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Libri & Conflitti. L'estratto di Mopaya. Colui che porta in sé l'altrove
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Libri&Conflitti. Un giovane uomo lascia il suo piccolo villaggio nel Congo, attraversa l’Angola in piena guerra, e infine arriva in Europa, alla ricerca della sicurezza dei paesi “d’oltreguerra”. Fino a stabilirsi in un piccolo villaggio svizzero, sepolto nella neve, dopo la vana, estenuante attesa di essere accolto come rifugiato (potrà restare solo grazie a un matrimonio).
Mopaya è il racconto che la voce di Gabriel ha regalatoa Douna Loup, che ha trovato la chiave per trasmetterci la sua pericolosa avventura, dal Congo alla Svizzera.
Un viaggio che vale una vita, poetico e interiore, in cui i ricordi del bambino si mescolano alle speranze, alle inquietudini e alla crescita dell’adulto, in un crescendo di intensità emotiva che sfocia, finalmente, nella possibilità di ritrovare la pace.
La voce di Gabriel Nganga Nseka e le parole scritte di Douna Loup si intrecciano tra presente e passato, toccando il nostro più profondo senso di umanità. E' questa la storia di Mopaya. Colui che porta in sé l'altrove (miraggi edizioni).
«“Come dite voi straniero o esiliato nella vostra lingua di laggiù?” Ed è così che vieni chiamato. Mopaya. Colui che porta in sé l’altrove.»

Non è mai più tardi di mezzanotte
Proverbio birmano
Non hai avuto il tempo di capire.
Giusto il tempo di congedarti, ma non quello di spiegare questa partenza.
Sei un po’ triste di lasciarti alle spalle il tuo paese, la tua famiglia, il tuo lavoro, i tuoi amici, i tuoi studenti.
Ma pensi solo a una cosa. Metterti al sicuro.
In una valigia hai messo la radio, qualche abito, una sveglia, nell’altra dei cosmetici da rivendere sul posto. Hai bisogno di guadagnare qualcosa lungo la strada.
Ti hanno detto che serve del contante per ottenere un visto e altro contante per passare le frontiere.
L’Angola.
Hai un visto per l’Angola per i primi tempi, perché non è possibile andare direttamente in Europa e si dice che sia più facile partendo dall’Angola.
Cosa ne sai tu dell’Angola?
È un paese in guerra, non parli portoghese, ma ci passerai soltanto, il più rapidamente possibile, per raggiungere le terre sperate, l’assenza di rischi, la sicurezza.
Finalmente.
Perché qui senti che il tempo stringe.
Quella sera all’aeroporto non ti volti, vai a sangue freddo dritto verso l’ignoto.
Hai 22 anni.
Alle mie figlie,
Miomey e Soaniry

Tu devi sparire.
Uno zairese che non parla portoghese è un nemico degli angolani.
Uno zairese che non parla portoghese è un membro dell’Unita, l’opposizione armata sostenuta dallo Zaire.
Uno zairese che non parla portoghese è un buon prigioniero politico o, se è giovane, una futura recluta forzata che servirà da scudo umano.
Uno zairese che non parla portoghese non deve farsi vedere alla finestra quando passano gli azulinos.
Uno zairese che non parla portoghese deve sparire.
Non sapevi che la guerra, qui, fosse questo. Che la guerra, qui, fosse diventata la vita. Che la guerra logorasse ogni cosa.
Luanda.
Notte, cielo tempestato di stelle e altre luci.
L’aereo atterra.
Entri nell’aeroporto.
Puzza d’urina, è cupo, sporco, brulica di militari, ci sono più militari che civili.
Compili la tua carta di sbarco tremando, dai l’indirizzo della famiglia che devi raggiungere, preghi che i militari non ti rivolgano la parola, li hai appena visti arrestare un ragazzo e ignori quale sarà la sua sorte.
A te va tutto per il meglio, raggiungi l’uscita senza contrattempi, solo un senso di disgusto che ti sale nel petto e ti dà la nausea.
Dopo un tragitto in taxi, arrivi finalmente nel quartiere popolare dove sarai ospitato. La famiglia ti accoglie e vai a dormire nella camera del figlio maggiore.

Luanda.
La guerra riecheggia alle finestre ogni mattina.
Come un insulto.
Riempie gli stretti vicoli bui del Bairro Rocha Pinto. Scivola lungo le coste scoscese. Corruga gli occhi degli uomini. Lacera i vestiti dei bambini. Affatica il passo delle donne.
Ci sono ronde di polizia tutti i giorni. Si aggirano tra un quartiere e l’altro nelle loro macchine azzurro cielo, i bambini li chiamano azulinos. È il segnale. Nel Bairro Rocha Pinto, i poliziotti spengono il motore nei vicoli in discesa per scivolare in silenzio e sorprendere i giovani rimasti fuori. È il reclutamento forzato.
I bambini urlano «azulino», tutti sono avvertiti e i giovani cercano di nascondersi.


Douna Loup è nata a Puplinge, un piccolo villaggio svizzero, nel 1982. Ha pubblicato nel 2010 il suo primo romanzo, Il varco, uscito ad aprile 2012 in Italia (Barbès). Appassionata di etnologia e medicina naturale e alternativa, vive in Svizzera con le sue figlie. Vincitrice di ben 8 premi letterari, nel solo 2011 le sono stati assegnati il Prix Senghor, il Prix René Fallet, il Prix Michel Dentan e il Prix Schiller.

Gabriel Nganga Nseka è nato a Kinzadi, un piccolo villaggio del Basso Congo, nel 1968. Oggi Gabriel vive in Francia, al confine con la Svizzera, e ogni giorno attraversa il confine per andare a lavorare.



Mopaya. Colui che porta in sé l’altrove
di douna loup gabriel nganga nseka
miraggi edizioni

Collana: finisterrae / viaggi
pagine 96
€ 12,00
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