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IL FESTIVAL. Le cose che parlano
Si è inaugurata venerdì 14 (durerà fino al 16) l’undicesima edizione del Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo. Gli organizzatori di questo evento, che è ormai divenuto un appuntamento fisso per l’intellettualità e non solo, visto il carattere popolare che orgogliosamente questa manifestazione rivendica, non si sono fatti irretire dagli effetti devastanti del recente terremoto. Questo fatto conferisce un particolare valore aggiuntivo alla manifestazione promossa dal Consorzio per il “Festivalfilosofia”.

Dopo il successo clamoroso della scorsa edizione, che ha registrato oltre 176.000 presenze, il tema scelto quest’anno è quanto mai seducente e concreto. I filosofi, infatti, parleranno delle “cose”, o meglio faranno in modo che le cose parlino di sé, raccontando i risvolti filosofici che le riguardano ma anche lo statuto della loro produzione, il loro essere in quanto merci e oggetti di consumo, il loro essere feticci e suscitatrici di passioni, ossessioni e compulsioni.

Le piazze, le chiese e i cortili delle tre città ospiteranno oltre 50 lezioni magistrali con protagonisti di primo piano come Maurizio Ferraris, Massimo Cacciari, Umberto Galimberti, Carlo Galli, Roberta de Monticelli, Sergio Givone, Stefano Rodotà, Emanuele Severino, Remo Bodei (presidente del Comitato scientifico del Consorzio) e molti illustri filosofi stranieri come Marc Augé, Serge Latouche, Zygmunt Bauman, Francisco Jarauta, Peter Sloterdijk e Anne Cheng.

“Cosa siano le cose” è un tema di particolare attualità, che si colloca nel momento di più vivace discussione attorno alle questioni sollevate da Maurizio Ferraris sul cosiddetto Nuovo realismo, che ha finito per diventare la vera e propria frontiera di un rinnovato e moderno pensiero. Quest’ultimo si schiera, finalmente, contro le esasperazioni relativistiche di una cultura postmoderna che legittima qualsiasi interpretazione delle cose, ignorandone e ridimensionandone l’autonoma intrinsecità. Che le cose esistano indipendentemente dalla lettura che noi ne facciamo è un fatto di cui si rende conto benissimo soprattutto chi soffre sulla propria pelle le conseguenze devastanti della crisi planetaria che ci divora. E su questi temi non mancherà certo l’occasione per gli illustri pensatori convenuti di confrontarsi.

Il programma filosofico del Festival propone anche la sezione particolarmente stimolante dal titolo “la lezione dei classici”, con commento di testi fondamentali nella storia del pensiero occidentale. Testi che hanno rappresentato modelli interpretativi, a volte veri e propri momenti di svolta nell’elaborazione del pensiero sul tema delle cose. Da Platone ad Aristotele, da Adam Smith ad Hegel e Marx, fino alle elaborazioni novecentesche di Husserl, Heidegger, Benjamin e Arendt.

Oltre all’intenso programma filosofico, non mancano, come al solito, altre occasioni di interesse che riguardano il teatro, l’editoria e le arti visive. Numerose le mostre proposte in occasione del Festival. Particolarmente significativa la grande retrospettiva su Edward Weston (1886-1958), curata da Filippo Maggia e allestita presso l’ex ospedale sant’Agostino di Modena. La mostra, con oltre 110 stampe originali, illustra uno dei grandi della fotografia statunitense. Il realismo di Weston è talmente estremo e radicale che finisce per autonomizzarsi dalla quotidianità della realtà sociale e dei contesti dai quali prende spunto, per accedere a uno sguardo che delle cose aspira a cogliere la forma più intima, l’essenza. L’obiettivo raggiunto è quello che, in arte, distingue la semplice rappresentazione dal disvelamento della verità. Le foto di Weston sono senza dubbio la “cosa” più interessante dal punto di vista dell’offerta artistico-culturale del Festival.

Un’altra occasione significativa di riflessione estetica è offerta dalla galleria Paggeriarte di Sassuolo, con la personale dell’artista modenese Andrea Chiesi, il quale presenta una serie di dipinti di grande qualità. La pittura di Chiesi insiste su paesaggi metropolitani newyorkesi-berlinesi che raccontano di cose andate, strutture industriali e fredde abbandonate, atmosfere neometafisiche dove il “non uso” è a testimoniare una condizione di solitudine inemendabile, uno stato d’animo che contrasta con le angosciose fibrillazioni delle grandi metropoli.
Oltre alle mostre e alle parole dei filosofi non mancano occasioni di narrazioni orali, di performance, di musica e di iniziative per bambini e ragazzi. Fra le performance teatrali ci saranno quelle di Stefano Benni, Massimiliano Finazzer Flory, e le gag dei Soliti idioti. A condire le intense giornate offerte dal Festival non mancheranno come al solito i pranzi e le cene filosofiche di Tullio Gregory, famoso accademico dei Lincei, sapido e coltissimo intrattenitore che immancabilmente ristora i palati e le menti dei visitatori di questa imperdibile manifestazione.
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