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Il libro. Pio La Torre deve morire
Quando muore un comunista. Palermo, piazza Generale Turba. «Verso le 9,30 del 30.4.1982 la Fiat 131 guidata da Rosario Di Salvo e con a bordo l'on. Pio La Torre veniva bloccata da una Ritmo verde, da cui discendevano due individui armati, che iniziavano a sparare contro il parlamentare e il suo autista, subito coadiuvati da altre due persone, sopraggiunte a bordo di una moto Honda 650».
Così il rapporto di polizia. Rosario riesce a sparare qualche colpo con la sua pistola ma non ha scampo, insieme a Pio da quell'auto uscirà solo da morto. I killer riescono a fuggire, sul luogo sono ritrovati 22 bossoli e 16 proiettili - due interi caricatori - sparati da una mitraglietta. «Tutti segni di una terribile accuratezza, determinazione, professionalità criminale e militare».
"Pio La Torre", ha questo titolo il libro che Vito Lo Monaco e Vincenzo Vasile hanno scritto (Flaccovio editore) sull'omicidio di La Torre e del suo autista, trent'anni fa.
E' il primo parlamentare ucciso dalla mafia,
impressione e sgomento sono enormi. «Trenta aprile 1982, nove e trenta del mattino. Non c'erano ancora i telefonini. Ma bastò un passaparola commosso e frenetico, sintetizzato nella pagina strappata di un quaderno a quadretti e affissa con lo scotch a una delle statue dei Quattro Canti, nel cuore di Palermo, con l'annuncio in lettere maiuscole: HANNO AMMAZZATO IL COMPAGNO PIO LA TORRE TUTTI AL POLITEAMA». In poche ore accorsero in centinaia; migliaia e migliaia il 2 maggio parteciparono ai funerali, e anche in tante città la sinistra scese in piazza nel nome di Pio.
Morto ammazzato dalla mafia, aveva 55 anni; per il duplice omicidio in cui perse la vita anche il suo autista - il compagno Rosario Di Salvo, «un uomo gentile, guidava senza scosse, anche il volante lo teneva con la punta delle dita e parlava piano con la sua voce profonda. Altro che autista, le riunioni se le sorbiva tutte, perché gli piaceva la politica, quella dei militanti comunisti come lui, e gli piaceva la politica di Pio» - sono stati condannati ormai definitivamente all'ergastolo in diversi procedimenti i componenti della commissione di Cosa Nostra Salvatore Riina, Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Giovanni Brusca e Antonio Geraci, i killer Giuseppe Lucchese e Antonio Madonia (Pino Greco "scarpa" nel frattempo era stato ucciso nella guerra di mafia, come pure Mario Prestifilippo, mentre il collaboratore di giustizia Salvatore Cucuzza, giudicato con rito abbreviato, ha avuto una forte riduzione della pena). «Il processo ai mandanti occulti dopo trent'anni è probabile che non si faccia mai», concludono gli autori.
Pio La Torre, una morte annunciata. Quando i killer lo trucidano insieme a Rosario in piazzale Turba, lui è segretario regionale del Pci in Sicilia, ha alle spalle dieci anni di vita parlamentare e sull'isola è all'epoca impegnato soprattutto sul fronte della battaglia contro i missili a Comiso. Vita e morte di Pio; è scritta tutta lì dentro, nella sua lunga lotta di comunista per gli ideali in cui crede, libertà e giustizia sociale.
Povero, figlio di contadini poveri e analfabeti, riesce miracolosamente a studiare (si laureerà in Scienze politiche), e a sedici anni è già da "quella" parte, lì dove resterà, da combattente, fino al tragico appuntamento di piazzale Turba. Ucciso sul campo, perché i killer lo fermano per sempre mentre sta andando ad organizzare una manifestazione per Comiso.
"Dentro", nel vivo delle grandi lotte contadine per la terra (sono i tempi cruenti dei baroni latifondisti, dei gabellotti, di Portella della Ginestra, di Salvatore Giuliano e di Placido Rizzotto): Pio a vent'anni è in forza alla Camera del Lavoro di Altarello, il suo paese; ed è un "costruttore di partito" (fonda tre sezioni del Pci nella zona dove comanda la famiglia mafiosa più forte, che decreterà: «Stu partito non lo possiamo digerire»); poi si impegna nella Federterra (sono gli anni altrettanto cruenti dell'occupazione della terra e dell'eccidio di Melissa (subirà lui stesso 17 mesi di carcere); diventa segretario della Camera del Lavoro provinciale di Palermo; nel '62 è segretario regionale del Pci succedendo a Macaluso.
Il ragazzo povero di Altarello ha scelto la strada del "rivoluzionario di professione", la via non proprio lastricata del funzionario comunista. «Andavo a dormire in via Gaspare Palermo, dove il segretario della Federazione, Pasquale De Pancrazio, aveva una stanza in famiglia insieme al segretario della Fgci, Emilio Arata». E poiché Arata «era piccolino di statura, si decise che io potevo dormire nel letto insieme a lui. Era una situazione un po' scomoda. Eravamo senza stipendio», racconta nel suo libro autobiografico.
Nel 1972 viene eletto deputato, sesta legislatura: sostituirà Girolamo Li Causi nella Commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia. In seno all'Antimafia, La Torre lavora con Cesare Terranova, il magistrato che sarà ucciso dalla mafia nel 1979. E' infatti in corso quella che viene chiamata "la seconda guerra di mafia", iniziata nel 1978 con l'omicidio di Peppino Impastato e conclusa nell'83 con l'autobomba che uccide Rocco Chinnici, la sua scorta e il portiere dello stabile (passando tra centinaia di delitti politico-mafiosi, alcuni anche "eccellenti", come il segretario della Dc Reina, il presidente dc della Regione Piersanti Mattarella). E il gen. Alberto Dalla Chiesa è ucciso nel settembre dello stesso 1982.
Ha il nome di Pio La Torre la legge che Cosa Nostra non può perdonare (e non gli perdonerà). La legge che oggi porta il n. 646: composta di 34 articoli suddivisi in sei capitoli, «con l'introduzione del 416 bis nel Codice penale segna una svolta storica nell'impegno dello Stato contro la mafia. Essa è una legge sistema, che introduce modifiche nella legislazione penale, in quella processuale e sostanziale». L'art.1 stabilisce: «Chiunque fa parte di una associazione di stampo mafioso è punito». E stabilisce:
«Nei confronti del condannato è sempre obbligatoria la confisca delle cose che servirono o furono destinate a compiere il reato e delle cose che ne sono il prezzo, il prodotto, il profitto o costituiscono l'impiego».
Pio La Torre deve morire.
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