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Libri & Conflitti. L'estratto di DYNAMITE GIRL
Libri & Conflitti. Dopo il grande interesse di Un sogno chiamato rivoluzione Filippo Manganaro, grazie a Nova Delphi Libri, torna in libreria con Dynamite girl.È il 18 gennaio del 1918 quando Gabriella Antolini viene arrestata dalla polizia alla Union Station di Chicago: è stata sorpresa a trasportare 36 candelotti di dinamite che sarebbero serviti per un attentato. La giovanissima età della ragazza (19 anni), la sua bellezza e spavalderia attirano l’attenzione della carta stampata che da quel momento in poi la renderà nota in tutto il paese con l’appellativo di Dynamite girl.
Quella di Gabriella, emigrata con la sua famiglia dalla provincia ferrarese, è una vicenda quasi completamente dimenticata e ricostruita in questo volume grazie anche a documenti inediti. La sua e quella degli anarchici italiani negli Stati Uniti è una storia ricca, fatta di cultura, solidarietà e abnegazione di donne e uomini in lotta contro l’ingiustizia sociale. Una storia che, come quella del movimento libertario americano di inizio ’900, rischiava di essere cancellata dal fragore delle bombe e dalla durezza della repressione.




“Era una figlia del proletariato che conosceva la povertà e il disagio, era forte e socialmente consapevole. Gentile e simpatica, era come un raggio di sole che portava allegria alle sue compagne di prigionia e grande gioia a me.”
Emma Goldman


Il 16 gennaio Gabriella prende il treno per Steubenville assieme a [Carlo] Valdinoci. Steubeville è fuori rotta rispetto a Chicago e la deviazione è giustificabile solo con una visita a Emilio Coda, abitante nei pressi della città, probabilmente per ricevere altra dinamite che l'uomo poteva facilmente procurarsi grazie al lavoro in miniera, ma non vi sono prove del loro incontro. Al mattino, dopo ave regalato a Gabriella una ciocca dei suoi capelli, Carlo l'accompagna alla stazione e l'aiuta a portare la borsa nello scompartimento del treno per Chicago, posandola sotto il sedile. La giovane donna col cappotto verde scuro impreziosito da un colletto in astrakan e un grazioso cappellino abbellito da una rosa dorata è seduta sopra a trentasei candelotti di dinamite che le fanno perdere un battito del cuore per ogni scossone del treno. Con una veemenza forse eccessiva ha rifiutato l’offerta del facchino, un certo Johnson, di caricare la borsa sulla rete portabagagli. […] Il treno entra alle 12:30 del 18 gennaio [1918] in una Union Station pullulante di poliziotti. Gabriella viene trattenuta mentre gli altri passeggeri scendono in fretta. Tra i suoi effetti personali, oltre alla ciocca di capelli di Carlo [Valdinoci] e a una foto dei genitori, un agente trova anche il biglietto con l’indirizzo datole da Buda. Lei se ne appropria mordendogli la mano e tentando, senza successo, di ingoiarlo. L’indirizzo è ancora leggibile ma si rivelerà quello di una casa disabitata. […] Il 21 ottobre Gabriella è condannata a 18 mesi da scontare al Missouri State Penitentiary di Jefferson City e 2.000 dollari di multa. È il massimo della pena per il reato di trasporto di esplosivi senza l’aggravante del movente terroristico che, grazie al granitico rifiuto dell’imputata di confessare e coinvolgere altre persone, il giudice Kenesaw Mountain Landis riesce a comminare. Si era comunque sfogato poche settimane prima condannando a pene fino a vent’anni un centinaio di dirigenti IWW. […]
Emma Goldman è depressa, con la mente divisa tra l’aspettativa per quanto sta avvenendo in Russia e la preoccupazione per la sorte dei tanti compagni arrestati, minacciati di deportazione o, come nel caso di Tom Mooney, di morte. A New York, il 23 agosto, sei militanti del gruppo Freiheit, che lei stessa ha contribuito a fondare assieme a Berkman, sono stati arrestati per aver distribuito un volantino contro l’invasione della Russia da parte dell’esercito statunitense. Uno di loro, Jacob Schwartz, è morto per le botte ricevute in cella. La più giovane del gruppo, la ventenne Mollie Steimer, è stata condannata a quindici anni […] Poi, il 15 novembre:
Ci furono diversi nuovi arrivi, tra loro Ella. Aveva ricevuto una condanna federale e mi ha portato quello che mi mancava così tanto: la compagnia intellettuale di uno spirito affine. Le altre prigioniere erano gentili con me e non mi facevano mancare l’affetto, ma appartenevano a un mondo diverso. Avrei soltanto fatto pesare la loro mancanza di cultura se avessi esternato con loro le mie idee o discusso dei libri che leggevo. Ma Ella, anche se era ancora adolescente, condivideva la mia concezione della vita e dei valori. Era una figlia del proletariato che conosceva la povertà e il disagio, era forte e socialmente consapevole. Gentile e simpatica, era come un raggio di sole che portava allegria alle sue compagne di prigionia e grande gioia a me. Le donne volevano conoscerla ma lei era un enigma per loro. “Perché sei qui” chiese una detenuta a Ella, “borseggio?” “No.” “Prostituzione?” “No.” “Spaccio?” “No” rise Ella “per nessuna di queste cose”. “Be’, che cos’altro avresti potuto fare per beccarti una condanna a 18 mesi?” “Io sono anarchica” replicò Ella. Alle altre sembrava strano che si potesse essere condannate solo per “essere” qualcosa.
Gabriella viene registrata come “detenuto n° 21150” ed è come se l’ingresso in carcere appannasse il suo aspetto fisico, se è vero che, sulla scheda, i magnifici capelli dai riflessi ramati diventano semplicemente “castani” e gli occhi di azzurro intenso si tramutano in “grigi”. […] Kate Richards O’Hare si affeziona subito a Gabriella e ne scrive al marito e ai quattro figli (il più piccolo di otto anni) lasciati a casa:
C’è la piccola Ella Antolini, la [detenuta] politica italiana. È una ragazzina bellissima, con una mente meravigliosa, così ansiosa e vogliosa di apprendere, di una raffinatezza innata. Tutto ciò che sa della lingua inglese lo ha letto nei libri ed evidentemente ha letto i migliori. Penso che anche i suoi fratelli siano persone notevoli perché mi racconta che, non appena hanno soldi da spendere, li usano per comprare libri.
Kate aiuta Gabriella a migliorare il suo inglese e le fa leggere libri di storia americana presi dalla biblioteca del carcere. Le chiede anche di raccontare la sua vita di emigrante in una serie di interviste che saranno poi pubblicate sulla rivista The National Rip-saw, un mensile socialista pubblicato nel Missouri. In quelle interviste Gabriella sarà prodiga di notizie sulla sua vita privata ma, inevitabilmente, molto reticente sulla vicenda che l’ha portata in carcere.

Filippo Manganaro è di Arenzano (GE) e nato nel 1955. Da sempre interessato alla storia degli Stati Uniti con particolare riferimento ai temi dell’emigrazione e delle lotte sociali. Ha pubblicato Senza patto né legge, antagonismo operaio negli Stati Uniti (Odredek edizioni). Un sogno chiamato rivoluzione (Nova Delphi libri)

Dynamite girl, Filippo Manganaro
Nova Delphi Libri
collana: ITHACA
pagine: 300
prezzo: Euro 12,00
ISBN: 978-88-97376-18-7

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