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LIBRI & CONFLITTI. La recensione di "il Reportage", rivista trimestrale
Libri & Conflitti il Reportage”, trimestrale di scrittura, giornalismo e fotografia. Nasce dall’esigenza di riscoprire e dare spazio a una forma di giornalismo – spesso a cavallo con la letteratura – un po’ dimenticata o sacrificata nei giornali di oggi. “Il Reportage” ha una concezione del reportage particolarmente flessibile. Non c’è uno stile identitario, non ci sono temi privilegiati se non per le situazioni emblematiche che raccontano. Il reportage può essere un’inchiesta, un’intervista, un viaggio “letterario”, un diario. Ampio spazio è riservato al fotoreportage, dove sono le sole immagini a raccontare una storia. Talvolta ne basta una soltanto, come nella rubrica “la foto vintage”, che chiude la rivista. Il racconto finale consente anche di mantenere un contatto con la narrativa d’immaginazione. Il Reportage ha una tiratura di 1.500 copie. Viene distribuito nelle principali librerie italiane e in molte edicole di Roma e dintorni. Le pagine sono 96, tutte a colori. Il prezzo è di 10 euro. Direttore è Riccardo De Gennaro, che ha lavorato per oltre 20 anni al Sole-24 Ore e poi a Repubblica, photoeditor Mauro Guglielminotti. Pubblicato da Edizioni Centouno srl, il Reportage è presente anche su Facebook con un gruppo che conta circa 2mila iscritti.


Estratto dalla rivista QUI

Il Reportage è una rivista trimestrale di “scrittura, giornalismo e fotografia”. Tre pratiche comunicative sempre più rare e preziose in questa società che consuma la parola, e le grammatiche, alla stessa stregua di una scatola di piselli.
Già questo basterebbe a farne una outsider nel panorama editoriale contemporaneo. Eppure, Il Reportage ha qualcosa di più. E lo dicono i suoi tre anni sempre “sulla cresta dell’onda” e quello smalto iniziale ancora luccicante e vivo. E’ quel che accade quando una impresa editoriale viene scelta e non è la conseguenza di una “ricerca di mercato”. Il mercato, in fondo, è, se inquadrato da questo punto di vista, una entità alquanto astratta. Solo chi non vuole rischiare, ovvero la maggior parte degli imprenditori, si affida a un concetto così ambivalente. Chi ha le idee chiare, come Riccardo De Gennaro, dà la priorità a ciò che realmente pensa. E in questo scarto c’è quel tesoro che il lettore non può lasciarsi scappare.
C’è una zona, quella tra racconto, scrittura giornalistica, notizia, che Il Reportage ha deciso di percorrere con rigore e coerenza fin dai primi passi. E il godimento per il lettore è assolutamente unico. Un godimento che parte dallo sfoglio e finisce nelle splendide fotografie.
Il numero 10 di Il Reportage può essere considerato il coronamento di un lungo percorso. Per quella ricerca continua di equilibrio tra realtà e riflessione, tra passato e presente, tra superficialità e profondità, che quasi sempre, però, è spessore.
Al centro della narrazione del “10” c’è il conflitto, o meglio alcuni luoghi del conflitto. Luoghi palesi, come quello della Val di Susa e della Grecia, e luoghi un po’ più defilati come la Somalia, Haiti, la Malesia, e quella stramba periferia romana in cui prima ancora di completare un “nuovo” quartiere ci si piazza nel mezzo un bel centro commerciale provvisto di tutto. Il conflitto sembra essere stato espunto da questa società dell’emergenza e del pensiero a senso unico. Ma finalmente qualcuno si sta accorgendo che non basta un tratto di penna per cambiare le sorti del mondo. Il conflitto continua perché il mondo è sempre alla ricerca di soluzioni nonostante l’ottusità degli uomini, soprattutto se sono “tecnici” o si spacciano per tali.
A “completare” il quadro alcune chicche, tutte letterarie, che non sveliamo per aumentare il senso dell’attesa per una rivista che non aspira ad essere una “primadonna” anche se ha tutti i numeri per farlo.

"Chiedo scusa al tempo per tutto il mondo che mi sfugge a ogni istante" recita l'aforisma di Szymborska messo nel frontespizio. E Il Reportage è un ottimo strumento per scusarsi un po' di meno e acchiappare, un po' di più, il mondo.

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