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Shakespeare in carcere e i giorni della Diaz, lampi di storia a Berlino

«Spero che qualcuno tornando a casa dopo aver visto Cesare deve morire pensi che anche un detenuto, su cui sovrasta una terribile pena, è e resta e un uomo. E questo grazie alle parole sublimi di Shakespeare –ha dichiarato Vittorio Taviani mentre il fratello Paolo ha voluto rendere omaggio ai reclusi che, ognuno nel proprio dialetto, hanno interpretato il testo del Bardo: «Voglio fare alcuni dei loro nomi: a loro infatti va il nostro pensiero, mentre noi siamo qui tra le luci sono nella solitudine delle loro celle. E quindi dico grazie a Cosimo, Salvatore, Giovanni, Antonio, Francesco e Fabione». I Taviani, registi eterni che hanno raccontato stagioni importanti della storia italiana, hanno passato 6 mesi con i detenuti del carcere romano di Rebibbia che sono diventati gli attori per una messa scena del Giulio Cesare. Un film che ha incantato il pubblico e la giuria del Festival di Berlino. Il prestigioso “Orso d’Oro” è stato il giusto riconoscimento a chi ha voluto raccontare un volto nascosto dell’Italia, e che fa il paio con il Premio del Pubblico che è andato nelle mani di Daniele Vicari, con il film “Diaz: Non pulire questo sangue” cronaca crudele e reale del massacro del G8 di Genova. Il cinema, come in parte la letteratura, stanno raccontando il vero volto del Paese, si pensi ai tanti film sull’immigrazione che hanno strappato premi e applausi a Venezia. Forse si sta uscendo dal letargo, forse è finito il tempo in cui si producevano solo film che raccontavano il disagio di una borghesia noiosa e autolesionista e ci si torna ad interrogare sui grandi temi e si tornano a mostrare i buchi neri di una società che cambia. E se si pensa a quanto, la notizia che un film italiano dopo 21 anni ha trionfato a Berlino, sia stata appena accennata nei tg nazionali. Se si pensa che nessuno ha fatto menzione del film su quei giorni di sospensione della democrazia che ci sono stati a Genova, viene da pensare che il potere, quello vero, prova fastidio a vedere tirare fuori i panni sporchi. Forse veramente il vento è cambiato… avvisate i giornalisti Rai per cortesia!