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LIBRI & CONFLITTI. La recensione di LA RIVOLTA IMPOSSIBILE. VITA DI LUCIO MASTRONARDI, di Riccardo De Gennaro ediesse
Libri & Conflitti. La prima biografia di Mastronardi nel cinquantenario de Il maestro di Vigevano. Riccardo De Gennaro colma una vasta lacuna, restituendoci il ritratto vivido di uno scrittore ancora troppo poco conosciuto, autore dello straordinario romanzo “Il maestro di Vigevano”. Un grande intellettuale che, insieme a Bianciardi e Pasolini, ha saputo raccontare meglio di chiunque altro gli sconvolgimenti degli anni del boom economico, quando la frenesia e la furia della corsa al denaro travolsero quasi tutta la nostra società. In tutti i suoi romanzi Mastronardi ha saputo cogliere lo spirito del tempo, parlando di quella grande provincia padana che, come scrive Fofi nella prefazione, «era - ed è forse ancora - la zona più fragile, succube e ricettiva della frenesia collettiva». Ma De Gennaro ci parla anche dei dilemmi insolubili di oggi, rivelando un mondo della cultura e dei media mai stato così conformista e totalmente privo di osservatori geniali ed acuti, come lo furono ieri Mastronardi e Bianciardi.



Estratto dal libro QUI

LA RECENSIONE A CURA DI FABIO SEBASTIANI


Lucio Mastronardi può essere considerato un outsider ante litteram della cultura italiana. Prima ancora che la modernità producesse i suoi incoffessabili reclusori, materiali e mentali, l’autore di “Il maestro di Vigevano” è costretto a vivere sulla sua pelle le contraddizioni costituenti nascoste dietro il falso benessere del boom economico. Non potendo risolvere la contraddizione all’esterno, finirà con l’introiettarla attraverso il suicidio.
Riccardo De Gennaro, poliedrico autore di saggi e romanzi, non solo nel suo “La rivolta impossbile. Vita di Lucio Mastronardi” (prefazione di Goffredo Fofi. Ediesse, pp 209, 10 euro) ha perfettamente inquadrato questo profilo. E l’ha fatto in un modo che permette una lettura la più vicina possibile ai nostri tempi, così vicini all'immediato dopoguerra. Oggi la dittatura del pensiero unico impedisce, così come la pervasità della cultura sviluppista degli anni sessanta, qualsiasi dialettica reale nella società rendeno l’esercizio del governo e la stessa vita culturale una mortifera, e morta, pantomima sociale.
De Gennaro alterna capitoli di ricostruzione biografica a narrazioni del suo percorso verso l’oggetto della ricerca. Una scelta, anche questa outsider, che ci restituisce un grande senso di vitalità e vicinanza a Mastronardi. C'è un godibilissimo sentire dell'autore che non retrocede, come in tutte le biografie, a mero compilatore di vite altrui.
Mastronardi, che vive sia la concretezza della vita di provincia che le assurdità di un business culturale-editoriale che già mostrava i primi segni di involuzione, aveva capito tutto dei pericoli della società moderna, esattamente come Pier Paolo Pasolini, con il quale sfortunatamente non riuscì a stabilire un fecondo contatto. E di questa impossibilità se ne incise il corpo. Scrive De Gennaro: Come la luna, anche il <<boom>> ha una faccia nascosta. Con la differenza, da quella, che è un volto che uccide. L’imperativo è la produzione pur che sia. “La nuova società – scrive Elémire Zolla nel suo saggio Eclissi dell’intellettuale, pubblicato nel 1959 – accentua il processo di mercificazione della vita e non apre l’orizzonte ad altro fine se non l’accrescimento della produzione. l suo ideale umano è lo specialista efficiente e consumatore cospicuo, che non ha una sua gamma di predilezioni differenziate, ma si adegua docilmente alle tendenze della produzione. Lucio l’ha sempre detto: gli industriali da una parte ti danno, dall’altra ti tolgono, e ti tolgono proprio <<quell’intimità segreta che tutti abbiamo>>, ti svuotano. Con la sua esplosione, il <<boom>> ha prodotto gli uomini vuoti".
Come oggi, le “rivolte impossibili” rischiano di nuocere chi, volente o nolente, è costretto a prendere coscienza del baratro in cui stiamo precipitando. E non per il sacrificio che occorre sostenere ma per il rischio, sempre molto concreto, che la fissazione paralizzante del potere finisca per bloccare qualsiasi ipotesi di rinnovamento reale. Mastronardi in qualche modo testimonia che l’elaborazione di soluzioni alternative non atteneva più nemmeno a quel pezzo di classe dirigente illuminata, alias la schiera di intellettuali progressisti cheh la società degli anni sessanta produce quasi per moto spontaneo, da cui poteva venire l’unica soluzione che alludesse al cambiamento. Così come il clerico-fascismo, strutturalmente immobile, finì per fagocitare tutto, oggi il cosiddetto ‘tecnicismo’ ci sta portando verso una deriva mortifera. E come allora l’incapacità di reazione dei settori progressisti, spacciata per moderatismo, finisce per complicare la situazione. Il dramma di Mastronardi in qualche modo preannunciava l’irriformabilità di quell’assetto sociale. Una irriformabilità che oggi viene usata dal potere per riprodurre se stesso.


La rivolta impossibile. Vita di Luicio Mastronadi
prefazione di Goffredo Fofi
di Riccardo De Gennaro
ediesse
collana carta bianca
pagine 208
euro 10, 00
ISBN: 978-88-230-1674-3

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