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Libri & Conflitti. Estratto da AFFONDATA SUL LAVORO, di Gabriele Polo
Libri & Conflitti Gabriele Polo, prima impegnato in viaggio nell’Italia del lavoro: nella Torino orfana «non dichiarata» della Fiat, visita i luoghi della ex locomotiva produttiva del Nord-Est con i suoi distretti in rapida trasformazione, referta le crisi d’identità delle province lombarde e la mutazione genetica delle cooperative emiliane, esplora infine le «difficili continuità» di un Sud sempre in bilico tra sviluppo e regressione. 
Oggi la memoria del suo viaggio è raccolta in questo libro, Affondata sul laovro (ediesse) ed è il ritratto impietoso del paese visto nelle terre del benessere economico ora in declino, lacerate in profondità dal trionfo del liberismo in economia e del berlusconismo in politica; di un paese che nel celebrare i suoi 150 anni ha visto, in questa drammatica congiuntura politico-economica, riaffiorare tutti i nodi irrisolti della sua storia.


Nei prossimi giorni la recensione del libro



Era considerata la Stalingrado veneta, culla della classe operaia MiraLanza – quella di calimero «piccolo e nero» e dell’olandesina candida-candida – diventata inglese nell’89 (gruppo Reckitt) e oggi semidismessa a suon di esuberi. Il 27 maggio scorso «Mira la rossa» si è svegliata «grillina», nuova stella veneta del MoVimento 5 stelle, dopo la vicentina Sarego, significativa perché ex sede del parlamento di Bossi, ma molto più piccola della cittadina sul Brenta. Sulla poltrona di primo cittadino a Mira ora siede Alvise Maniero, studente universitario, il primo a essere stupito di un esito che lo ha visto battere il sindaco uscente di centrosinistra (Michele Carpinetti), passando dal 17,3% del primo turno al 52,5 del ballottaggio (e sottraendo un migliaio di voti al rivale). «Del resto – commenta il neosindaco – se ci fosse stata un’amministrazione uscente degna, pulita e preparata, non ci saremmo certo candidati». Il «ci» – una sua rappresentanza – è accampato nell’ufficio del primo cittadino di Mira, come potrebbero farlo tre studenti universitari fuorisede nella loro stanza comune: oltre al sindaco, Nicola Crivellato (vice di Maniero, assessore a Cultura, territorio, agricoltura e attività produttive) e Michele Gatti (Bilancio e personale). Tre ragazzi, ma guai a dirglielo: «Finitela con ’sta storia, il nostro non è giovanilismo e tra di noi ci sono anche persone più anziane». Verissimo, ma l’anagrafe un certo impatto lo deve aver avuto sull’esito elettorale, insieme al rigetto di ciò che è stato prima. Che per Maniero è stata una brevissima esperienza con l’Italia dei valori, dentro cui – prima di tanti altri – aveva annusato puzza di bruciato: «Me ne sono andato subito, appena ho sentito che il problema principale era come dividere i rimborsi elettorali tra i candidati», ricorda ora, con memoria dal sapore un po’ profetico.
A cambiare l’opinione politica di Mira sono stati, invece, gli scandali che hanno portato agli arresti domiciliari l’ex amministratore autostradale Lino Brentan del Pd e – soprattutto – l’insistenza sulle «grandi opere che danno lavoro» che accomuna tutto lo schieramento politico tradizionale, in particolare l’incubo di Veneto City, il megaprogetto che non tocca il territorio comunale di Mira, ma gli incombe addosso. Il che significa, nessun vantaggio economico e solo rogne, dall’inquinamento atmosferico a quello del territorio.
Da questo mix è spuntata la vittoria del MoVimento 5 stelle. Così appena eletto Maniero dichiara di considerare inutili se non dannosi progetti come «Veneto City, la nuova Camionabile, la Romea commerciale, il polo logistico di Dogaletto». Tutte opere con ispirazione politica strasversale («unificate» dalla tutela dell’assessore regionale Renato Chiasso), che oltre alla vittoria grillina, spiegano i mille voti (7%) alla lista «Mira fuori dal comune», creatura dei Comitati ambiente e territorio (Cat), che propugnano la «cancellazione dall’orizzonte delle solite cricche in nome dei beni comuni» e hanno messo in programma «la partecipazione dei cittadini, per fermare le grandi opere, rifiutandone l’imposizione dall’alto e proponendo alternative con la protezione e la rivalutazione del nostro territorio», ricorda Mattia Donadel, candidato sindaco alternativo.
Per il Pd l’incrocio tra inchieste della magistratura, crisi economica e uso disinvolto del territorio ha prodotto una derrota totale quanto imprevista e a nulla è valso il continuo richiamo al «buon governo», né l’allargamento dell’alleanza all’Udc. Mentre per Maniero e i suoi compagni – per nulla imbarazzati dalla provenienza trasversale dei loro consensi e dei tanti voti arrivati da destra – quel mix si è tradotto in un’assunzione di responsabilità che loro declinano in un semplice obiettivo: «La decenza politica». È questo che dicono di aver sempre avuto in mente da quando hanno iniziato a vedersi – convocandosi via internet – fino alla conquista del Municipio con tanto di seduta inaugurale trasmessa in diretta – streaming online, neanche a dirlo.
«Trasparenza», insomma. Come MoVimento comanda, ma in piena autonomia, perché «Beppe Grillo qui è venuto a portarci il suo appoggio senza chiedere nulla… tranne il palco per il comizio». Tranquilli e sereni sul metodo, un po’ più preoccupati sul merito, Maniero e compagni hanno di fronte a loro i problemi di tutte le amministrazioni: pochi soldi, territorio intasato, disoccupazione che si affaccia dopo tanti anni anche da queste parti. «Useremo la rete per raccogliere idee». Al solito, ma con gli ultimi ottanta esuberi della ex MiraLanza che fare? «Noi non possiamo intervenire direttamente su una crisi occupazionale grave, ma dovremo lavorare per il rilancio dell’economia in modo sostenibile – non come si è fatto finora – per esempio valorizzando turisticamente la Riviera del Brenta». Per un «riuso» del territorio ci sono anche i mezzi istituzionali, come la Conferenza dei sindaci chiamata a dire la sua sulle grandi opere in progetto: «E lì – taglia secco Maniero – cercheremo di bloccare tutto». In attesa di capire meglio che fare, i «grillini» sanno bene quel che non vogliono fare: «Per esempio non sentire più in Consiglio comunale lunghe quanto inutili discussioni su Mira e la pace in Medio Oriente o votare ordinanze che chiudono la biblioteca comunale alle nove di sera perché così si tutela la famiglia». Concretezza, insomma, mai più una politica che «pensa di volare alto e poi si abbassa agli interessi più meschini». E pragmatismo, «perché siamo al punto che le cose più semplici non funzionano e tutto diventa difficile, persino trovare il modo di tagliare lo stipendio del sindaco». Di certo almeno questo obiettivo Maniero lo centrerà. E per spiegare il suo mandato paragona la sua Giunta a dei «meccanici chiamati ad aggiustare un’automobile di serie (l’amministrazione pubblica, ndr), qualcosa di elementare. Mica dobbiamo far vincere un gran premio a una Ferrari. Qui bastano competenza, ascolto e onestà». Cose che in realtà torneerebbero utili anche a Maranello e in qualunque altro luogo.

Gabriele Polo, Giornalista, è stato direttore del quotidiano il manifesto. Tra le sue pubblicazioni: I tamburi di Mirafiori (Cric editore, 1989), Il mestiere di sopravvivere (Editori Riuniti, 2000), Ritorno di Fiom (Manifestolibri, 2011).

Autori: Gabriele Polo 
casa editrice Ediesse
Pagine: 152
ISBN: 88-230-1734-4
euro 12,00
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