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Torna la voce libera di Kate McGarry

Sulla scena musicale da oltre un decennio, viene dal Massachusetts, si chiama Kate McGarry e i più attenti la conosceranno anche se non incide per una grossa major e non canta “facile”. In parte può ricordare la migliore Rickie Lee Jones o Joni Mitchell che, lei peraltro adora (nel suo repertorio ama cantare spesso brani della bionda canadese) ma Kate è davvero un’originale.

Sei album all’attivo dall’esordio, avvenuto per una piccola etichetta indipendente nel 1992, è uscito lo scorso mese di maggio il suo nuovo lavoro: “Girl Talk”. Copertina bellissima e i contenuti lo sono altrettanto. Dieci perle classiche, prese da firme come Rodgers-Hammerstein, Gershwin, Bobby Caldwell, Henry Mancini ed altri. Quelli che credono che il Grande Songbook Americano non abbia più bisogno di essere reinterpretato ascolti la splendida resa di “The Man I Love” della McGarry. Gershwin e Billie Holiday ne sarebbero orgogliosi… La voce della cantante unita alla chitarra di Keith Ganz ricamano la canzone in tempo lento con ridotte armonie arricchendo lo splendido brano di un grande feeling.

Il tributo alle Grandi cantanti che l’hanno influenzato contiene davvero grandi meraviglie, le esecuzioni sono fresche e sorprendenti. Le influenze di Sarah Vaughan, Betty Carter, Anita O’Day, Shirley Horn, Nina Simone, Irene Kral, Elis Regina, Sheila Jordan, Abbey Lincoln sono citate nelle note di copertina ma ripeto Kate McGarry possiede un timbro molto personale che non rimanda a nessuna delle succitate cantanti. Ciò permette alla cantante di muoversi libera rendendo brani famosi quasi come nuove canzoni. La versione del classico di Henry Mancini (primi anni ’60) “Charade” possiede un mistero ed una atmosfera quasi da tango. Le ballate prendono il cuore e i suoni, molto semplici e senza tempo, accompagnano la voce in 10 viaggi al di sopra dei generi. Certo il tutto può essere inquadrato come jazz o jazzy ma superiamo la barriera dei generi abbandonandoci a suoni notturni, ricchi di sfumature e amore per la Musica globale. Segnatevi la versione, in duetto con un bravissimo Kurt Elling, di “O Cantador” (l’originale era di Elis Regina, ma esiste anche una versione in inglese con il titolo di “Like A Lover”), il ritmo brasiliano ci porta ai colori tropicali dondolandoci piacevolmente e rinfrescando anche la mente.

Una segnalazione anche per il brano di apertura “We Kiss In A Shadow”; il brano, peraltro, è molto popolare nei college americani e utilizzata da gruppi di omosessuali e la McGarry l’ha scelta proprio dopo aver letto di un recente suicidio di uno studente, nel New Jersey, suicidatosi dopo aver rivelato di essere gay al suo compagno di stanza.

Il brano di Rodgers-Hammerstein suona contemporaneo e rinnovato, introducendoci alla grande ai successivi altri 9 brani di questo Girl Talk. Consiglio quindi vivamente l’album agli amanti della Grande Musica. Quella senza etichette libera, appunto, di frequentare stanze diverse. Se amate le sonorità vere, le voci cariche di passione ma non urlate, questo album vi potrà tenere compagnia per molto tempo e, magari, vi porterà anche a cercare la precedente discografia della cantante. Incontrerete brani originali ma anche covers stupende di brani di Joni Mitchell (“Chelsea Morning” da antologia e anche “The Priest”), Peter Gabriel (“Mercy Streets “strepitosa), Biork e tanti altri di stili diversi tra loro ma interpretati con grande gusto e amore.

Buon ascolto.

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