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LIBRI & CONFLITTI. Tra un bicchier di whisky ed un caffè Controlacrisi incontra Nadia Terranova, autrice di Bruno. Il bambino che imparò a volare
Libri & Conflitti. Bruno. Il bambino che imparò a volare, di Nadia Terranova e Ofra Amit orecchio acerbo. Le parole di Nadia Terranova e le immagini di Ofra Amit in un delicatissimo libro, per grandi e piccini, che consegna ai lettori la storia di Bruno Schulz, illustre giornalista, scrittore, disegnatore, traduttore di Franz Kafka e che nella vita ha saputo trasformare il difetto di avere la la testa troppo grossa perché “conosceva le parole giuste per trovare la diversità in opportunità”. 

Estratto dal libro: QUI

Intervista a Nadia Terranova


Bruno Schulz. A settant’anni dalla morte di un uomo ammazzato dalle SS, con un fare simile a una vendetta, l’editore orecchio acerbo mette il suo marchio a un’idea delicata che ha la firma di Nadia Terranova, autrice messinese e le illustrazioni di Ofra Amit, artista israeliana: Bruno. Il bambino che imparò a volare. Un libro per bambini, così è stato definito, eppure una lettura che si sposa con la sensibilità che ogni adulto può ritrovare. Come nasce l’idea di narrare la storia del bambino che imparò a volare? E la collaborazione delle autrici?
Da quando ho letto per la prima volta Bruno Schulz mi sono innamorata di quest’uomo, della sua genialità, del suo talento e della sua particolarissima visione dell’infanzia. Ho proposto a Fausta Orecchio un testo sulla sua vita e sulla sua morte, per raccontare un Bruno bambino e poi adulto. A lei è subito piaciuto molto il progetto, poi le è piaciuto anche il testo e ha pensato che l’illustratrice giusta fosse Ofra Amit. Quindi le ha tradotto il testo in inglese e gliel’ha inviato via email. Per alcuni mesi Ofra ha lavorato circondata dagli scritti e dai disegni di Schulz e dalle parole del mio racconto, tenendosi in contatto costante con Fausta. Io e Ofra, invece, ci siamo sentite solo a lavoro ultimato. Quando ho visto lo storyboard con le splendide illustrazioni e una grafica geniale ho capito che le mie parole avevano trovato casa.

Bruno Schulz. Giornalista, scrittore, disegnatore. E poi un uomo che ha fatto delle sue sofferenze delle vere risorse; tra le perdite ricordiamo la perdita della madre e del fratello maggiore. Nelle pagine che racconti emerge con forza il desiderio di Schulz di imitare Jakob, il padre. Prenderlo come esempio. Poi però Jakob scompare. E questo influenzerà notevolmente la vita del figlio e la sua stessa scrittura. Che idea si è fatta studiando l’opera di Schulz?
Ho cercato di immaginare il vuoto lasciato da un padre che, secondo quanto scrive Schulz, non si decideva a morire completamente, ma che d’altro canto era reale solo per metà. In queste parole, nonché in tutti i suoi scritti, c’è molto spazio per immaginare un rapporto tra i due basato su amore, desiderio di protezione, ammirazione e anche un po’ di paura intimidita. Di certo l’attitudine di Jakob a filosofare su ogni cosa dev’essere mancata a Bruno nel momento in cui tutto perdeva senso: durante la guerra.

Il bambino che imparò a volare. Raccontaci la storia di questo bambino con la testa troppo grande ma con cui imparò a convivere e che, tuttavia, come scrivi “conosceva le parole giuste per trovare la diversità in opportunità”.
Un difetto, un problema, una malattia, un’anomalia: mi piaceva l’idea di ribaltare questo “marchio” evidente nelle foto e negli autoritratti di Schulz. E cosa può fare una testa grossa se non contenere una quantità enorme di genio? A un certo punto, questo genio si libera, complice un vuoto improvviso, ovvero la morte del padre. Ed è il primo dei molti significati della frase che hai citato.




BRUNO. Il bambino che imparò a volare.
di Nadia Terranova
illustrazioni di Ofra Amit
orecchio acerbo
euro 16,00
ISBN 9-788896-806234

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