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Margherita Hack, l'astrofisica muore a 91 anni. La ricordiamo in Libri & Conflitti con un'intervista
L'astrofisica Margherita Hack e' morta la notte passata all'ospedale di Cattinara. Lì era ricoverata da una settimana. Aveva compiuto 91 anni il 12 giugno scorso. La ricordiamo con un'intervista che ci ha rilasciato a un suol libro.

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Libri & Conflitti. La mia vita in bicicletta, di Margherita Hack (edicicloeditore).
Un'autobiografia asciutta, priva di fronzoli e di eccessi inutili, ma senz'altro un testo che consegna al lettore l'intera vita della nostra stimatissima astrofisica: dalla sua adolescenza, al suo rapporto con il mezzo "bicicletta", le sue relazioni familiari e amicali. Il suo accettarsi e crescere dopo aver tentato di uniformarsi alla massa dei suoi coetanei. La sua passione per lo sport. La noia per la letteratura e il forte interesse per l'astrofisica. La tenerezza di un rapporto d'amore nato a vent'anni e che tutt'oggi passeggia con lei. L'impegno nel lavoro. Sembra un racconto lungo questa storia narrata in prima persona; un racconto che ci permette di entrare nella vita personale della Hack scoprendo il percorso di una donna forte e coraggiosa che solo a novantanni ha deciso di "mettere al chiodo la sua amata bicicletta".

La mia vita in bicicletta. Un racconto lungo che ripercorre la sua vita dall’infanzia. Narra di aver ricevuto la prima bicicletta prima dei suoi dieci anni e solo di recente ha pensato di appenderla al chiodo. Cosa ha rappresentato per lei questo mezzo?
Non le nascondo che ho sempre pensato che prima la bicicletta era un mezzo indispensabile per andare a scuola, a lavorare. Oggi lo considero un mezzo che richiama la libertà, ecologico, per divertirsi.

Il nazismo e le leggi razziali. La sua adolescenza è stata segnata anche da momenti difficili. Lei stessa racconta di essere stata vittima “dell’omologazione alla massa” per sentirsi come i suoi coetanei, ma col tempo è riuscita a prendere consapevolezza della sua diversità accettandola senza temere. Quanto è importante oggi riuscire a essere se stessi nonostante i media spingano i giovani a somigliarsi senza distinguersi?
E’ uno dei grandi mali della società. Adattarsi al gregge oggi come allora non è il modo migliore per misurarsi con se stessi e gli altri e neanche la giusta maniera di affrontare la vita. Può solo causare problemi.

Due elementi essenziali della sua vita: lo sport e gli animali.
Sì. Lo sport l’ho sempre praticato a livello agonistico. E’ sacrificio, bisogna allenarsi e non perdere mai di vista che ci possono essere sempre persone più forti di noi. Gli animali sono sempre stati presenti nella mia vita. Sono un impegno. Da loro ho imparato la necessità e l’importanza di trovare il modo di prendersi cura di chi è più debole di noi.

Le cadute dalla bici e la caduta dalla Ducati. Ci sono "cadute" come momenti difficili nella sua carriera che ricorda in modo particolare?
No. So che ho dovuto sempre lavorare sodo. Volevo vincere e per vincere occorre lavorare seriamente e non scoraggiarsi mai.

Quale sarebbe stata secondo lei la giusta risposta per gli italiani dopo la seconda repubblica che ha visto violati diritti come lo studio, il lavoro, la libertà di stampa, il lavoro?
Purtroppo questo governo ha tolto i tempi indeterminati anche ai ricercatori se vogliamo parlare di loro. Vengono così costretti ad andare all’estero e il nostro paese rischia di impoverirsi.

E sulla vendita dei beni pubblici?
In questo momento lo giudicherei un modo per fare cassa. Sono a favore di questo perché ve ne sono molti inutilizzabili, come certe caserme. Tuttavia mi sembra un provvedimento che non ha molto successo. Meglio far pagare le tasse a chi non le paga e tassare di più i grandi patrimoni. Non c’è alcun dubbio.

La mia vita in bicicletta,

di Margherita Hack
prefazione di Patrizio Roversi
ediciclo edizioni
euro 14,50
pagine 168
ISBN 978-88-654- 90-259

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