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LIBRI & CONFLITTI. Intervista a Felice Roberto Pizzuti da SENZA PENSIONI, di Walter Passerini e Ignazio Marini Chiarelettere
. Libri & Conflitti “La riforma delle pensioni è stata fatta a dicembre 2011, ma sono molte le cose che restano da fare.
Altrimenti l’impressione è una sola: con la rivoluzione previdenziale Monti-Fornero, come hanno fatto tutti i governi, si è solo voluto fare cassa, senza affrontare le questioni di fondo, che restano insolute: l’informazione ai cittadini; la busta arancione; una vera cultura previdenziale; le incentivazioni alla previdenza integrativa”. Lo sostengono Walter Passerini e Ignazio Marino, autori del libro SENZA PENSIONI (Chiarelettere editore), che denunciano un abbassamento dell’attenzione sulla questione previdenziale, proprio mentre il sistema contributivo inizia a macinare, riducendo il valore delle pensioni. Sono molte invece le decisioni da prendere, prima che scoppi la bomba previdenziale.

Intervista a Felice Roberto Pizzuti, docente di Politica economica presso la Facoltà di Economia dell'Università di Roma «La Sapienza».


I giovani atipici e gli immigrati sostengono l’attivo delle casse previdenziali dell’Inps e pagano le pensioni degli altri. Quando andranno in pensione, gli stessi giovani di cui stiamo parlando rischieranno di ricevere l’assegno sociale, somma mensile che lo Stato riconosce a chi nella vita non è riuscito a versare abbastanza contributi da garantirsi una vera pensione. In base a quali principi operano i responsabili e gli irresponsabili di questa imbarazzante e preoccupante realtà?
La spiegazione ufficiosa è che il principio del sistema pensionistico è solidaristico e quindi coloro che non raggiungono i venti anni di contribuzione perdono la loro contribuzione che tuttavia viene utilizzata in un fondo speciale per pagare le prestazioni che vanno ai superstiti di tutti i lavoratori. E’ una giustificazione labile. Il risultato vero è che per gli immigrati che vanno via prima sono soldi persi e questo dato ovviamente stimola l’evasione contributiva. 

Un ulteriore dato curioso è quello relativo alle quote versate dagli immigrati: nel 2008 ammontava a 7,5 miliardi (pari al 4% del totale annuo di incassi dell’Inps). Le entrate contributive degli immigrati sono elevate, molto basse, invece, risultano le uscite. Gli stranieri diventano dei benefattori del nostro sistema pensionistico. Un altro dato che nuoce gravemente a chi versa i contributi. Considerazioni in merito.
Come sopra. Basta eliminare quell’assurdo vincolo dei venti anni. O perlomeno abbassarlo notevolmente, per esempio a cinque anni. Si potrebbe per lo meno restituire al lavoratore il capitale accumulato 

Com’è possibile pensare che le persone potranno vivere con una pensione bassa a tal punto che i dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato mostrano che i tassi di sostituzione, ovvero il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito, sono destinati a dimezzarsi?
Con l’aumento dell’età di pensionamento, a dire la verità, è ovvio che i tassi di sostituzione aumenteranno per il fatto che il periodo di pensionamento si riduce e l’ammontare viene diviso per un minor numero di anni. Questo non vuol dire che la situazione sia migliore, anzi. Il lavoratore va più tardi in pensione e quindi gode di un periodo considerevolmente più breve del riposo. 

Qualche decennio fa c’era una relazione tra vita lavorativa e vita a riposo, calcolata in base a precisi parametri che potremmo chiamare socio-sanitari. Oggi la pensione è poco più di un ammortizzatore sociale per la vecchiaia…
Il passaggio qualitativo è quello tra una pensione che aveva una logica previdenziale vale a dire di garantire un’accettabile continuità di reddito dal lavoro alla pensione. Con il passaggio dal retributivo al contributivo viene meno la logica previdenziale propria poiché la pensione è legata solo al sistema contributivo, ovvero alle risorse effettivamente versate dal lavoratore. L’equità attuariale è stata sostituita così come è venuto meno il legame solidaristico tra le generazioni. Sono due logiche diverse ma il passaggio è di questo tipo.

 

Senza pensioni,
di Walter Passerini e Ignazio Marino
Chiarelettere 
collana Reverse 
pagine 171 
euro 13, 90
ISBN 978-88-6190-224-4 
 

 

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