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LIBRI & CONFLITTI. Intervista ad Antonella Colonna Vilasi autrice di MANUALE D'INTELLIGENCE - Città del Sole edizioni
Libri & Conflitti Il Manuale d'Intelligence è un testo attualissimo, che analizza le finalità dell'Intelligence nelle moderne democrazie occidentali. Il testo fornisce informazioni complete su argomenti e parole ormai entrate nel nostro lessico quotidiano, ripetute dai mezzi di comunicazione, ammantate di mistero, degne di films e di spy story, anche come temi che evocano smania di controllo, eppure sono parte di retroscena politici e organizzazioni sociali. Ma cosa sono e rappresentano nella vita dei cittadini?

Estratto dal libro QUI
Intervista all'autrice
di Fabio Sebastiani

Il libro, giustamente, parte dal presupposto di rivedere il concetto di intelligence alla luce di un mondo multipolare.
Il novecento ha destrutturato l’idea di guerra ricomponendola attraverso i grandi conflitti del secolo. Tuttavia si è prodotta una erosione della sovranità dello Stato nazionale e, con esso, del principio “westfalico” dell’ordinamento internazionale. Nel determinare la soglia di accesso al conflitto ormai giocano un ruolo comprimario anche alcuni soggetti extrastatuali come il terrorismo o la criminalità organizzata.

Tuttavia, in questa multipolarità quelli che una volta erano i cosiddetti business si stanno trasformando in anelli di una forza eversiva fuori controllo.
La guerra secondo von Clausewitz era la prosecuzione della politica con altri mezzi. Ormai nella realtà odierna è guerreggiata non più sul piano solo territoriale ma si sviluppa anche in uno stato di conflittualità permanente che travolge la consueta distinzione tra tempo di pace e tempo di guerra. Quindi la guerra è un insieme di atti non ortodossi. La guerra economica e finanziaria è un aspetto di questa guerra che appunto ha nuove forme di manifestazioni. La guerra economica è un modo di vincere la guerra senza neppure un combattimento.

Nel tuo libro avanzi l’ipotesi di un uso dell’intelligence al fine della pace.
Il termine di information warfare è ormai entrato nel nostro lessico comune, dobbiamo aggiungere il concetto di information peacekeeping, ovvero dell’intelligence come uno strumento di pace. Questo vuol dire che si può mantenere la pace attraverso la gestione dell’informazione. Si possono cambiare pacificamente gli equilibri di potere tra specifici gruppi ed individui allo scopo di conseguire obiettivi politici senza l’uso della forza.

…per raggiungere stati temporanei di equilibrio immagino. L’Onu perseguiva la pace duratura, invece.
Ormai il sistema mondiale è a geometria variabile, nell’attuale situazione di balcanizzazione internazionale non ci sono più alleati ma solo convergenze del momento. In questo quadro il problema della sicurezza si scontra con l’assenza di ambiti formalizzati di mediazione politica e l’indebolimento delle tradizionali alleanze. In seguito allo scioglimento del patto di Varsavia è rimasta in piedi una sola grande alleanza politico-militare, la Nato. Tuttavia la Nato ultimante non esprime più un livello di compattezza politica che l’aveva invece caratterizzata negli anni della sua nascita. Accanto alla crisi della Nato vi è anche quella dell’Onu. In questo quadro, molto complesso, e in una situazione di crisi finanziaria permanente come quella attuale quello che emerge nel complesso è un equilibrio di forze segnato da un alto tasso di entropia, tant’è che il generale Carlo Jean parla di geopolitica del caos. Quindi in una situazione incerta la risorsa informativa ha un ruolo importantissimo.

Anche nella tua raffinata e aggiornata analisi sui sistemi di controllo e gestione dei flussi informativi viene fuori che i gioielli tecnologici di cui dispongono i servizi di intelligence sono quasi zero senza una guida umana.
Sì certo, la tecnologia non è tutto. Anzi, può essere anche controproducente. Quando accade che le macchine sono in grado di sapere tutto ma la capacità di elaborazione dei dati è di solo il 6% tutti capiscono che qualcosa non va. L’elemento umano è infatti irrinunciabile. Quindi più human touch e meno high tech.

Il punto sull’analisi della gran massa delle informazioni si interseca con la crisi di un leit motiv del pensiero occidentale, che sembrava un fondamento: più informazione più democrazia.
Ormai viviamo immersi in una sorta di intossicazione da informazioni. Sono troppe, e spesso inutili e ridondanti. Talvolta anche false. Le informazioni veramente utili sono poche. Pullulano informazioni "trash".

Un ultima istantanea va doverosamente lasciata alla situazione italiana. Innanzitutto per capire se l’intelligence italiana è al passo con i tempi che disegni nel tuo saggio e poi per capire il ruolo dei personaggi femminili, al di là del fogliettone su Mata Hari.
Sto lavorando a una storia dei servizi segreti italiani, scritta per la prima volta da una donna. Si tratta di una tematica molto difficile. La storia dei servizi segreti italiani è la storia della nostra Repubblica, nel bene e nel male. Un filo parallelo che a volte si interseca a volte si allontana, fatta di uomini, fatti e depistaggi. Eventi encomiabili ma altri meno. Adesso l’intelligence italiana è inserita in un contesto di alleanze rappresentato da ottimi analisti. La vera sostanza dell’intelligence è fatta da uomini che si sacrificano per la salus rei publicae, di romana memoria.

"Manuale d'intelligence"
di Antonella Colonna Vilasi
prefazione di Stefano Foli
Introduzione di Pierre Lacoste
con una intervista ad Alfredo Mantici
Città del sole edizioni
pagine 143
euro 14,00

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