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La Maleducazione sentimentale
Il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo quest’anno parla d’amore

Nel tempo della velocità, dell’accumulazione, dell’illimitatezza, della superficialità, di un eterno presente di plastica, della morte delle ideologie e delle passioni, della fretta, della paura, dell’angoscia e del femminicidio, l’amore è diventato fast love. Tutto di fretta, non si può attendere. L’espressione corteggiare è diventata comica. Non esistono progetti. Tutto e subito. Il sesso è sport, culto del corpo e dell’apparire. L’afasia sentimentale è dei giovani e dei giovanissimi. Ma non è che gli adulti scherzino. Le coppie si spezzano subito ma anche meno subito, ma anche molto tardi. L’incompetenza affettiva e l’analfabetismo amoroso dominano il panorama. Viviamo il tempo della maleducazione sentimentale.

In questo contesto, non proprio esaltante, il Festival della Filosofia di Modena, Carpi e Sassuolo dal 13 al 15 settembre propone quasi 200 appuntamenti, fra lezioni magistrali, mostre, concerti, spettacoli e cene filosofiche dedicate proprio al tema dell’amore. La manifestazione, che lo scorso anno ha registrato oltre 184 mila presenze, è promossa dal Consorzio per il Festival Filosofia i cui storici fondatori sono i Comuni di Modena, Carpi e Sassuolo, la Provincia di Modena, la Fondazione Collegio San Carlo, e la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Quest’anno le piazze, le chiese e i cortili ospitano oltre 50 lezioni magistrali. I protagonisti sono come al solito di alto profilo. Alcuni nomi: Remo Bodei (Presidente del Comitato scientifico del Consorzio), Enzo Bianchi, Massimo Cacciari, Roberta de Monticelli, Roberto Esposito, Umberto Galimberti, Massimo Gramellini, Salvatore Natoli, Giovanni Reale. Fra gli ospiti italiani primeggia Stefano Rodotà, reduce dalla grande Assemblea romana di via dei Frentani. Moltissimi anche i filosofi stranieri, oltre il 25% del totale, che impreziosiscono e intensificano la caratura internazionale dell’evento: Marc Augé, Luc Ferry, Anne Dufour Mantelle, Zygmunt Bauman, Manuel Cruz e tanti tanti altri.

Questi illustri maestri del pensiero, molti dei quali ormai di casa nei tre comuni emiliani, si confronteranno con il pubblico secondo una topografia attraversata da precise piste di lavoro: le “potenze dell’anima”, “l’amore transitivo e intransitivo”, le “politiche dell’amore”, e le “figure dell’amore”. I territori percorsi da questi itinerari sono quelli che studiano i rapporti tra pathos, ragione ed empatia; fra transitività e intransitività-narcisismo affettivo; la natura delle relazioni nella sfera pubblica; i miti e le narrazioni dell’esperienza amorosa. Senza dimenticare che la filosofia è essa stessa una forma particolare di amore, che prende origine, come ricorda Severino – richiamando Aristotele – dalla reazione al thauma e cioè allo sgomento che l’ “enormità angosciosa della vita” ha prodotto negli uomini sin dalle origini. E insomma, anche la filosofia nasce da un sentimento, da uno stato d’animo in assenza del quale nulla sarebbe mai nato: dalle passioni più struggenti, alle vendette più terribili e sanguinose, alle costruzioni dell’ingegno più ardito, agli amori più platonici, fino alle esperienze mistiche. Il programma filosofico del Festival offre inoltre ai visitatori la possibilità di ascoltare eminenti esperti che commenteranno testi nella sezione “La lezione dei classici”. Classici sull’amore. Da Platone ad Aristotele, dal Cantico dei Cantici alle opere di Agostino, da Spinoza a Smith, a Kirkegaard e Shopenhauer, fino alle costruzioni novecentesche di Lacan e Foucault, con l’aggiunta di un “fuori programma” comparativo col sistema cinese tradizionale.

Se le lezioni dei classici e quelle magistrali rappresentano lo zoccolo duro della manifestazione, un vasto programma creativo e ri-creativo offre narrazioni e performance, con reading e conversazioni che avranno come protagonisti, fra gli altri, Mogol, Stefano Benni, Philippe Daverio, Patrizia Valduga, Alessandro D’Avenia. Quest’ultimo, autore del best seller Bianca come il latte, rossa come il sangue, ma anche professore di liceo, ha dichiarato: “Bisogna distinguere fra emozioni e sentimenti. I ragazzi di oggi vivono di emozioni, di ciò che sollecita l’epidermide e fa schizzare l’adrenalina a mille. E’ la cultura di internet che si ferma alle sensazioni e alle immagini. Non si cercano le parole per dire ciò che si prova, tanto ci sono le faccine degli emoticon per questo. Si può raccontare una storia attraverso Facebook e WhatApp, il difficile è insegnargli a vivere, quando questa storia si fa carne e loro non sanno come comportarsi”. Proprio vero. Non mancherà la musica con Vinicio Capossela, Roberto Vecchioni, lo splendido Roberto Gatto quintet e l’attenzione, come sempre, ai libri e alle iniziative per i ragazzi.

Oltre trenta sono le mostre proposte quest’anno. Una rassegna sui temi amorosi nei dipinti del Barocco emiliano, una retrospettiva dedicata al fotografo americano Walter Chappell, una su John Lennon artista visivo e performer, una sull’agape contemporanea con opere di Hermann Nitsch e Joseph Beuys. Spiccherà per importanza l’anteprima assoluta dell’esposizione delle spoglie mano nella mano di due amanti rinvenuti in una tomba d’epoca romana. Le xilografie di Mimmo Paladino e interventi di street art a tema completeranno il programma dedicato alle arti visive. I pranzi e le cene filosofiche, ideate dall’infaticabile e geniale accademico dei Lincei Tullio Gregory, faranno, come si suol dire, da ciliegina sulla torta.
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