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Dalla militanza al Teatro Valle Occupato al Catania Film Festival: Andrea Galatà protagonista di Un uomo nuovo.
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Un Uomo Nuovo in concorso al Catania Film Festival Sabato 18 febbraio ore 14 Palazzo Manganelli - Catania. Si terrà sabato 18 febbraio alle ore 14 presso i locali di Palazzo Manganelli (Piazza Manganelli 16, Catania) la proiezione del film Un Uomo Nuovo, in concorso alla I Edizione del Catania Film Festival – International Film & Musical Festival. 
Saranno presenti al dibattito il protagonista Andrea Galatà, il regista Salvatore Alessi e l’autore Adriano Nicosia.

Storia di riscatto di una terra, la Sicilia dei paesi lontani dal resto del mondo, l”Uomo Nuovo” del film è il giovane politico Rosario Roccese, che dovrà affrontare, lungo il suo personale percorso di purificazione e nemesi di un passato tragico che ritorna, la realtà di «un microcosmo, Monsalso, nel quale vengono svelate con semplicità e coraggio, attraverso il simbolo e la drammaturgia, dinamiche molto complesse del nostro paese. La crisi economica, la fabbrica che chiude, l’alleanza tra imprenditori e politici, la Chiesa con le mani in pasta ovunque, il potere oscuro dei banchieri, che non si vedono mai, ma sono l’elemento determinante», secondo le parole stesse del protagonista Andrea Galatà, attore già artisticamente e “politicamente” impegnato nella narrazione del presente, del riscatto, della dignità di un Paese anche attraverso la sua partecipazione attiva alla lotta promossa dal Teatro Valle di Roma. Impreziosita dalla presenza di un intenso ed asciutto Nino Frassica, qui prete, padre confessore e padre morale del protagonista, la pellicola, tratta dal romanzo “Cogli la rosa, evita le spine” di Adriano Nicosia, è stata prodotta da Soluzioni e Zerocento con il contributo della Regione Sicilia per la regia di Salvatore Alessi.

L’uomo nuovo Rosario Roccese non è un semidio, è un essere umano che  viene sporcato dalla vita, che ha paure e demoni da affrontare, ed è in questa lotta per l’equilibrio fra le spinte ctonie e quelle aeree il suo valore: perché puro non è chi non si è mai sporcato, così come coraggioso non è chi non conosce la paura, ma chi, con coraggio, affronta queste paure e, nel farlo, si purifica, con fatica e determinazione, senza mai perdere di vista l’obiettivo. Ma la storia forse più importante che questo film porta con sé è la sua storia “personale”: girato in Sicilia, terra magica e dimenticata, lontana tre lunghissimi kilometri di mare dall’Italia, prodotto in un momento in cui la crisi globale taglia i fondi alla cultura, in cui il lavoro sembra un miraggio, un favore da mendicare, in cui costruire qualcosa, scommettere, scommettersi, sono concetti irreali, questo film, semplicemente mostrandosi, dimostra che le cose stanno diversamente. Che con pazienza, coraggio, gioia, serietà, si può costruire, raccontare, creare, senza cedere alla lusinga dell’ammiccamento becero, al compromesso del mercimonio dell’immagine e della parola. “Un uomo nuovo” è un film densissimo, in cui ogni frame ha un peso specifico enorme, proprio perché enorme è lo sforzo impiegato perché quel momentum potesse esser creato; è denso perché il prodotto incarna esso stesso la forza produttiva che lo ha creato. Il lavoro costruisce se stesso, crea solidità e consapevolezza, civiltà e cives: alla popolazione narrata sulla schermo, che svende in maniera massiva e Un Uomo Nuovo: il film inconsapevole il proprio voto, si contrappone il fare di chi –quella stessa popolazione di un entroterra dimenticato, quegli stessi Siciliani narrati- affronta la distanza emozionale della terraferma per raccontare una storia di cambiamento e, nel raccontarla, contribuisce al cambiamento stesso.  È importante sottolineare come questo progetto sia un prodotto interamente siciliano, scritto, prodotto e girato interamente in Sicilia, e non per facilicampanilismi, ma proprio perché una terra che riesce a creare dal nulla una storia che da sola basta a narrare se stessa, è una terra di uomini e donne coraggiosi e forti, è una terra che crea civiltà e creandola può narrarla, può insegnarla. Dimostra che si deve scommettere sulle persone e sulla forza del movimento consapevole e collettivo, sulla possibilità di cambiamento che scaturisce dalla libertà della compartecipazione, e lo fa realizzandosi proprio in un atto

narrativo che di per sé è già realizzazione di un profondo e cosciente atto di volontà.