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Libri & Conflitti. Ascanio Celestini, "Cos'è la casa?" in Sto qui perché una casa non ce l'ho
È questo il titolo dell’antologia, edizioni ensemble, curata da Isabella Borghese e nata con l’obiettivo di raccontare storie sul diritto alla casa. Ma chi sono dunque i protagonisti di questo libro? Sono i senza tetto. Gli studenti fuorisede. Gli immigrati. I disoccupati. Le famiglie a basso reddito. I giovani. Gli anziani. Gli stessi che oggi sono attivi e in primo piano nella battaglia per il diritto alla casa. Vivono in strada o ancora in famiglia. Passano da uno sfratto all’altro e aspirano a una casa popolare. Sono costretti a dormire in case che non possono pagare. Un mutuo? Neanche più la possibilità di chiederlo. Ma lottano ogni giorno per ottenere una dimora stabile. Si auto organizzano. Scendono in piazza spalleggiati dai sindacati del diritto all’abitare, Unione Inquilini, Sicet, Uniat, Sunia, o dai movimenti del diritto all’abitare.
Sono persone rappresentate anche da numeri che mostrano la grandezza del problema della precarietà abitative e che, nella loro cruda realtà, vengono presentati nelle pagine a firma di Walter De Cesaris, Segretario Nazionale dell’Unione Inquilini. Paolo Berdini, urbanista, ci consegna un quadro generale della città di Roma, nella sua materia, e di questa Capitale oramai figlia della speculazione edilizia.
A completare il lavoro, Cos’è la casa?, una riflessione di Ascanio Celestini. A seguire la penna di 12 autori contemporanei. Con le loro storie hanno raccontato il disagio della precarietà abitativa affrontando le diverse peculiarità che la caratterizzano e le consegnano così all’attenzione pubblica perché si possa andare verso la formazione di politiche abitative adeguate.

Autori: Carmelo Albanese, Isabella Borghese, Olga Campofreda, Massimiliano Coccia, Girolamo Grammatico, Lorenzo Iervolino, Davide Malesi, Stefano Salvi, Angela Scarparo, Fabio Sebastiani, Federica Sorge, Gianluca Vitiello.




Cos’è una casa? Una proprietà, un investimento o un tetto? Nella mia borgata, a distanza di poche centinaia di metri, ci sono tutt’e tre. Vedo le case abusive costruite negli anni Cinquanta e Sessanta del secolo scorso. Lo stile incerto la cui caratteristica principale è il non-finito, il muro da intonacare o il vano fontane da trasformare in mansarda. Il muratore abruzzese o l’operaio marchigiano ha fatto i salti mortali per costruirsela. C’ha messo anni, ma se l’è fatta anche pensando ai figli. S’è indebitato e non ha fatto un’ora di sciopero per la paura di perdere il lavoro che gli faceva pagare i buffi. S’è fatto servo di altri e di se stesso, ma finalmente è potuto entrare nella classe dei padroncini che possono vantare la proprietà di un mattone.
Vedo le nuove centralità. Case che i palazzinari e i politici che li sostengono misurano in cubature. Ne parlano come si parla di acquari per pesci. Gli esseri che andranno ad abitare questi contenitori hanno voce in capitolo più o meno quanta ne può avere il pesce rosso d’acqua dolce. Nel cemento che è servito a realizzare queste gabbie ci sono i soldi delle mafie, gli operai che hanno lavorato in questi cantieri sono stranieri sottopagati, i terreni sono stati acquistati come agricoli e poi trasformati in edificabili.

Vedo le case occupate. Dentro ci vive lo studente e il divorziato disoccupato, lo straniero e la ragazza-madre. Ogni tanto arrivano le guardie e si minaccia lo sgombero. Allora si scende in strada, compare uno striscione e un megafono. Sono case da difendere dalla legge perché non è legale abitarci. Eppure sono le più vicine all’idea originaria di “casa”. Non sono il “mattone” per il quale sacrificare la vita, da lasciare ai figli o da ipotecare.
Non sono nemmeno le tonnellate di cemento che ripuliscono il denaro sporco o moltiplicano quello già ripulito. Sono soltanto
un tetto sotto il quale stare. Chissà quale idea di casa avevano gli uomini delle caverne. Certo è che molti secoli dopo, nei riti funebri di mezza Europa, il padre famiglia viene accompagnato al camposanto chiamandolo “trave della casa”. Le nostre case diventano disumane perché il loro valore è conteggiato in euro o, nel migliore dei casi, in classe energetica. Potrebbe essere tutto molto più semplice se pensassimo che la casa, in fondo, è solo un tetto, ma che la trave che lo sostiene è come un padre che ci protegge.
Ascanio Celestini

Isabella Borghese nata a Roma dove lavora come giornalista e ufficio stampa. Collabora con Controlacrisi.org, dove è responsabile della rubrica Libri & Conflitti. Autrice di Sovvertire il diluvio (18:30 edizioni), del reportage Da ex fabbrica occupata a “città” multietnica, del romanzo Dalla sua parte (edizioni ensemble). Ideatrice del progetto stilish editoriale Livres & Bijoux (2009).

Paolo Berdini, ingegnere urbanista svolge attività di pianificazione e consulenza per le pubbliche amministrazioni. Per le edizioni Donzelli ho pubblicato nel 2010 L’Italia fai da te, Storia dell’abusivismo edilizio e nel 2008 La città in vendita.

Ascanio Celestini, attore teatrale, drammaturgo, regista cinema¬tografico e scrittore. Tra i suoi libri ricordiamo: Storia di una peco¬ra nera, Scemo di guerra e Lotta di classe, tutti usciti per Einaudi. Ha curato la presentazione di Gaetano Bresci. Tessitore anarchico e uccisore di re, a cura di Massimo Ortalli (Nova Delphi Libri)

Walter De Cesaris, attivo sul tema del diritto alla casa dagli anni ’90. E’ stato dirigente nazionale del Partito di Rifondazione Comunista con cui è stato eletto Deputato nella XIII legislatura. Segretario Nazionale dell’Unione Inquilini dal 2009.

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