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LIBRI & CONFLITTI. Tra un bicchier di vino ed un caffè Controlacrisi incontra Fiorella Farinelli, di Italiano per stranieri immigrati
Libri & ConflittiItaliano per stranieri immigrati. Da obbligo a diritto, a cura di Fiorella Farinelli e Roberto Pettenello. Introduzione di Chiara Saraceno (ediesse). Un testo che indaga sulla necessità della conoscenza della lingua e delle norme principali che regolano le relazioni e i comportamenti nella società per gli autoctoni, gli immigrati e l'intera collettività che si muove entrando in una relazione continua con gli altri.

Estratto dal libro QUI

Intervista alla curatrice Fiorella Farinelli


Immigrazione. Lo studio della conoscenza italiana dovrebbe essere un diritto riconosciuto ai singoli individui, un passo necessario verso l'integrazione senza riuscire sempre a dover ricorrere alla mediazione come unica modalità per "interagire" e integrarsi. Dal 2010 le nuove norme che regolano la concessione del permesso di soggiorno chiedono il superamento di un test linguistico e la conoscenza di alcune norme. Qual è la stata la preparazione dello Stato italiano a questa a norme? Quali limiti si porta dietro?

Avere una buona padronanza della lingua del paese in cui si è scelto di vivere è un interesse primario dei migranti e delle loro famiglie. Perfino il successo scolastico dei figli, anche se nati in Italia, è significativamente condizionato dal fatto che in famiglia si sappia utilizzare, oltre alle proprie lingue d’origine, anche un italiano non troppo approssimativo né troppo scorretto. Si può dunque affermare che l’apprendimento della lingua costituisca un diritto delle persone che appartengono alla realtà dell’immigrazione. Ciò tuttavia non basta a disegnare il perimetro della questione. In Italia sono ancora troppi a non vedere che la soddisfazione di quel diritto è un interesse primario anche del paese di accoglienza. E da più punti di vista perché i deficit di comunicazione, inevitabili quando non ci sia una lingua comune, oltre a impedire o limitare l’abc dell’integrazione cioè la conoscenza reciproca, le interazioni, gli scambi culturali, possono produrre rischi e inefficienze nei contesti lavorativi, determinare problemi di sicurezza collettiva in situazione di emergenza, incidere negativamente sul benessere sociale. Gli esempi che si potrebbero citare sono davvero molto numerosi. Ma in Italia c’è una scarsa consapevolezza delle diverse facce del prisma. Spesso, anche a sinistra, si preferisce discutere solo di come rovesciare un obbligo in un diritto, mettendo in ombra l’interesse che l’apprendimento dell’italiano da parte degli immigrati stranieri ha oggettivamente anche per chi immigrato non è. Niente di cui stupirsi, del resto, considerato il ritardo e le resistenze a prendere atto della caratteristica strutturale e della portata globale del fenomeno migratorio che caratterizza il contesto italiano, sia politico che sociale. E della straordinaria debolezza e asistematicità , nonostante i trent’anni e più dal suo inizio in Italia, delle politiche di integrazione. Un esempio è l’incapacità, non solo degli ultimi anni e dei governi di destra, di misurarsi in modo concreto – non solo sperimentale , episodico, volontario - con l’insegnamento/apprendimento dell’italiano come seconda lingua nella scuola pubblica, attraverso la specializzazione professionale degli insegnanti e la realizzazione di specifiche attività di rinforzo linguistico dentro e fuori i tempi dell’attività scolastica per tutti. Un quadro che spiega la sostanziale impreparazione con cui lo Stato – ma anche Regioni e Autonomie Locali – affronta l’attuazione delle norme che richiedono una certificazione dell’apprendimento della lingua italiana per l’ottenimento del permesso di soggiorno a tempo indeterminato e per la conferma del permesso di soggiorno per gli stranieri che l’abbiano avuto per la prima volta.

Le difficoltà degli immigrati davanti a uno Stato che si assume solo le responsabilità di certificare ma di fatto sono gli immigrati a dover trovare modi e luoghi per imparare la lingua. Basti pensare che i finanziamenti sono ridotti agli istituti, ma anche ai CTP in cui gli immigrati possono sostenere il test senza dover pagare. Prendiamo come esempio la Francia e la Germania: sono quelli in cui tra stato e immigrati vige un impegno reciproco. Problemi in Italia: manca l'istituzione degli insegnanti come seconda lingua. Nel nostro paese, aggiungo, l'insegnante di sostegno è ancora legato alla sperimentazione quando non è ancora volontario. Un ragionamento in merito.
Ci sono differenze importanti tra l’Italia e alcuni altri paesi europei a proposito dell’obbligo per gli stranieri immigrati di apprendimento della lingua del paese ospite. Oltre al fatto che in alcuni paesi tale obbligo è imposto solo per l’acquisizione della cittadinanza o per l’ottenimento di permessi di residenza di lunga durata (mentre da noi, con la norma sull’”accordo di integrazione” ,viene richiesto anche solo per vedersi confermato il primo permesso di soggiorno ), c’è da osservare che solitamente l’obbligo per lo straniero si accompagna all’obbligo dei poteri pubblici di assicurare un’offerta formativa gratuita, facilmente accessibile, consistente per durata, flessibile per modalità di utilizzo. In Italia, per il momento, non è così. Lo Stato assicura soltanto – tramite l’azione congiunta delle Prefetture e dell’amministrazione scolastica – l’accesso ai test presso i Centri Territoriali per l’Educazione degli Adulti –CTP e, nel caso dell’accordo di integrazione, l’accesso alle previste attività di educazione civica ( corsi da 5 a 10 ore organizzati dalle Prefetture ). Inoltre, sebbene sia possibile per gli stranieri evitare di doversi presentare al test frequentando i corsi di italiano lingua 2 o i corsi per la licenza media che fanno parte dell’ordinaria offerta formativa dei CTP, finora non è stato previsto alcun investimento economico e professionale aggiuntivo per allargare l’attività formativa delle scuole pubbliche per adulti. Le sole risorse impegnate lo scorso anno – dal Ministero degli Interni, e a valere sul FEI, fondo europeo per l’integrazione – sono state destinate a retribuire l’impegno aggiuntivo degli insegnanti dei CTP (predisposizione dei test, gestione delle prove, correzione/valutazione ). C’è da osservare, fra l’altro, che i CTP, pur essendo circa 500, non coprono l’intero territorio nazionale, è quindi presumibile – anche se non ci sono dati certi – che parte significativa della domanda possa trovarsi in difficoltà. Non tutti i CTP, inoltre, hanno avuto finora un’esperienza effettiva nell’insegnamento agli stranieri. Le situazioni migliori ci sono, come sempre, nel Centro-Nord dove le scuole pubbliche per adulti si misurano da molti anni – talora anche con pratiche professionali di alto livello – con l’apprendimento dell’italiano come lingua 2 e dove si riscontrano importanti attività di promozione, coordinamento, formazione professionale degli insegnanti ( anche con il contributo delle Università per stranieri e di esperti di glottodidattica ) da parte delle Amministrazioni scolastiche regionali e provinciali. Un elemento positivo di alcune realtà del paese è la presenza di numerosi altri luoghi in cui imparare l’italiano. Si tratta, in particolare, delle scuole del “privato sociale “ in cui operano insegnanti volontari; di iniziative delle istituzioni locali ( Comuni soprattutto, e Province ), delle biblioteche civiche e di altri Enti, Centri, Associazioni. La realtà più ricca da questo punto di vista è quella romano-laziale, in cui si è costituita una rete delle “scuole migranti “ (www.scuolemigranti.it ) che associa più di 40 scuole, opera d’intesa con i CTP, promuove attività di formazione degli insegnanti, documentazione delle attività didattiche e degli strumenti utilizzati eccetera. Per dare un’idea del “volume” di attività, vale il numero delle iscrizioni nell’anno 2010-2011: oltre 10.000, a fronte delle 7.000 dei CTP attivi nello stesso territorio. Pur non essendoci un censimento ufficiale ( ma la Regione Piemonte ha finanziato una rilevazione in questo senso ), nel Centro-Nord sono moltissime le realtà in cui la scuola pubblica per adulti è affiancata da una molteplicità di iniziative, in cui sono coinvolte anche le Università Popolari o della terza età. Resta, comunque, il peso negativo di un impegno non sistematico delle istituzioni statali e locali che condiziona anche le attività del privato sociale : in cui solitamente non mancano gli insegnanti volontari e mancano invece i luoghi gratuiti in cui svolgerle.

Certificazione linguistica per misurare le competenze secondo i livelli stabilirti dal Quadro comune europeo di riferimento per le lingue. Vantaggi e problematiche. C'è un aumento dell'offerta formativa? Corsi organizzati da associazioni di volontariato, solidarietà... e come si sviluppano nel territorio, da nord a sud?
Tra i limiti da considerare nell’esperienza attivata lo scorso anno solo per i richiedenti il permesso di soggiorno di lunga durata ( ma che si replicheranno nella prossima, quella per gli ineressati al permesso “a punti“ ), c’è la singolare soluzione trovata dai Ministeri degli Interni e dell’Istruzione alla questione “certificazione”. In Italia, come in tutti i paesi UE, la certificazione dell’apprendimento delle lingue secondo il framework europeo può essere rilasciata solo dagli Enti accreditati (Università per Stranieri di Siena e di Perugia , Università Roma 3, Società Dante Alighieri) che, in effetti, predispongono i test e li valutano. Seguire questa strada, che è l’unica per ottenere certificazioni linguistiche effettivamente valide e riconosciute anche a livello internazionale, sarebbe stato necessario far accreditare tutti i CTP presso questi Enti, farli diventare “test center” che somministrano i test e poi li fanno valutare agli Enti, investendo risorse adeguate per tutto ciò. La via scelta è stata invece quella della minima spesa e del minimo impegno, col risultato però che gli stranieri che superano i test predisposti dalle scuole assolvono sì l’obbligo ma non conseguono una certificazione effettiva. Da un lato, quindi, l’italiano che si deve sapere è quello del livello A2 del framework europeo, dall’altro non si rilascia agli stranieri che superano i test un titolo di studio valido, importante per il lavoro, gli studi, ed eventuali trasferimenti in altri paesi dell’Unione Europea. Non sono pochi, comunque, i CTP e le scuole del privato sociale accreditate presso gli Enti certificatori che svolgono anche i test con cui si acquisisce la certificazione europea : ma occorre trovare le risorse economiche necessarie per pagare l’accesso alle prove, un costo di qualche decina di Euro che non è sempre alla portata né dei singoli stranieri né delle scuole.Occorre inoltre aggiungere che la predisposizione delle prove da parte dei CTP può, in alcune situazioni più deboli, presentare difficoltà che possono avere effetti negativi. Non è un caso che nelle regioni (Lazio,Piemonte e altre) in cui si è raccomandato alle scuole di predisporre test e modalità di valutazione adatte a riconoscere e dare valore alle competenze comunicative orali – in cui moltissimi stranieri sono ovviamente più abili che in quelle scritte – si siano ottenute le percentuali più alte di superamento delle prove.

L'impegno della CGIL nell'Italiano per stranieri e i diritti degli immigrati nel nostro paese.
L’ impegno della CGIL sul versante dell’immigrazione è da tempo piuttosto alto, in particolare nelle strutture territoriali del Centro-Nord e, in certi casi, anche in alcune categorie (per es. nel lavoro edile); si esplica in diversi campi riguardanti i diritti sociali e i diritti specifici nel lavoro.

La contrattazione collettiva come mezzo per rimuovere discriminazioni ma anche per promuovere conoscenza e confronto tra culture differenti.
La contrattazione collettiva nazionale di categoria stenta invece ad intervenire sul terreno specifico dell’apprendimento della lingua come parte della formazione nel lavoro o come diritto a permessi/congedi per poter partecipare alle opportunità formative. Ritardi e limiti ci sono anche nelle attività formative promosse dai Fondi Interprofessionali Paritetici per la formazione continua dei lavoratori, anche se comincia qua e là a risvegliarsi in qualche interesse in proposito.

CTP. Importanza dei centri territoriali per l'educazione attualmente in una fase di riorganizzazione e dei CPIA, centri provinciali per l'istruzione degli adulti, in fase di stallo e con dei limiti: si rischia di tagliare fuori gli immigrati perché questi vogliono imparare l'italiano, ma hanno poco interesse per l'acquisizione di titoli di studi come prevede invece il regolamento pensato per i CPIA.
La situazione attuale dei CTP è piuttosto incerta, in attesa come sono da diversi anni dell’attuazione di un nuovo regolamento che dovrebbe declinare la loro offerta formativa solo in direzione del conseguimento di titoli di studio formali. In verità, nelle more del nuovo regolamento, il Ministero degli Interni ha ribadito il loro ruolo anche nel campo di un tipico apprendimento non formale come è quello dell’italiano lingua 2. Va comunque detto che attualmente oltre metà dei frequentati le attività formative dei CTP sono stranieri : nei corsi di italiano ma anche in quelli finalizzati al conseguimento della licenza media. Sono infatti numerosi gli immigrati stranieri che non hanno ottenuto il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nel paese di origine, o che hanno esperienze scolastiche brevi e problematiche che non si sono concluse con titoli di studio.


Italiano per stranieri immigrati
Da obbligo a diritto 
a cura di Fiorella Farinelli e Roberto Pettenello
introduzione di Chiara Saraceno
ediesse
collana Materiali
pagine 145
euro 10,00 
ISBN: 9-788823-016033 

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