Martedì 18 Giugno 2013 - Ultimo aggiornamento 22:43
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Scuola, parte la piattaforma dei tavoli regionali: "Dieci Sì e Dieci No"

10 “SI” e 10 “NO” in difesa della scuola della Costituzione. Si tratta uno dei risultati dell’iniziativa che si tenuta il mese scorso ad aprile a Firenze, artefici i "Tavoli Regionali per la difesa della Scuola Statale" di Lazio e Toscana. Nel documento, approvato all’unanimità, dà vita a una piattaforma di lotta e di programma destinata a costruire mobilitazione e proposte condivise nei diversi segmenti del movimento che attraversa la scuola.

“DIECI SI” all’incremento progressivo della spesa per la scuola, alla generalizzazione della scuola dell’infanzia pubblica all’estensione dell’obbligo scolastico fino al 18° anno di età,ad una politica per la lotta alla dispersione scolastica, al rispetto della normativa per la sicurezza. alla stabilizzazione del personale precario, alla libertà di insegnamento, alla laicità della scuola, al governo democratico della scuola, al mantenimento del valore legale del titolo di studio.

“DIECI NO” alle spese militari e ai finanziamenti pubblici alle scuole private, al finanziamento delle strutture private, all’adempimento dell’obbligo nella formazione professionale e nell’apprendistato ai “progettifici” selvaggi, alle classi “pollaio,alle assunzioni per chiamata, alle interferenze esterne di aziende private e degli esecutivi locali,alle ingerenze confessionali ed al preminente ruolo assegnato all’IRC, al processo di aziendalizzazione e di regionalizzazione, alla privatizzazione del sapere.

L’obbiettivo è quello di creare in ogni regione l’esperienza dei Tavoli, con la proposta di Consulte Regionali che interloquiscano con le istituzioni sulla scuola e promuovano percorsi unitari.

C’è n’è abbastanza per gli “addetti ai lavori” e per chi finora si è battuto perché la mobilitazione crescesse, non c’è bisogno di dire che il fronte sarà molto caldo nel prossimo futuro. Ma il risultato non è scontato. Il fatto che una componente del movimento ha deciso di chiamarsi “L’urlo della scuola”, partito da Bologna e riunitosi in assemblea alla fine dello scorso marzo, la dice lunga sullo stato dell’arte nel luogo più delicato per il futuro di intere generazioni.