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LIBRI & CONFLITTI. La recensione di Daddo e Paolo. L'inizio della grande rivolta - Aa. Vv. DeriveAPPRODI
. Libri & Conflitti. La recensione di Daddo e Paolo l'inizio della grande rivolta. Roma, piazza Indipendenza, 2 febbraio 1977 - Aa. Vv. DeriveApprodi

L'estratto QUI


Pagherete caro, pagherete tutto”. È questo il titolo del primo capitolo di Daddo e Paolo. L’inizio della grande rivolta. Il libro fotografico edito da DeriveAPPRODI che attraverso gli scatti di Tano D’Amico, vari articoli di giornali datati dal 2 al 10 febbraio del 1977, le pagine di Turi Fileccia, Giancarlo Davoli, Benedetto Vecchi e Lanfranco Caminiti, riconsegna l’attenzione sui fatti accaduti il 2 febbraio del 1977 a Roma, in piazza Indipendenza.
Quel giorno segue all’aggressione fascista avvenuta all’Università, quando Paolo Mangone ne esce con un proiettile nel polpaccio e Guido Bellachioma finisce in ospedale: un colpo alla nuca, prognosi riservata. Un fatto “abnorme, inaudito, minaccioso”.
In piazza Indipendenza il 2 febbraio non mancano Daddo e Paolo, ovvero Leonardo Fortuna, il giovane borghese, di 22 anni della Balduina e Paolo Tomassini, di 24 anni, invece del quartiere di Primavalle, noti come Daddo e Paolo. Origini diverse le loro, eppure i due sono uniti dalla militanza, dalla lotta.
Fanno parte del movimento del 1977 impegnato contro i fascisti, contro la scuola, contro i riformisti, contro lo stato, contro i padroni, contro la sinistra. Diventano i protagonisti della manifestazione quel giorno perché scendono in piazza come due provocatori armati e restano coinvolti in una sparatoria. Il fascismo si può sconfiggere solo con le armi? Il Pc condannerà Daddo e Paolo, ma loro erano così: il 2 febbraio sono scesi in piazza col vestito giusto, con la loro generosità e determinazione, con la loro autonomia. Non c’è nessun dubbio che ferma la loro «prevaricazione».
Sono pochi i fotografi che nel 1977 seguivano le manifestazioni. È stato Tano D’Amico il 2 febbraio a fermarsi a immortalare con solo due scatti gli attimi di questa sparatoria in cui i due amici restano feriti e sono gli stessi momenti che nella narrazione non hanno trovato un resoconto. Nella foto che è diventata poi l’immagine della copertina è racchiuso il Settanatasette: “In quell’immagine – dice Luca Cafagna, che di quel 2 febbraio lì ha solo letto, discusso e sentito parlare – ci vedo tante cose, c’è l’umanità dei rapporti, c’è il coraggio, c’è un modo umano di intendere la solidarietà come legame imprescindibile dentro i tumulti… e questo elemento di umanità è la cosa per me più attuale perché, oggi più di ieri, essere compagni è non lasciarsi dietro nessuno… non rimanere soli”. All’epoca, come scrive Tano D’Amico:  “I movimenti pensavano a vivere più che a mostrarsi e a comparire”. Ma lui ne sa qualcosa, dal suo sguardo osservatore. Tano D’Amico era a conoscenza “che le immagini nascono da uno sconfinato amore. Un amore che comprende tutti. Come le belle immagini, i movimenti nascono da un impegno assoluto. C’è qualcosa di religioso nella nascita dei movimenti”. Dev’essere per questo che il 2 febbraio, quando sembra che in piazza ci siano rimasti solo i feriti, nel momento in cui gli agenti in borghese puntano il dito sul fotografo Tano D’Amico, che ha scattato il momento in cui Daddo cerca di portare via Paolo, non esita: “E’ roba mia, non riguarda nessuno. Roba mia, di Daddo e Paolo”. Tano D’amico, così come è riportato nel libro, grazie a Raffaela Perna racconta il suo mestiere con grande umanità. Come se non potesse prescindere da questa. Fotografava perché aveva il desiderio di rendere in prima persona quello che sentiva dentro di sé e che leggeva nei volti dei compagni. Ad arricchire questo testo fotografico di DeriveAPPRODI scorre il ricordo di Daddo attraverso le parole di Turi Fileccia, ma anche i contributi di chi ha detto e lasciato per lui parole personali. Tra questi, doveroso citare quelle di Paolo Tomassini:  “Non eravamo d’accordo mai su nulla. Solo una cosa lo eravamo, che ci volevamo bene. Lui però ha fatto una cosa che io non avrei mai fatto. Tornare indietro a riprendersi il suo compagno, il sottoscritto. Perché lui era fatto così; la sua caratteristica era quella di offrirsi agli altri in maniera sconsiderata. Altri, invece, si muovono nelle pieghe della vita. Mi mancano le liti feroci, mi manca il suo affetto. Gli vorrei dire un’altra cosa: “Non ti devo nulla, non ti ho mai dovuto un cazzo. Ti devo solo una cosa, la vita”.

Daddo e Paolo. L'inizio della grande rivolta.
Roma, piazza Indipendenza, 2 febbraio 1977
Aa. Vv.
DeriveAPPRODI
pagine 140
euro 20,00
ISBN 0-7888-654-480434
www.deriveapprodi.org  

 
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