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Sacco e Vanzetti condannati uccisi il 23/08/1927. La Presentazione di Valerio Evangelisti in Altri dovrebbero aver paura
Libri & Conflitti. Il 9 Aprile del 1927 Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco sono stati Condannati a Morte dal tribunale di Thayer per omicidio. Libri 6 Conflitti, li ricorda regalandomi la presentazione di Valerio Evangelisti al libro Altri dovrebbero aver paura, di lettere e testimonianze inedite Nicola Sacco – Bartolomeo Vanzetti, a cura di Andrea Cominicini presentazione. Con uno scritto di Andrea Camilleri (Nova Delphi libri pagine 272). A differenza di quanto pubblicato pre¬cedentemente queste missive aiutano a sviluppare una riflessione puntuale sul sentire dei due protagonisti riguardo alla situazione politica nell’America di quegli anni.
A tale documentazione si aggiungono le loro riflessioni su alcuni argomenti specifici: i giudizi sul movimento proletario internazionale, il ruolo della Chiesa nel mondo e la battaglia contro il pregiudizio religioso, le riflessioni sul fascismo in Italia e quelle riguardanti l’oppressione cui erano sottoposti il movi¬mento anarchico e il comunismo.
Un libro imprescindibile, quindi, per chiunque voglia conosce¬re attraverso documenti inediti l’esperienza e il coraggio dei due emigrati italiani condannati e uccisi il 23 agosto del 1927.

La faccia nascosta di Sacco e Vanzetti
di Valerio Evangelisti
La vicenda di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti è nota a parte del grosso pubblico grazie a un film di Giuliano Montaldo, alla canzone di Joan Baez che ne costituiva la colonna sonora e, in minor misura, ad alcuni articoli. L’immagine prevalente dei due anarchici è però quella di pure ‘vittime’: poveracci colpiti da un’ingiustizia di dimensioni clamorose, perché amplificata dall’accanimento di un intero sistema politico e giudiziario.
Non vi è dubbio che in questo profilo vi sia molto di vero, tuttavia è insufficiente. Mancano la dimensione ideologica di Sacco e Vanzetti, la loro militanza, il loro anarchismo. Questi elementi sono sfumati nel tempo, e forse era inevitabile; del resto furono gli stessi imputati che, durante il processo, rifiutarono la linea difensiva troppo politicizzata dell’avvocato socialista Fred Moore, a favore di una strategia più tecnica.
Ciò però mutila la storia di Sacco e Vanzetti della sua componente principale, fino a trasformarli spesso, almeno in passato, da “i due anarchici” a “i due italiani” – come se fossero stati uccisi solo per via della nazionalità. L’appassionato lavoro di Andrea Comincini, nel curare e proporre la corrispondenza di Sacco e Vanzetti rimasta inedita, viene a colmare dunque una lacuna gravissima, specie se si tiene in considerazione che si trattava di due figure niente affatto secondarie del movimento anarchico americano. Soprattutto Vanzetti, ma in minore misura anche Sacco.
Attraverso l’epistolario, incluse anche le lettere degli interlocutori, emerge il contesto in cui una condanna a morte a prima vista assurda (gli autori veri dei delitti furono individuati prima dell’esecuzione, i testimoni a discarico erano numerosi), maturò e fu perseguita con fanatico rigore.
L’anarchismo, negli Stati Uniti tra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti, non fu per niente una forza secondaria, né fu priva di un autentico seguito di massa. Nel paese aveva origini in gran parte autoctone, e pensatori schiettamente anarchici come Lysander Spooner, Benjamin Tucker, William B. Greene, Josiah Warren, Stephen P. Andrews e Voltairine de Claire avevano elaborato le loro teorie senza passare per Proudhon o Bakunin, ma attingendo direttamente al filone più radicale del liberalismo americano, arricchito da tematiche sociali ed egualitarie.
Perché però l’anarchismo diventasse movimento articolato e diffuso occorse attendere le grandi ondate migratorie dall’Europa centrale e meridionale. Giunsero negli Stati Uniti, mescolati alle folle immigrate, prima gli esuli della Comune di Parigi, poi altri militanti libertari che già lo erano stati in patria, oppure che lo divennero nel Nuovo Mondo. Il tedesco Johann Most, sbarcato nel 1882, fu pugnace divulgatore di un anarchismo che non rifiutava il ricorso al pugnale e alla dinamite, pur senza trascurare il lavoro di agitazione tra le classi subalterne. Altri anarchici migranti portarono invece una visione libertaria maggiormente in linea con la visione della Prima Internazionale. È il caso di Luigi Galleani, che ebbe in Vanzetti, e attraverso questi in Sacco, due dei più fidati collaboratori.

Il filone più fruttuoso fu però quello anarco-sindacalista. Gli Industrial Workers of the World furono sindacato di massa, ancorché minoritario. Nati su posizioni sindacaliste rivoluzionarie, sottoposti a tentativi di influenza da parte di leader socialisti come Eugene Debs e Daniel De Leon, mantennero la loro indipendenza e, pur tenendosi distanti dall’estremismo di Johann Most, finirono con l’accostarsi a un anarchismo tutto giocato in chiave sociale.
Mi spingerei a dire che la componente libertaria del movimento operaio e di protesta statunitense oltrepassò sempre, sotto un profilo strettamente numerico, l’influenza più aggressiva e vistosa dei comunisti, quando presero vita (lo stesso accadeva nel vicino Messico, e in buona parte del Sud America). Ebbero sorte comune allorché si scatenò una repressione generalizzata, preceduta dai raids di Palmer contro anarchici e sindacalisti rivoluzionari, con deportazioni illegali. Sta di fatto che dopo che la persecuzione, culminata nel maccartismo, cessò, il partito comunista ormai non esisteva più. Invece sopravviveva il movimento libertario entro alcuni sindacati, nei movimenti studenteschi e di base, in esperienze locali, in ardite speculazioni accademiche. Magari frammentato in correnti, però vivo.
Evidentemente aveva trovato un terreno ideale, sotto il profilo culturale e sociale, in cui impiantarsi. Tante erano le bandiere rosso-nere a Seattle nel 1999. Le troviamo, ancor più numerose, nel movimento Occupy dei giorni nostri.
Sacco e Vanzetti furono vittime di un potere che intuiva il pericolo e sapeva vedere lontano. Finalmente, grazie a questa corrispondenza integrale, ne cogliamo l’immagine intera, di militanti. Vanzetti prevale, ha più dimestichezza con la scrittura, una cultura più ampia, tanto da citare la psicoanalisi e una folta serie di letture. Sacco non è al suo livello, eppure si legge in trasparenza un eguale grado di dignità e di coerenza ideologica.

Non mancano i brani semplicemente poetici e volti agli affetti familiari. Non sono il nocciolo, che risiede invece in una convinzione spinta fino all’estremo sacrificio. La si legge nei toni talora aspri, nella costante attenzione all’attualità. C’è chi si è speso in tentativi assai goffi di “revisionismo storico”, con esiti fallimentari (non a caso, un testo di quel tipo, a firma Francis Russell, è l’unico libro sul caso tradotto in italiano).
La risposta migliore è scoprire l’identità completa dei due protagonisti. Anarchici coscienti e convinti, e mandati a morte per questo.


Andrea Comincini (1976), dopo essersi laureato in Filosofia, ha conseguito un Dottorato di ricerca presso lo Uni¬versity College Dublin. Giornalista pubblicista, scrittore e ricercatore indipendente, ha pubblicato un’edizione critica della Persuasione e la Rettorica di Carlo Michelstaedter e una monografia sullo stesso autore. Le sue ricerche hanno come oggetto l’evoluzione del pensiero materialista nella filosofia e nella storia.
Valerio Evangelisti (1952), saggista e romanziere, nel 1994 ha pubblicato il suo primo romanzo Nicolas Eymerich inquisitore, vincitore del Premio Urania. Tra gli altri suoi titoli di successo ricordiamo: Noi saremo tutto (Mondado¬ri 2004), Il collare di fuoco (Mondadori 2005), Controinsurrezioni (Mondadori 2008) e il suo ultimo One Big Union (Mondadori 2011).

Nicola Sacco e Bartolomeo Van¬zetti, emigrati e anarchici italiani, vennero arrestati il 9 maggio 1920 e accusati di un omicidio avvenuto qualche giorno prima nei pressi di Boston. Nonostante a loro carico non esistessero prove sufficienti, furono ingiustamente condanna¬ti alla pena capitale eseguita il 23 agosto 1927, nel penitenziario di Charleston.

 



Valerio Evangelisti (1952), saggista e romanziere, nel 1994 ha pubblicato il suo primo romanzo Nicolas Eymerich, inquisitore, vincitore del Premio Urania. Tra gli altri suoi titoli di successo ricordiamo: Noi saremo tutto (Mondadori, 2004), Il collare di fuoco (2005), Controinsurrezioni (2008) e il suo ultimo One Big Union (2011). È direttore editoriale della webzine "Carmilla on-line" che si occupa di letteratura, immaginario e cultura di opposizione.


Altri dovrebbero aver paura, lettere e testimonianze inedite 
Nicola Sacco – Bartolomeo Vanzetti
a cura di Andrea Cominicini
presentazione di Valerio Evangelisti
– con uno scritto di Andrea Camilleri

 

collana: ITHACA
pagine: 272
prezzo: euro 12,00
codice ISBN: 978-88-97376-16-3
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