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MUSICA. Babel, il nuovo disco dei Mumford & Sons. Un ritorno sempre all'insegna della qualità.
La Folk Band che viene dal Nord di Londra colpisce nel segno con il secondo album, quello della conferma ! A tre anni di distanza dal successo improvviso e planetario di “Sigh No More” esce “Babel” , per i Mumford And Sons non era facile ripetersi per qualità ma ci riescono. Pur ancora con dei limiti di scrittura che rischiano di rendere i brani un po’ troppo simili tra loro, i nuovi pezzi di Babel (12 nella versione standard e 15 in quella deluxe) suonano benissimo, con testi intensi e mai banali e musiche che, dal vivo , faranno “faville”.
Il mix fra folk inglese e country-bluegrass americano, gli impasti acustici fra banjo-chitarre e mandolini. Alcuni strumenti a fiato colorano i brani e vestono a festa pezzi destinati a durare.
Il revival del “Combat Folk” (non da barricata , non sono Billy Bragg, ma sempre comunque efficace e diretto), il nuovo movimento che , con Avett Brothers ed altri, vede incredibilmente entrare nelle classifiche dei dischi piu’ venduti, suoni acustici , musica autentica che si contrappone alla paccottaglia pre-confezionata, che le majors vogliono sempre imporre, soprattutto oggi, in tempi di crisi anche artistica.
Ma parliamo di “Babel” e dei brani che lo compongono. La title track si apre con note di banjo e la voce di Mr.Mumford che assume toni epici e solenni. Cambi di ritmo contraddistinguono il brano e l’atmosfera conferma quanto, nelle recenti interviste, hanno dichiarato gli Artisti stessi ovvero che questo secondo lavoro è diretta prosecuzione del primo , per quanto riguarda gli intenti, e non è stata fatta nessuna rivoluzione , solo una ricerca di maggiore maturità e coesione e cio’ si sente.
I primi tre brani dell’album , la citata “Babel” m, “Whisper in The Dark” e “I Will Wait” (primo singolo scelto) contengono i principali stilemi del gruppo inglese. I testi sono pero’, ad un primo ascolto, piu’ oscuri e meno “felici” rispetto al passat.
“Holland Road” con meravigliosi cambi di tempo e un crescendo fantastico ci confermano che “Babel” è un bellissimo album, sentite gli arrangiamenti dei fiati che possono rimandare al recente Springsteen.
“Ghosts That We Knew” è la mia preferita. Una ballata senza tempo , molto americana con un testo che parla di depressione e suonata con delicatezza. Bellissima la sottolineatura del banjo con contrappunti che segnano tutto il brano. Splendida.
“Lover Of The Light” con un crescendo nel cantato che mi rimanda a Glen Hansard è bellissima e “Lover’s Eyes” con un bellissimo inizio arpeggiato di chitarra che si apre poi a piano e ottoni ed un finale da urlo.
“A constant reminder of where I can find her/A light that might give up the way/Is all that I am asking for without her I'm lost/Hope my love don't fade away" : è parte del bellissimo testo di una delicata e breve canzone d’amore ottimamente cantata da Marcus Mumford.
“Hopeless Wanderer” ha un arrangiamento ondeggiante e l’esplosione nel crescendo finale è fantastica, Credo che nei concerti sara’ uno dei brani piu’ applauditi. La trilogia che chiude la versione standard dell’album certifica che in “Babel” non ci sono pezzi minori. Tutto funziona e la ballata finale “Not With Haste” è una delle cose migliori .
La Deluxe Edition ci “regala” tre altri brani : “For Those Below” , “The Boxer” (Paul Simon) e “Where Are You Now” . La prima è una ballata molto british , deliziosa, l’ultima è invece molto americana e mi piace molto.Ma la versione di “The Boxer” , invero non inedita in quanto appariva nell’album del grande dobro plater Jerry Douglas, è splendida e originale . Il dobro di Douglas e la presenza dell’autore stesso , arricchiscono il pezzo reso con originalità e molta, molta personalità.
Il giudizio è quindi ottimo per un gruppo in grado di durare nel tempo. Si capisce come mai Dylan abbia accettato di apparire per quello splendido mini-concerto , con gli Avett Brothers, durante la premiazione per i Grammy Awards 2011 .
Consigliatissimo a tutti gli Amanti della Vera Musica.
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