Venerdì 23 Agosto 2019 - Ultimo aggiornamento 11:42
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Libri & Conflitti. LE VITE SGHEMBE. Intervista a Francesco Zanarini
Libri & Conflitti. Le vite sghembe, di Francesco Zanarini (edizioni ensemble). Nell'era di Internet, in un mondo globale, tutto sembra a portata di mano. Eppure una schiera di giovani insegue le proprie vite senza mai raggiungerle. Poveri di speranze e opportunità cercano soluzioni individuali a un problema collettivo. Quella di Gillo sarà una guerra individuale. Un percorso ripido fatto di bivi, amori impervi e rabbie, tratti esposti, passioni in salita e dubbi. Catapultato verso un groviglio di vittorie e sconfitte sarà un funambolo sul gorgo perfido della precarietà. Giocata sul filo dell'ironia e della tragedia, Francesco Zanarini ci racconta una generazione con i suoi tic, i suoi pregi e le sue fughe, una generazione che ha molto da dire e tanto da raccontare.

Lo stralcio tratto dal romanzo

1. Il precariato è il tema principale del tuo romanzo d’esordio. Perché questa scelta?
È un tema attuale che riguarda i cambiamenti del presente. Inoltre riguarda le nuove generazioni e quindi il futuro. Allo stesso tempo riguarda il passato, per il confronto inevitabile con i padri. Ne Le vite sghembe c’è tutto questo.
Sicuramente, però, c’è una cosa che mi ha spinto fortemente su questo tema: la rassegnazione e la frustrazione che ho visto regnare negli sguardi delle persone, in maniera orizzontale, nel mondo del lavoro. È brutto vedere delle persone, specialmente giovani, soggiogate, è brutto che abbiano paura, è brutto che non possano scegliere, è brutto vederle accettare le regole. Alla fine il libro parla di una guerra, per prendersi la propria fetta di mondo. Che si vinca o si perda, ma non si può porgere l’altra guancia. Non è solo una guerra per il lavoro, è una guerra per diventare se stessi. Quelli che volevamo essere. Certo, mi sarebbe piaciuto raccontare di una grande rivoluzione, di intese, stratagemmi, di persone che rischiano insieme. Ma i tempi sono quelli che sono e, per attenermi alla realtà, ho dovuto scegliere un protagonista che agisce da solo…

2. Glauco Gillotti, detto Gillo, è il vero protagonista della tua storia. Un personaggio molto reale: la sua vita è precaria, ha un contratto in chiusura senza possibilità di rinnovo, ma il suo capo tenta di sfruttarlo ancora un po’. Rimane senza lavoro e approda prima in un call-center, esperienza che non gli dà alcuna prospettiva né soddisfazione, e poi in un’azienda nella quale diventa un numero prima ancora di essere considerato una persona. Fa da sfondo una vita sentimentale precaria. Presto Samoa, la sua convivente, va via di casa. Un quadro generale che non si allontana dalle difficoltà della vita reale. C’è, nel tuo romanzo, l’esigenza di raccontare quanto la vita precaria nel lavoro va ad influire in quella privata?
Si, c’è anche questa esigenza. È un punto fondamentale. Le vite sghembe affronta le relazioni sentimentali dei suoi personaggi e racconta come il lavoro precario si avvinghia addosso alle loro vite private. Gillo e Samoa si rincorrono per anni in mezzo al caos delle loro esistenze e solo alla fine si saprà chi ha la meglio tra l’amore e il caos. Bianca ha un figlio e presto la famiglia comincerà a vacillare sotto la pressione subdola dell’instabilità.
Non è più solo una questione di lavoro, la guerra è per riprendersi se stessi, le proprie cose. I cambiamenti nel sistema del lavoro hanno sicuramente provocato pesanti variazioni nel modo in cui sono pensate la famiglia, la coppia, il concepimento dei figli, le abitudini, ma anche le opportunità e le possibilità personali che sono alla base del modo in cui percepiamo noi stessi all’interno della società.
Su Wikipedia, alla voce precariato, c’è scritto: “il precariato intacca la qualità della vita in termini di progettualità personale e sociale”.

3. Gli amici di Gillo. Tutti precari. Tutti: mi viene in mente Elio, che tenta la strada dell’arte ed è costretto ad arrangiarsi. Ma anche Irene, la ragazza con cui Glauco ha una relazione, la quale sceglie di fare la escort perché non sa come sopravvivere. Glauco a un certo punto decide di cancellare dei dati importanti che potrebbero aiutare l’azienda per cui lavora, perché, nonostante lui abbia trovato una modalità di lavoro che porta ottimi risultati alla ditta, non gli viene fatto un contratto economicamente più alto. Il gesto di Glauco: possiamo giudicarlo come il suo riscatto? La sua rabbia? La sua voglia di ribellarsi?
I personaggi sono tutti lavoratori precari dalle vite più o meno instabili, tranne un paio. Questi partecipano marginalmente alla storia perché dalla loro posizione (come anche i genitori di Gillo) non vivono il problema in prima persona e di conseguenza se ne disinteressano.
Elio è un personaggio importante, oltre ad essere il mio preferito. Elio pensa alle cose belle mentre tutti rincorrono le loro vite da strapazzo.
Irene è solo una ragazza intraprendente che decide di fare l’accompagnatrice: “sempre meglio che sgobbare per ottocento euro al mese”. Si è rivelato essere un personaggio molto reale perché (ho le prove..) è stato pensato ben prima che accadessero certi fatti all’interno della cronaca politica.
Il gesto di Gillo è un gesto impulsivo e in un certo senso disperato. In quel frangente è sicuramente mosso dalla rabbia, ma non per il mancato ottenimento dell’aumento, bensì per il fatto puro e semplice di constatare che il merito non conta niente davanti agli interessi dell’azienda, alla quale non interessa nulla di lui e delle sue potenzialità, nemmeno una volta che le ha dimostrate oggettivamente. L’azienda è miope, all’azienda non interessa che lui pensi, è convinta che non lo debba fare. Non a caso l’episodio avviene nella sala in cui tante persone lavorano come polli in batteria per tante ore, e sul muro c’è scritto: “Rendi straordinaria la tua vita, lavora con noi!”. L’azienda, il Sistema, vuole che tu rimanga in batteria, ti vuole tremante, insicuro e intanto ti sorride.
Il gesto di Gillo è stupido, ma è un gesto necessario del tipo “se devo affondare io allora affonderemo tutti”. Mostra ciò che accade in un clima come quello, in cui le persone non contano: non vince nessuno, perdono tutti.
È anche un gesto cattivo, perché alla fine purtroppo ci si abitua ad essere cattivi.

4. In tutto il romanzo emerge un importante atteggiamento da fare proprio rispetto al precariato: reagire senza sottostare al ricatto. Lo stesso Glauco infatti non accetta di essere sfruttato dal call-center. Il ricatto è un tema molto importante legato al precariato e a cui non bisogna mai cedere, nonostante le difficoltà. Quanto è importante questo messaggio nel tuo romanzo?
Il lavoro precario è un ricatto. Ma non il contratto a termine, quello può avere senso. Il danno è quando diventa la normalità, quando impedisce la progettualità, quando annienta la possibilità di scegliere. Il ricatto è quello che è diventato oggi il lavoro. Quando da persona ti trasformi in numero, vieni educato a non ambire, a non desiderare, a non chiedere, ad avere paura. Più cedi più ti allinei, più ti allinei più impari a non reclamare spazio.
Uno dei messaggi è che il problema, il ricatto, è collettivo ma le soluzioni individuali. Ognuno cura il suo orto, la sua situazione, non c’è una risposta compatta. Anche perché all’interno dello stesso posto di lavoro le situazioni sono molteplici, diversissime tra loro, anche dal punto di vista del trattamento del personale e dei diritti contrattuali, quindi si creano gruppetti sparuti di persone con obiettivi, necessità e addirittura speranze diverse. Questo crea una frammentazione elevata tra le persone con la conseguente difficoltà ad unire le forze. Sarà un caso?

5. Il tuo romanzo: una storia da raccontare o una denuncia?

Una denuncia da raccontare.
(spero non un racconto da denunciare…..)

6. Il tuo rapporto con la scrittura
La mia (umile) opinione è che la scrittura si colloca a metà tra l’improvvisazione e il ragionamento. All’inizio devi improvvisare, muoverti di intuito, le idee vanno con la chimica più che con la grammatica. Ma poi ti devi sedere e organizzare tutto per bene. Qualcosa di simile ai Lego. Tipo una vasca di mattoncini ma senza istruzioni. Con la fantasia puoi immaginare quello che vuoi, ma è solo un’immagine, poi devi incastrare i mattoncini tra loro per far funzionare il meccanismo. L’importante è equilibrare le due parti, credo.

7. Quali sono i tuoi progetti futuri? Quanto è autobiografica la tua storia e nasce dall'esigenza di affrontare un tema che ti preme?
La storia ha una parte autobiografica ma soprattutto prende spunto da varie biografie che hanno gravitato intorno alla mia e dalle quali ho preso in prestito i pezzi migliori o, quando serviva, quelli peggiori. L’esigenza di affrontare questo tema nasce dal fatto che è un argomento inevitabilmente centrale, fa prepotentemente parte dei nostri tempi.
Per quanto riguarda i miei progetti, sono felice di quelli portati a termine fin qui, nel lavoro e nella vita privata, tra i quali anche il libro. È notevole il fatto di aver suscitato tanto interesse. Di progetti futuri ce ne sono tanti. Si dice che si scrive per rabbia o per amore. Stavolta è stato per rabbia, magari la prossima sarà per l’altro motivo.

Francesco Zanarini nasce a Roma nel 1976. Dopo aver conseguito la laurea in Fisica consegue il dottorato di ricerca in geofisica. Finalista al Premio Villa Torlonia.
Le vite sghembe è il suo primo romanzo.


Collana: Echos
Anno di pubblicazione: 2012
Pagine: 292
Costo: 13,90 euro

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi