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Estratto da LA BANDA DEGLI INVISIBILI, di Fabio Bartolomei - e/o edizioni
Libri & Conflitti. La banda degli invisibili, di Fabio Bartolomei - e/o edizioni - Da chi è formata la banda degli invisibili? C'è un gruppo di anziani che dopo la pensione decide di mettere su un piano per rapire Berlusconi. Protagonisti geniali, indubbiamente simpatici, a tratti sovversivi, ma con obiettivi stimabili: bloccano le CNN perché i politici non dovrebbero circolare in queste automobili. Spediscono la cacca degli animali laddove i padroni la lasciano in terra… Insomma sono molto impegnati nel sociale con modalità estremiste che divertono il lettore ma al contempo permettono di capire la critica che il tuo romanzo vuole muovere verso la società contemporanea. 


Mercoledì 4 aprile l'intervista a Fabio Bartolomei


TESTAMENTO II
Roma, 25 luglio 2009.
Io, Angelo Di Ventura, nel pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali, con la presente scrittura dispongo che la proprietà di tutte le mie sostanze venga suddivisa come segue: il quaranta percento in parti uguali ai miei due nipoti, il sessanta percento ai miei amici Filippo Baldi, Laura De Bernardinis, Ettore Pacini e Osvaldo Antonelli perché possano usufruire in qualsiasi momento di cure mediche appropriate. Nomino mio esecutore testamentario il signor Filippo Baldi.
12.
APPLICANDO L’INSEGNAMENTO DELLA MIA ZIA MARINA LE DICO DI ESSERE DI GRAN LUNGA IL MIGLIOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHE L’ITALIA ABBIA PO TUTO AVERE NEI SUOI CENTOCINQUAN T’ANNI DI STORIA.
«Non è possibile! Ma l’ha detto sul serio?» urlo.
«Eh, pare proprio di sì…» risponde Filippo mentre appoggia
i gomiti sul tavolo per impedirmi di rovesciarlo.
«Assurdo! Se lo dice da solo come un qualsiasi sbruffone da
bar!» e con una manata faccio volare giù bicchieri e bottiglia.
«È pazzo, Maria Vergine!» si dispera Osvaldo.
«Già!» commento soddisfatto, anche se Osvaldo si riferiva
a me e al vino rovesciato.
«Non gli abbiamo insegnato niente a questi… guarda che
tocca sentire» interviene Ettore.
Con la fatica che stiamo facendo per accudire Filippo e ri -
met terlo in sesto siamo tutti stanchi e nervosi. Per una volta
non sono l’unico a far caso alle frescacce del premier e colgo la
palla al balzo.
«A noi ha dato dei coglioni, di se stesso dice che è il miglior
presidente del Consiglio, e voi non dite niente?» urlo agli altri
tavoli.
«Ferna’, che c’hai mezzo Tavor per Angelo?» chiede a gran
voce un giocatore stizzito.
«Noi sì che si sapeva come fare. Mica come oggi, che nessuno
muove mai un dito!» sbotto.
«Essù Angelo, perché te la prendi tanto… mica governerà
in eterno! Prima o poi qualche alleato si stancherà…» dice Fi -
lippo.
«Io non voglio aspettare che qualcuno lo faccia al posto
mio. Ma insomma, vuoi mettere la soddisfazione di dargliela
noi una bella lezione? O vogliamo aspettare che il Paese vada
in rovina per liberarci di lui?» concludo attirando gli sguardi
di tutti.
Sono in piedi e sto gridando a un gruppo di vecchi che vorrebbe
soltanto passare la giornata in pace. Me ne rendo conto,
mi ricompongo, chiedo scusa e taglio in due il mazzo che
Filippo mi ha messo davanti.
Combattevo un esercito e sapevo cosa fare. Adesso è diverso,
il nemico è subdolo, si presenta in giacca e cravatta e parla
forbito. Come si combattono questi? Come si reagisce quando
uno t’insulta nascosto dentro un televisore privandoti codardamente
del tuo diritto di rispondergli? Siamo vecchi ma non così
rimbambiti da ascoltare in silenzio certe assurdità. Se con do me
la loro è mancanza di ossigeno al cervello. Vivono chiusi nelle
lo ro regge, escono e s’infilano subito dentro un’auto blu, poi
den tro Montecitorio, poi di nuovo nell’auto per finire dentro
uno studio televisivo ed ecco lì che un uomo che do vreb be rappresentare
la nazione intera trova perfettamente sen sato dare
del coglione a metà dei suoi abitanti o autoproclamarsi statista
del secolo. Filippo adesso è stanco, sta lentamente riprendendosi
dai postumi dell’operazione ma la sua reazione quando
quell’uomo ha detto che Mussolini non ha mai ucciso nessuno lo, ancora sotto shock ma con il mitra in mano, ho ricaricato il
mio fucile a colpo singolo e gli ho sparato. Adesso mi fa compagnia
quasi tutte le sere, insieme a Luigi. Per i primi anni l’ho
rivisto sempre con l’espressione terrorizzata, poi finalmente ha
iniziato a sorridermi. Credo per riconoscenza, perché neanche
i suoi parenti lo hanno ricordato con tanto dolore e tanta costanza.

La banda degli invisibili
di Fabio Bartolomei
e/o edizioni
pagine 202
euro 16, 00
ISBN 9-788866-320838
 

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