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LIBRI & CONFLITTI. La recensione: Sulla pelle viva. Nardò la lotta autorganizzata dei braccianti immigrati AA. VV. DeriveAPPRODI
Libri & Conflitti È accaduto a Nardò, quest’estate, con esattezza il 30 di luglio 2011: dopo una contrattazione fra un gruppo di lavoratori e un caporale, ben 400 lavoratori migranti, ospiti della Masseria Boncuri, hanno abbandonato i campi e, a seguito di un blocco stradale e la prima assemblea dei lavoranti, hanno messo in atto, per due settimane, il primo sciopero autorganizzato degli immigrati. Questa vicenda, i braccianti di Nardò e la loro battaglia sono il cuore vivo del testo edito da DeriveAPPRODI: Sulla Pelle viva. Nardò: la lotta autorganizzata dei braccianti immigrati (testi di Brigate di solidarietà attiva, Gianluca Nigro, Mimmo Perrotta, Devi Sacchetto, Yvan Sagnet).

Estratto dal libro QUI


Un libro che ripercorre e affronta questo conflitto a partire dalle statistiche dichiarate da INEA (Istituto Nazionale dell’Economia Agraria): già nel 2007 i braccianti sono circa 50.000 – dato che oggi in modo probabile è in crescita – e il loro lavoro è caratterizzato principalmente dall’irregolarità e dalla stagionalità (il 30% è occupato a stagione, il 57% lavora in operazioni di raccolta, il 77% percepisce una retribuzione inferiore a quella stabilita dai contratti collettivi di lavoro).
Ma perché questo sciopero? E cosa resta oggi di questo conflitto? Il libro edito da DeriveAPPRODI affronta in modo puntuale e chiaro il problema dello sfruttamento basato sul caporalato che è all’origine dello sciopero dei braccianti. L’importanza che allora emerge è strettamente legata alla necessità di porre fine ai 150 anni di caporalato dal quale nasce la battaglia contro lo sfruttamento e il lavoro nero. Lo sciopero, come è spiegato nel libro, è stato utilizzato perché questa lotta dev’essere vinta nei campi di raccolta. In che modo? Bloccare le produzioni, organizzare presidi permanenti fin quando le aziende non sottoscrivano contatti regolari e contribuiranno alle spese di accoglienza, renderanno sicuri i luoghi di lavoro. Lo strumento del boicottare i prodotti che arrivano dallo sfruttamento dei lavori e non rispettano i diritti del lavoro, potrebbe anch’esso, divenire una pedina importante e necessaria alla risoluzione di questo grave danno che subiscono gli immigrati dal punto di vista umano ed economico.
Un lavoro pagato miseramente: tra le varie testimonianze ricordiamo quella di Fouad: “…sono andato a lavorare anche io, ho fatto 12 cassoni che a quattro euro fanno 48 euro, con il pacchetto di sigarette saranno 44, il trasporto non lo pago a loro perché ho la macchina, magari quattro euro di benzina e… magari il caporale ha guadagnato 264 euro per quattro, sono più di 1000 euro… Cos’ha lui più di me, per guadagnare 1000 euro e io guadagno 36 euro, che io ho lavorato. Solo perché lui prende al cassone, ché ci sono anche coglioni e merdacce, scusami il termine, italiani che danno a lui a sette euro al cassone e lui dà agli schiavi come me a quattro euro, che lui non fa un cazzo, non tocca neanche un pomodoro. Infatti mi sono incazzato con lui e ho detto “ci parliamo dopo”!
Dietro questo sfruttamento Sulla pelle viva svela dunque gli obiettivi del conflitto: avere un contratto con le aziende, la fine del caporalato, l’aumento del prezzo del cassone per migliorare le condizioni di lavoro di tutti i braccianti.


Sulla pelle viva.
Nardò: la lotta autorganizzata dei braccianti immigrati, di Brigate di solidarietà attiva, Gianluca Nigro, Mimmo Perrotta, Devi Sacchetto, Yvan Sagnet collana Samizdat
pagine 166
euro 12,00
ISBN 978-88-6548-039-7
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