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Libri & Conflitti. La recensione di Dynamite Girl
Libri & Conflitti. Dopo il grande interesse di Un sogno chiamato rivoluzione Filippo Manganaro, grazie a Nova Delphi Libri, torna in libreria con Dynamite girl.

L'estratto

“Gabriella Antolini e gli anarchici italiani in America”. Unʼagiografia anarchica. Mille volte son morti/Come, è indifferente/Con lʼamore nel pugno/Per troppo o per niente/ Han gettato testardi/La vita alla malora/Ma hanno tanto colpito/Che colpiranno ancora.
Era ora che queste parole lapidarie comparissero in un volume di storia, che la storia vedesse raccolti nelle pagine di un libro le decine e centinaia di nomi che vissero con militanza estrema le contraddizioni e le sofferenze dellʼOccidente fanciullo che stava nascendo come prima potenza economica e politica.
Ma era anche il momento che venisse fuori un libro sugli anarchici italiani: triste e travagliata la loro storia. Magri e spauriti gruppi di braccianti, manovali, operai, intellettuali e poeti che si mischiarono tra le folle dei migranti, forse per trovare un mondo migliore in cui vivere, forse per organizzare la rivoluzione dellʼoppresso che tanto desideravano in quegli anni di monarchie, in quegli anni di nuove e pallide democrazie, ma anche di tracollo imminente che si sentiva nellʼaria, trovando in quellʼAmerica terreno fertile.

E Filippo Manganaro in  Dynamite Girl (Nova Delphi libri) racconta tutto ciò magistralmente. Racconta nomi e battaglie, ma non solo. Manganaro riporta un fiume di dati e testimonianze preziosissime sulla traccia che si è lasciata dimenticare dai più, ma anche ricordare da coloro che hanno camminato le stesse strade negli ultimi decenni del XX secolo.

Il Movimento No Global, gli Indignados, Occupy Wall Street, raccolgono le stesse esperienze e le stesse voci, che hanno lasciato numerosissimi documenti, giornali, riviste, quasi sentendo la damnatio memoriae sarebbe arrivata senza farsi attendere.

Dopo “Un sogno chiamato Rivoluzione” Manganaro ritorna in America dove trova una donna. Il filo rosso che, bene o male, si è dipanato tra tutti i personaggi di quegli anni furiosi. Trova Gabriella Antolini, una delle poche donne militanti, in un movimento che ancora non prevedeva lʼemancipazione della figura femminile. Trova lʼeccezione. Unʼeccezione che folgora.
"Nata il 10 settembre del 1900 a Masi Torello, nel ferrarese, emigrata a 7 anni con la famiglia e finita, una decina di anni dopo, sulle prima pagine dei giornali con l'appellativo di "Dynamite girl"".

Non si fece attendere nel farsi sentire questa giovane, che come tutti gli italiani nel primo del ʻ900 combattevano, alla stregua dei negri, la loro battaglia per lʼinserimento in una comunità ostile e diffidente. Una comunità che non solo odiava gli italiani perché fomentata da pregiudizi razziali, ma perché “instabili politicamente” e “potenzialmente pericolosi per la democrazia americana”.

Gli Antolini conobbero subito la fame e la povertà in un mondo che non li accettava, che non poteva accettarli, che tuttalpiù li sfruttava come forza lavoro a basso - bassissimo - costo. Il destino della ragazza era già segnato. Inizia a leggere. Inizia a capire. Inizia a militare tra i Galleanisti, fedeli allʼanarchico Luigi Galleani, fondatore del periodico italiano Cronaca Sovversiva, e militante molto deciso, a detta dei poliziotti prima, e dei fascisti, poi.

Molto decisa era anche la Antolini, giacché raccolse subito la fiducia dei compagni che le affidarono a soli 18 anni, 36 candelotti di dinamite, lʼarma con la quale si sarebbero dovuti vendicare i “fatti di Milwaukee”, lʼennesima manifestazione di violenza omicida da parte delle istituzioni americane ai danni degli italiani anarchici.
Gabriella fu fermata ed arrestata che era ancora sul treno. Il sui spirito romantico allora esploderà tutto nel periodo di detenzione, durante il quale tra le vessazioni subite e i durissimi turni di lavoro imposti alle detenute del carcere, non tradì mai i compagni, riuscendo anche a far calare un alone mitico intorno alla sua figura.
Questo lo scheletro, questa una chiosa riassuntiva. In realtà il volume, strutturato come un saggio storico fa trasparire ben poco della Antolini. Probabilmente lʼinsufficienza delle documentazioni, perdute tra gli archivi di stato, sta alla base di questa scelta, che sotto un certo punto di vista non è affatto deplorevole. Anzi, lʼimmagine della fanciulla, della militante, della donna Gabriella, nella sua essenzialità e nebulosità, traspare tra le vicende turbolente dei compagni anarchici ancora più forte e offre lo stimolo di uno studio ancor più approfondito sulle vicende degli animatori della lotta politica nellʼAmerica di un secolo che ci appare sempre più lontano.
Uno studio che finalmente possa dare dignità vera e tangibile al movimento anarchico e, in generale, ai movimenti che hanno attraversato il mondo capitalistico occidentale, e che possa raggiunga anche livelli accademici. Questo Manganaro lascia sperare. E lo lascia sperare nella maniera più brillante possibile.

Dynamite girl, Filippo Manganaro
Nova Delphi Libri
collana: ITHACA
pagine: 300
prezzo: Euro 12,00
ISBN: 978-88-97376-18-7
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