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LIBRI & CONFLITTI. Estratto da MANUALE D'INTELLIGENCE, di Antonella Colonna Vilasi - Città del Sole edizioni
Libri & Conflitti Il Manuale d'Intelligence è un testo attualissimo, che analizza le finalità dell'Intelligence nelle moderne democrazie occidentali. Il testo fornisce informazioni complete su argomenti e parole ormai entrate nel nostro lessico quotidiano, ripetute dai mezzi di comunicazione, ammantate di mistero, degne di films e di spy story, anche come temi che evocano smania di controllo, eppure sono parte di retroscena politici e organizzazioni sociali. Ma cosa sono e rappresentano nella vita dei cittadini?


Mercoledì sarà online l'intervista all'autrice.


Se oggi il termine Information Warfare (Iw) è entrato di diritto nel novero delle espressioni volte a specializzare l’ambito delle tipologie di conflitto che il mondo attuale ha prepotentemente portato alla ribalta, l’espressione Information Peacekeeping (Ipk) è relativamente nuova, e a suo modo rivoluzionaria per i concetti che sottende.
Infatti, il concetto di “mantenimento della pace tramite l’informazione” è assolutamente recente, visto che solo fino a qualche anno fa esso non era nemmeno preso in considerazione nell’ambito delle Information Operations.
Con una definizione leggermente più elaborata, l’Ipk consiste nello «sfruttamento attivo delle informazioni e dell’informatica – in modo da cambiare pacificamente gli equilibri di potere tra specifici individui e gruppi – allo scopo di conseguire obiettivi politici nazionali senza impiegare la violenza».
Robert Steele, che per primo ha introdotto il concetto di Information Peacekeeping, afferma che per potersi realizzare sia a livello strategico che tattico esso necessita di tre elementi fondamentali, che in ordine di priorità sono:
l’“intelligence da fonti aperte”, che fornisce informazioni utili e non classificate;
la “tecnologia dell’informazione” (informatica), che fornisce strumenti che danno all’utente la capacità di accedere ad informazioni internazionali e di comunicare con altri;
la “sicurezza ed il controspionaggio elettronico”, che costituiscono l’aspetto difensivo dell’Information Peacekeeping.

Per comprendere cosa significhi mantenere la pace utilizzando i “proiettili dell’informazione”, bisogna specificare che cosa l’Ipk non è.
Esso “non è”:
l’applicazione delle informazioni o delle tecnologie dell’informazione a supporto delle operazioni convenzionali di peacekeeping militare, o a supporto di operazioni delle Nazioni Unite, di coalizione, o diplomatiche;
lo sviluppo e l’attuazione di operazioni psicologiche tradizionali o di operazioni d’inganno miranti a manipolare le percezioni dell’avversario per ottenere un effetto di sorpresa o per indurlo ad intraprendere azioni che non avrebbe intrapreso se fosse stato a conoscenza delle circostanze reali;
operazioni clandestine di mass media, di agenti d’influenza oppure operazioni clandestine paramilitari;
operazioni clandestine di Humint oppure operazioni aperte di ricerca.

In definitiva, l’Information Peacekeeping è la “forza di primo ricorso” tattica per le operazioni del XXI secolo, e può raggiungere il massimo quando si affida esclusivamente a fonti d’informazioni aperte, all’Osint e ad azioni aperte. Affidandosi a strumenti “aperti”, è assolutamente legale ed etico.
L’intelligence da “fonte aperta”, quindi, agisce come strumento di composizione delle crisi attraverso la comprensione, l’influenza ed il dominio delle conoscenza nell’“area della battaglia”. In questo contesto, l’intelligence può essere considerata un «sostituto virtuale della violenza, della ricchezza, del lavoro, del tempo e dello spazio», soprattutto vista l’attuale incertezza strategica.


"Manuale d'intelligence"
di Antonella Colonna Vilasi
prefazione di Stefano Foli
Introduzione di Pierre Lacoste
con una intervista ad Alfredo Mantici
Città del sole edizioni 
pagine 143 
euro 14, 00

 

 

 
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