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Nel Giorno della Memoria Libri & Conflitti ricorda Tadeusz Borowski e le sue opere
Potremmo mai pensare e accettare che un uomo scampato ai campi di concetramento vada incontro alla morte procurandosela con il gas? Vorremmo dire assoltamente di no ed esserne certi, tuttavia la domanda appena posta contiene tanto l'inizio quanto la fine della dolorosissima vita di Tadeusz Borowski, scrittore ucraino, nato nel 1922, morto suicida a ventinove anni dopo esser sopravvissuto ai campi di concentramento di Auschwitz e Dachau e aver tentato il suicidio per ben due volte. L'ultima a buon fine (o cattiva, meglio). L'ancora del mediterraneo quest'anno proprio nel Giorno della Memoria è uscita in libreria con Da questa parte per il gas, di Tadeusz Borowski, una raccolta di racconti curata da Giovanna Tomassucci e che consegna ai lettori pagine strazianti di sofferenza e atrocità che possiamo solo ricondurre alla nostra storia passata, seppur con amarezza.

E' sempre dolorosa e sofferta la lettura legata alla più grande tragedia umana inflitta dall'uomo all'uomo stesso. Colpiscono ogni volta le pagine di Mosse, quelle di Primo Levi, il racconto La doleur di Marguerite Duras, le storie di Irène Némirowski... ma arrivano come un colpo secco inflitto da una lama affilata quelle narrate da Tadeusz Borowski soprattutto se di lui se ne conosce l'esistenza. Si uccide proprio l'anno in cui sta per diventare padre, in questo momento che dovrebbe essere il più importante e felice della vita di un uomo. Non resta allora che credere una sola questione: Borowski aveva l'animo così impregnato di sofferenza da non potere più riconoscere la bellezza nella vita, a causa di quegli occhi pieni di brutture. Borowski non è riuscito a sentire che da quel momento sarebbe potuta nascere per se stesso e la sua famiglia una nuova esistenza. Ma bisogna essere anche franchi: lo scrittore polacco era cresciuto con il padre prima arrestato poi deportato ai lavori forzati in Carelia; la madre Teofila in un campo di lavoro in Siberia, un fratello in un internato e l'altro da uno zio. Due sue carissimi amici e colleghi venivano fucilati dai tedeschi, (...), si innamorava di Maria Rundo, veniva arrestata, poi anche lui. Prima era nel carcere di Pawiak poi veniva deportato ad Auschwitz. Tadeusz Borowski qui diventava questo numero: 119198. E la vita da lì in poi l'avrebbe sottoposto ancora a dure prove, massacranti come la eco della parola lager.

Può sembrare solo un miracolo che sia riuscito allora a sopravvivere a tutto questo e mi fa piacere credere che la sua vita sia stata però un grandissimo e generoso dono per noi altri e quelli che prima di noi hanno potuto leggere le sue parole in un momento di condivisione e rispetto assoluto. Poiché la sua parola è cruda, feroce, arriva come un pugno allo stomaco in una narrazione dettagliata che non si discosta mai dalla realtà, ma la ripercorre tale e quale. Del resto lui aveva parlato chiaro: sosteneva che si può scrivere su Auschwitz sì, ma solo se si è capaci di assumersi le peggiori umiliazioni che il lager ha inflitto ai detenuti. E i racconti che l'edizione dell'ancora del mediterraneo ci propone non sono altro che questo: un concentrato di sofferenza, crudeltà, asprezza, sono un lasciare alla memoria la disumana e crudele esperienza dell'Olocausto e il tremendo destino degli ebrei di cui il popolo nazista è stato artecife. E non c'è redenzione nelle parole del giovane ucraino.

Emerge l'amarezza conclamata da una condizione vissuta dagli uomini e la spietatezza di parole che si presentano al lettore senza ingannarlo né modificando una narrazione che intende presentarsi quanto più possibile vicino alla realtà. Tra i racconti pubblicati Signori e signori da questa parte per il gas, La morte dell'insorto e Una giornata ad Harmenze rappresentano la vera parola di Borowski: quella che arriva diretta, sofferente, brutale, senza lasciare mai spazio a non detti o a sottintesi, ma con l'intento assoluto di gridare e denunciare la crudeltà della vita nei lager e l'esigenza e i modi per sopravviverci. Sembra che non sappia tacere nulla Borowski in queste pagine, una sincerità che spiazza e ferisce, ma nel Silenzio, il racconto che chiude la selezione della raccolta italiana, sa lanciare un messaggio che sembra essere quasi di speranza. Bisogna temere che questo messaggio però vivrà solo in quelle parole senza trovare maniera di concretizzarsi. Ancora una volta. La pubblicazione italiana adotta il vocabolario del linguaggio dei campi, ormai noto grazie alla diffusione della letteratura concentrazionaria e raccoglie nel glossario le voci che sembrano indispensabili da spiegare, con una traduzione di alcune parole e espressioni straniere che compaiono nei racconti.

Da questa parte per il gas,
di Tadeusz Borowski
l'ancora del mediterraneo
collana Un mondo a parte
pagine 255
euro 17,50
ISBN 9788883252440

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