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La strage di Joker, considerazioni fuori tema

Era mia intenzione scrivere due cartelle tranquille e un po’ scherzose sulla fruizione dell’arte vecchia e nuova nei musei e nelle gallerie, visitati d’estate dai vacanzieri intelligenti ma soprattutto dal popolo sconfinato e un po’ stordito del turismo di massa che, resistendo alla crisi, visita le nostre città d’arte. Lo avrei fatto col solito occhio critico che qualcuno comincerà a considerare un po’ palloso a forza di parlar male del mercato, di sistema dell’arte truffaldino che ammazza la qualità e i valori, di una cultura fatta a pezzi (come la sanità) per tenere la gente a catena e spegnerle il cervello e così via. Ma poi, prima di mettermi al computer, ho aperto il giornale (non conta la testata, poteva essere una qualsiasi) e ho letto un titolo in prima pagina: «Dopo la strage tutti in coda per vedere Batman». Questa cosa mi ha scosso. Non dico che mi ha meravigliato. Ma mi ha scosso. E io vorrei spiegarvi perché.

Nel farlo andrò fuori tema probabilmente, fuori dai soliti argomenti  che si affrontano in queste tristi e ricorrenti circostanze. Sulla patogenesi della violenza nelle società postindustriali di un Occidente in crisi, sul mercato delle armi che in America è una cosa scandalosa, sulla gratuità folle e  criminale di questi gesti, sul fatto che quasi sempre coinvolgono dei giovani fra le vittime ma anche fra i carnefici e così via. Sono cose serie delle quali è giusto parlare. Lo facciamo da anni del resto senza che niente cambi. Né potrebbe essere altrimenti visto che la follia, che ci si vorrebbe far passare come una variante impazzita di una normalità incolpevole, ha invece ragioni profonde che hanno a che vedere con la sostanziale violenza che permea di sé tutte le società capitalistiche e, in particolare, quelle più competitive e “giovani” diciamo così dal punto di vista della loro storia. Ma di questo non voglio parlare.

Io voglio parlare del fatto che anche ad Aurora, periferia di Denver, la cittadina del Colorado dove, con la maschera di Joker sulla faccia, il giovane James Holmes ha ammazzato 12 persone a fucilate e revolverate, le multisale che proiettano il film, sin dal giorno dopo, sono strapiene di spettatori. La gente per prendere il biglietto fa la fila dalla mattina presto. E la direzione del cinema dove è avvenuta la strage si è affrettata a dire che da qui a tre giorni, dopo aver fatto pulizia del sangue e dell’altro materiale organico spruzzato nella sala durante la mattanza, riaprirà i battenti sicura di nuovi e più consistenti incassi.

C’è una lettura del fenomeno di tipo edificante e cioè che il pubblico  dimostrerebbe il coraggio di una reazione civica all’orrore della strage, riempiendo le sale dove si proietta Batman. Ecco questa, diciamolo pure, è una cazzata. La verità secondo me è un’altra. E per avvicinarmi ad essa, proverò ad analizzare alcuni fatti di portata storica assai diversa ma secondo me uniti da un sottile fil rouge.

Ricordate la strage delle Torri gemelle, chi non la ricorda? Non furono pochi quelli che considerarono allora questo evento una terrificante tragedia in grado di rappresentare tuttavia, oggettivamente, uno straordinario ancorché malefico evento estetico. La più terribile (ma anche magnifica) performance che l’arte contemporanea abbia mai conosciuto. Il fatto che la sua rappresentazione sia stata fruita in diretta da milioni di persone, secondo gli estimatori del valore estetico di questo avvenimento, cardinale nella storia contemporanea, non ha fatto che moltiplicare la potenza di questo evento, a fronte della quale Guernica di Picasso impallidisce.

E questo è il primo fatto. Vediamo il secondo. L’artista più pagato al mondo e quindi, per un’equazione ormai abbondantemente consolidata, quello ritenuto più innovativo e di valore e cioè Damien Hirst, è diventato notissimo, nonostante la sua relativamente giovane età, realizzando opere che hanno attirato l’ammirazione del mondo. Per chi non lo sapesse i lavori per cui è diventato famoso sono in buona sostanza degli agnelli (veri agnelli) squartati in due e conservati dentro teche di plexiglas piene di formaldeide.

Il terzo fatto è ancora più recente e vicino a noi. Anche questo ha a che vedere con l’arte contemporanea. Parliamo di Maurizio Cattelan che non sarà famoso come Hirst, ma è  considerato, sempre secondo il manuale di cui sopra, il più prestigioso autore italiano vivente. Tanto che il Guggenheim di New York gli ha recentemente dedicato una grande personale che ha riscosso un successo impressionante. Ora, qualcuno sarà interessato a sapere che una delle opere che ha reso famoso questo indubbiamente abile auto-promoter è rappresentata dalla mise en scene di una finta impiccagione di bambini (pupazzi molto verosimili a grandezza naturale), appesi ai rami di un giardino del centro di Milano. Quell’operazione per la sua eco mediatica fu un fatto senza precedenti. Una tappa fondamentale nella carriera di questo nuovo Caravaggio del XXI secolo (mala tempora…).

Ora, senza proprio nutrire alcuna animosità nei confronti di questi personaggi, i quali evidentemente sanno ben maneggiare le leve del successo che  vengono messe a loro disposizione, oltre ad affermare il loro essere altro rispetto a ciò che ritengo essere un artista, vorrei indagare le ragioni per le quali in tutti e tre i casi, anzi in tutti e quattro - compresa la strage di Joker-Holmes - è rintracciabile una analoga e condivisa motivazione nei meccanismi psicologici di massa che hanno prodotto il successo del film e degli artisti, nonché il delirio estetizzante della interpretazione dell’esplosione delle due torri.

La mia impressione è che il comune denominatore di questi episodi sia la rappresentazione  reale o simulata di una morte pubblica, indecente e assolutamente inutile. Una cosa che ricorda i gladiatori del Colosseo e che ha a che vedere con il panem et circenses di antica memoria. Ecco, io credo che esista nel fondo della natura umana una naturale disposizione a essere attirata dagli aspetti morbosi e macabri della realtà. Non penso che questa sia una grande intuizione. Questa cosa è stata studiata e detta molto meglio di così da altri e ben più autorevoli pensatori. E tuttavia, forse, non si è riflettuto abbastanza sul fatto che i tempi che viviamo, da molti ritenuti i migliori possibili, fino alle teorizzazioni di Fukuyama, piuttosto che seppellire definitivamente un istinto ferino come quello di provare piacere nel condividere (magari in modo subconscio) situazioni di violenza, di morte e di strage, invece, lo riportino a galla e lo enfatizzino, nelle forme e nei modi che la modernizzazione rende possibili. Ecco perché le sale dove proiettano Batman sono strapiene e il film incasserà un sacco di soldi.

Ora, io penso proprio il contrario di Fukuyama e cioè che il capitalismo finanziario globalizzato non solo non sia il capolinea della storia, il migliore dei mondi possibili ma abbia molto a che vedere con l’imporsi di quella disumanizzazione, di quell’inselvatichimento che  predispone a questa regressione di massa. E ancora, che i nuovi e straordinari strumenti di comunicazione, la rete con la sua spaventosa potenza persuasiva ed emulativa, possano rappresentare degli amplificatori terribili di questi istinti animali.

E’ ovvio che i più raffinati comunicatori questa cosa la sfruttino a loro favore. E non c’è dubbio che Hirst e Cattelan lo siano. E’ ovvio che il mercato sotteso a questi eventi non li scoraggi ma anzi li incentivi. E’ ovvio che esista una razionalità raffinatissima nello sfruttare l’irrazionalità della gente comune, per piegarne la volontà, per succhiargli il sangue, per spegnergli l’intelligenza.

I genitori che il giorno dopo della strage hanno portato i propri figli a vedere Batman ad Aurora, a 5 miglia dal cinema dove si è consumata la strage, mi fanno orrore. Ma la cosa più grave è che se loro lo sapessero mi prenderebbero per matto.

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