Venerdì 15 Novembre 2019 - Ultimo aggiornamento 11:54
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Libri & Conflitti. L'intervista a Girolamo Grammatico, autore di LA MAGNITUDINE DELL'INDIGENZA
. Libri & Conflitti. La magnitudine dell'indigenza, di Girolamo Grammatico (Giulio Perrone editore) è un progetto corale che vede coinvolti tre artisti diversi con un unico obiettivo: raccontare, in modo introspettivo, la vita di strada.
Girolamo Grammatico (scrittore), MarK Dantès (cantautore) e Fabio Renzi (fotografo) hanno unito le loro sensibilità per intraprendere un viaggio al fianco delle persone senza dimora.
Il progetto si propone infatti di offrire uno sguardo soggettivo sul disagio, sensibilizzare in punta di piedi, avvicinare coloro lo desiderino al sottobosco metropolitano.
"La magnitudine dell'indigenza" è una raccolta di versi dedicata al mondo delle persone che vivono per strada di Girolamo Grammatico.
Tale raccolta, diventata un libro, è entrata in risonanza con il cantautore Mark Dantès che ne ha fatto un album: "Dietro un angolo" nel quale i versi delle poesie hanno trovato un loro ritmo, una dimensione melodica ancestrale. Ogni immagine poetica ha allargato i propri confini grazie alla limpida voce di Mark.
Attorno ai versi di Grammatico e alle sonorità di Dantès si muove lo sguardo attento e mai invasivo di Fabio Renzi che non ha solo fotografato gli interstizi della povertà, ma ha dato un volto all'anima di persone dimenticate da una società che ha momentaneamente dimenticato il valore dell'accoglienza. Nasce così la mostra fotografia "Strade sensibili alla luce", dove la strada non è solo l'oggetto fotografico, ma anche il percorso necessario che conduce ad un orizzonte più illuminato.


L'estratto dal libro

Il sito del libro

Prima di entrare nel vivo de La magnitudine dell’indigenza facciamo un passo indietro: Girolamo Grammatico da diversi anni lavora nel sociale con i senza fissa dimora e dal 2010 è presidente di un’associazione, La casa di cartone. Qual è l’attività e l’impegno di questo progetto?

Gli obiettivi principali de “La casa di cartone” sono la realizzazione di una cultura dell’altruismo fondata sulla consapevolezza e sulla condivisione di obiettivi comuni, il rinnovamento del linguaggio sociale, la formazione al volontariato e la possibilità di ricucire quella frattura tra società civile e senza dimora, tra territorio e indigenti.

Dal sociale alla poesia. In questi anni, ripercorrendo la prefazione del libro, hai contemplato con attenzione il mondo dei senza dimora. Quanto e come incide ogni giorno il tuo “lavoro”, il tuo confronto quotidiano con i protagonisti della strada, nella scrittura? In queste poesie in modo particolare.
Questo è stato il mio progetto letterario più sofferto e resta comunque un eterno incompiuto. Più sofferto perché umanamente tocca un mio vissuto personale del quale faccio fatica a parlare. Ancora oggi, per me, razionalizzare certe esperienze è molto impegnativo. Non a caso ho scelto la poesia per condividere questo percorso. Molti versi nascondono eventi vissuti. Nella raccolta alterno la voce dei senza tetto a quella del mio essere operatore. Alcune liriche sono il cut up di frasi dette da alcune persone senza dimora, altre sono ispirate da fatti di cronaca. Inoltre il progetto è incompiuto perché sul problema del disagio abitativo continuo a riflettere quotidianamente e tutt’ora riempio il taccuino di versi e pensieri. È un modo per non farmi travolgere dalla disperazione che incontro e per dare un senso all’impotenza che a volte mi assale. Riportare il vissuto del mio lavoro attraverso la riflessione poetica mi sostiene e mi aiuta a trovare nuove energie per proseguire.

Chi sono i senza dimora, i poveri di oggi, di cui volgarmente si dice siano le persone che non posseggono nulla?
A questa domanda rispondo spiegando cosa non sono. La TV spesso li chiama “invisibili”. Non c’è alibi peggiore per le nostre coscienze di ritenere invisibile una persona che abbia bisogno di aiuto. Sono persone molto visibili, al massimo siamo noi i ciechi. Non sono barboni. In molti articoli questa parola viene usata indiscriminatamente affianco a “clochard” e “senza tetta”. Ma i barboni, ponendo che esistano, sono una percentuale bassissima delle persone senza casa. I senza dimora sono persone dignitose, che si vergognano della loro povertà e che spesso sono indistinguibili dalle persone con reddito e casa. Inoltre il termine dimora non sottende solo alla struttura casa, ma all’insieme di relazioni che attorno alla casa vivono, si sviluppano e s’intrecciano.

Veniamo al tuo lavoro, La magnitudine dell’indigenza. Un progetto corale nato dalla collaborazione con un musicista e un fotografo. Come è nato?

L’idea aveva creato una sorta di rumore di fondo costante nella mia testa. Sono anni che penso ad un progetto corale che veda numerose arti mischiarsi tra loro per dar voce ad un messaggio complesso attraverso l’arte. A volte l’approccio accademico, purtroppo, raggiunge un numero di coscienze basso, quindi ho ritenuto idoneo far veicolare il nostro messaggio attraverso forme artistiche diverse per raggiungere più sensibilità contemporaneamente. Così il cantautore riminese Mark Dantès con il suo album “Dietro un angolo” e il fotografo romano Fabio Renzi con il reportage “Strade sensibili alla luce” hanno arricchito “La magnitudine dell’indigenza” di quel quid necessario a rendere il progetto più vivo. E sul sito accogliamo anche le proposte di tutti coloro che desiderino condividere un poesia, una canzone o una foto sul tema.

Raccontaci la scelta di questo titolo, i luoghi dei tuoi versi, la vita che anima angoli e strade della Capitale e il percorso che ti ha portato a comporre queste poesie.
Il titolo è la sintesi della mia visione del mondo della strada. Per me i senza dimora sono state delle stelle che hanno illuminato numerose notti buie di questi ultimi dodici anni. Da qui l’idea di immaginare una magnitudine della povertà. La magnitudine è infatti una misura astronomica che si utilizza per calcolare la luminosità dei corpi celesti in base alla grandezza del corpo e alla distanza dell’osservatore. Credo che per calcolare “la luminosità” dell’indigenza serva una misura dell’anima che ci avvicini quanto basta per scorgere i bagliori di certe esistenze senza però invaderne lo spazio sacro.. Molti dei versi sono nati su una delle vie che costeggiano la stazione Termini di Roma: via Marsala. Lì ogni sera trovano riparo numerose persone da anni. È assurdo che in una metropoli europea di uno Stato come l’Italia sia diventato usuale che una via in centro sia ricoperta di corpi di persone che dormono a terra…

“Sorrisi e abbracci come arredamento”, “l’ostentazione del bene”, “spiriti che posso salvarsi, ma corpi che devono adattarsi”, “la solitudine”, “uomini che quando ti guardano e raccontano al contrario è per dare un senso al sale sulle ferite”, ma anche donne che “tra gli sbadigli dei passanti hanno in viso un sentiero per ogni fiore non raccolto”, “uomini che non sorridono più”, “la solitudine in un bicchiere di acqua sporca che disseta”, “la sofferenza che non ha mai fine”, “l’alcool”, “l’ipocrisia del Natale”, “sanpietrini come cuscini nuovi”. I protagonisti della tua raccolta, tra uomini, caratteristiche, stati emozionali, oggetti, abitudini che raccontano il loro vissuto quotidiano.
Sì, la raccolta è un po’ come un sacco dell’immondizia, ci trovi tutti gli scarti del mondo, poi arriva qualcuno che non crede che gli scarti siano tali e inventa il riciclo e dal riciclo nascono percorsi virtuosi fatti di qualità. “La magnitudine dell’indigenza” è un po’ così, scardina i pregiudizi e tenta di mostrare come una cosa che sembri senza vita ha un mondo interiore tumultuoso e ricco di risorse.

Come nasce l'idea di unire a questa raccolta i versi di Terre salmastre la tua terra d'origine?
L’idea è nata durante la selezione delle poesie per la raccolta. Ho numerosi versi sul mondo dei senza dimora, ma nel libro ho cercato di raccogliere quelli che mi soddisfacevano di più. Quando ho terminato questa fase mi sono reso conto che mancava qualcosa. Come se avessi poggiato una pianta sulla superficie del terreno anziché farle affondare le radici. “La magnitudine dell’indigenza” è quasi una biografia degli ultimi anni, ho sentito quindi la necessità di chiudere il libro con una genesi: dei versi dedicati alla mia terra che mi ha formato e grazie alla quale sono ciò che sono. Dei versi che siano un omaggio alla casa, la mia.

Girolamo Grammatico, scrittore e presidente dell’associazione “La casa di cartone” lavora da anni al fianco dei senza dimora. Crede nella scrittura d’impegno civile.


La magnitudine dell'indigenza, di Girolamo Grammatico
Giulio Perrone editore
Poesia
pagine 128
euro 12,00
ISBN 978-88-6004-252-1  
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi