore, a regalarci un piccolo gioiello, un fotogramma di una situazione di coppia. «L’amore viaggia contromano, parcheggia sempre dove vuole/ Fa vedere la lingua, parla con la bocca piena/ Si presenta così senza un invito, proprio in mezzo alla cena»
. La tromba nel finale è bastarda! Commuove e strappa un applauso! Grazie Francesco, grazie per non aver quasi mai tradito nessuna aspettativa. Non c’è niente da capire, non ci sono risposte e nemmeno domande. Sulla strada i panorami sono vari e ognuno è libero di soffermarsi sul particolare che più lo colpisce.
Buon Ascolto!

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