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Libri & Conflitti. L'intervista a Fulvio Ervas
Libri & Conflitti. Se ti abbraccio non aver paura, di Fulvio Ervas (MARCOS Y MARCOS), un romanzo che sta attraverando l'Italia perché da un anno, e senza fermarsi, sta raggiungendo un numero di lettori sempre più alto. Se ti abbraccio non aver paura racconta la storia e il viaggio di un padre e di un figlio autistico, Franco ed Andrea. Andrea è autistico. Franco vorrebbe partire con lui, un viaggio on the road, in America. I medici lo sconsigliano perché ad Andrea non farebbe bene, sarebbe pericoloso sottoporlo a un vaggio cisì faticoso, lontano da casa, dalle sue cose, dalla sua quoitidiniatà, dalle sue abitudini.
Eppure Franco e Andrea, in moto, attraverseranno l'America, comunicheranno ogni giorno tra di loro, attraverso le mail, perché Andrea si confida così, scrivendo al padre. Quando gli va.
Un viaggio che ha toccato moltissimi lettori quello che Fulvio Ervas racconta in questo suo progetto letterario. Un libro che ha coinvolto numerosi lettori perché tratto da una storia vera.

L'estratto qui

Come nasce l’idea di questo romanzo? Un progetto differente dai tuoi precedenti.
Nasce dal fatto che un padre, Franco, decide di fare un viaggio lungo e complicato con suo figlio Andrea, affetto da sindrome autistica. Quando ritorna, a settembre del 2010, dopo aver girata per gli USA e mezza America Latina, vuole raccontare quell’esperienza in un diario da dare, poi, alla cerchia di ragazzi e genitori che vanno a scuola con suo figlio. Vorrebbe dimostrare che anche con un ragazzo autistico si possono fare delle belle avventure. Non vuole ridurre suo figlio ad una “malattia”.
Franco mi cerca, mi chiede di aiutarlo a mettere a posto il diario e poi ci lavoriamo per undici mesi. Alla fine di quel lavoro, ho la percezione che si possa trasformarlo in una narrazione più ampia, in un romanzo.
Ho narrato una storia vera, dopo otto romanzi di “fiction”.

Mi raccontavi che per circa un anno tutti i venerdì hai incontrato Franco Antonello, il papà di un ragazzo autistico, appunto, la cui
storia ti ha permesso la nascita di Se ti abbraccio non aver paura. Cosa ti resta oggi di quegli incontri come uomo, come padre, ma anche come scrittore?

Non conoscevo né Franco, né Andrea. Abitiamo su luoghi diversi e la nostra rete di relazioni aveva come unico punto di contatto un suo amico, che è stato il mio ex dentista. Quindi ho dovuto non solo ascoltare la storia, ma entrare in contatto emotivo con quella relazione speciale che c’è tra Franco e Andrea. Questo non è un libro che puoi scrivere come se fosse un compitino per casa. O ci si lasciava coinvolgere o il libro sarebbe stato una fredda sequenza di date e luoghi. Mi ha aiutato essere padre, cioè avere esperienza di genitorialità, e aver avuto, come insegnante, più volte studenti con differenti gradi di autismo. Devi averne “confidenza” per poterne parlare, per far emergere le parole giuste.

Ho apprezzato il coraggio di Franco di rompere in qualche modo le regole comportamentali che vengono imposte ai genitori dai medici quando hanno un figlio autistico e decidere di intraprendere un viaggio con Andrea. Ho amato moltissimo il linguaggio che hai
utilizzato per far parlare Franco e Andrea. Ho amato moltissimo anche la moto che, in questo romanzo, diventa “un mezzo” per raccontare la storia di un padre e di un figlio autistico in viaggio, un vero, che li fa stare vicini, uniti. Come presenteresti tu Franco, Andrea e di questa moto.

Scrivere questo libro significava affrontare una montagna di vincoli. Ho dovuto tenere un linguaggio e un ritmo adeguati a quella storia e a come si è sviluppata. Ho scelto di raccontarla in prima persona, come se fossi il padre narrativo di Andrea. Non è stato per nulla facile.
Tra i tanti elementi di riflessione che si trovano nel romanzo, a me piace ricordare quanto esso sia anche un libro sull’energia. Non solo perché è un libro in movimento, e ciò necessita di energia. Non solo perché racconta di sfide, di coraggio: entrambi riportano, ancora, all’energia. E’ un libro su una grandissima intimità tra padre e figlio: qui si che ci vuole energia!
Ecco, due “personaggi” che sono un inno alla vita, allo sforzo di reagire a tutte le difficoltà.

Raccontaci il viaggio che sta facendo Se ti abbraccio non aver paura.

Stiamo girando, io e Franc ( e delle volte anche Andrea) tutta l’Italia a parlare di “Se ti abbraccio”. Personalmente ho fatto più di 220 incontri in quattordici mesi. Incontrato centinaia e centinaia di persone e di lettori. Ho visto un bel pezzo di Italia, che fa sperare bene.

Cambierai genere? O tornerai ai tuoi lavori?

Sto scrivendo un nuovo giallo dell’ispettore Stucky, ambientato in un campeggio naturista, lungo la costa dalmata.
In questi mesi ho ricevuto moltissime storie da genitori che vivono complicate relazioni con i propri figli. Mi dicono: lei che ha saputo scrivere una storia così, racconti anche la nostra esperienza. Ma io non voglio più scrivere un’altra storia come “Se ti abbraccio”. Se lo facessi, magari pensando di aver imparato ad affrontare “un genere” per farci dei soldi, non sarei uno scrittore, ma uno squalo che si siede fuori casa ad aspettare le “sfortune” altrui. “Se ti abbraccio” non è nato per un progetto fatto a tavolino. E’ venuto per caso. Non ci abbiamo messo alcun artificio per farne un buon libro.
Due padri volevano raccontare una bella storia. E l’hanno fatto.
Mi interessa, da sempre, l’ambito della salute umana. Ma va raccontato con maggior distanza. Storie così intime, a me, ne è bastata una.

 
Se ti abbraccio non aver paura,
di Fulvio Ervas
MARCOS Y MARCOS
gli alianti
320 pagine
17,00 euro 

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