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A scuola di caos e di improvvisazione

Precari e studenti mobilitati (per l’11 ottobre è già stata fissata la prima scadenza), centinaia e centinaia di dirigenti scolastici ancora da insediare, problemi strutturali di tutti i tipi e il solito profilo di caos, improvvisazione e pressapochismo che ormai la scuola è costretta a subire da quando i vari governi si sono messi in testa di "fare la riforma". Per la scuola italiana oggi sarà il primo giorno di un lungo anno di problemi e tribolazioni. Non manca la nota “autoironica”: ieri il ministro Carrozza al termine di un incontro disastroso con i capi dei provveditorati agli studi ha annunciato che il prossimo confronto sarà con tecnologia streaming. Evidentemente, per il ministro lontano dai problemi reali si ragiona meglio.

Secondo i calendari scolastici regionali, i primi ad aprire i cancelli saranno gli istituti della provincia di Bolzano, che torneranno in aula oggi, seguiti martedi' prossimo dai colleghi del Molise e del Piemonte. L'11 settembre si apriranno, invece, le porte degli istituti scolastici del Lazio, della Toscana, dell'Umbria e della provincia di Trento, mentre il 12 tocchera' a quelle della Basilicata, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Marche, Veneto e Valle d'Aosta. Il 16 settembre zaino sulle spalle anche per i ragazzi dell'Abruzzo, della Calabria, della Campania, dell'Emilia Romagna, della Liguria e delle due isole maggiori, Sicilia e Sardegna. Gli ultimi a rientrare saranno quelli della Puglia, il 17 settembre. Questo in linea di massima. Non mancano scuole un po' in tutta Italia, infatti, che anticiperanno di due o tre giorni l'avvio delle lezioni: a consentirlo e' l'autonomia degli istituti, che permette a ciascun dirigente di decidere quando richiamare i ragazzi alle loro fatiche.

Tuttavia, l'inizio dell'anno scolastico che sta per partire si preannuncia 'caldo', poiche' presenta gia' non pochi problemi e criticita'. Come sempre, continuano a scarseggiare i fondi dedicati al comparto scuola, tanto da mancare in alcuni istituti italiani, ha denunciato Cittadinanzattiva nei mesi scorsi, la carta igienica, che e' divenuta un "vero e proprio lusso". L’istruzione è il settore che piu' ha pagato per l'attuale crisi economica totalizzando -3,5 milioni negli ultimi 4 anni.

I piu' mortificati da questo stato di cose sono gli insegnanti, un esercito di precari (un insegnante su 7 in Italia lo e') che aspetta di essere stabilizzato, che pur superando le prove del 'concorsone' - indetto l'anno scorso dall'ex capo di viale Trastevere, Francesco Profumo, e avendone dunque diritto - non ha ancora una cattedra da occupare. E cio' a causa del protrarsi del lavoro delle commissioni esaminatrici, che non sono riuscite a correggere per tempo tutti gli elaborati e a formare le graduatorie entro il 31 agosto scorso (e' il caso, ad esempio, del Lazio e della Toscana).

Dopo il presidio di lunedi', ieri gli insegnanti precari sono tornati a manifestare sotto le finestre dell’Usp di Roma con addosso delle magliette con l’indicazione del “curriculum”: Giorgio (25 anni di precariato), Maria (14) e Francesca (10). "Siamo stanchi di essere prima usati e poi gettati via come rifiuti da uno Stato che dimostra di non avere alcun interesse ne' per la nostra dignita', ne' per il nostro lavoro e ne' tantomeno per le sorti dell'istruzione pubblica" e' stato il loro sfogo nel denunciare l"'esiguita' del contingente di personale della scuola assunto a tempo indeterminato, solo 11 mila assunzioni, a fronte di un vero e proprio esercito di lavoratori precari che contribuiscono in maniera consistente al funzionamento della scuola statale". Mortificati ma non rassegnati hanno gridato ad alta voce di ritirare tutti i "tagli imposti alla scuola, a partire dalla Gelmini" e, su questa base, hanno richiesto l'"assunzione a tempo indeterminato su tutti i posti liberi e vacanti in organico di fatto e di diritto". Lunedi' prossimo andranno a far sentire la loro voce direttamente a Montecitorio. E l'11 settembre poi saranno invece sotto al Miur.

Altra emergenza - nazionale - e' infine quella dell'edilizia scolastica, priorita' nell'agenda del ministro Carrozza che mesi fa ha ricordato quanto fosse importante "accettarsi che i nostri studenti siano accolti ogni giorno in edifici soprattutto sicuri. Questo vuol dire impegnarsi nella manutenzione ordinaria e straordinaria dei circa 43.000 edifici scolastici". Quasi meta' di questi, ha denunciato Legambiente nel suo ultimo Rapporto, "non possiede le certificazioni di agibilita'", e "sono ancora tantissime, piu' del 65%, le scuole che non possiedono il certificato di prevenzione incendi". Per affrontare l'allarme, il 'decreto del Fare' ha gia' stanziato 450 milioni di euro per i prossimi tre anni.

Ma questo non e' tutto. La ciliegina sulla torta è che in alcune regioni sono stati annullati dal Tar i concorsi per dirigente scolastico. Il caso piu' eclatante e' quello della Lombardia, dove anche quest'anno 424 scuole rischiano, al momento, di restare senza 'guida'. Gare bloccate anche in Abruzzo, in Molise e in Toscana, in forse in Campania. Vi e' poi il problema delle assunzioni del personale Ata, altro folto gruppo formato da 3.700 unita', sospese in attesa di risolvere la questione dei docenti dichiarati inidonei (ad esempio per un'invalidita' improvvisa) che il decreto legge 95 del 2012 voleva inserire tra gli ausiliari.
Nei giorni scorsi il quotidiano specializzato "Italia Oggi" riportava che saranno oltre 1.100 le scuole costrette ad iniziare l'anno scolastico senza il capo d'istituto; altre 600 scuole, sottodimensionate, saranno affidate per la legge sul "dimensionamento" in reggenze; ulteriori centinaia rimarranno prive, per vari motivi, del loro dirigente. Ora l'Anief scopre che per tamponare la situazione non occorre alcun decreto d'urgenza di inizio anno. Bastava immettere in ruolo tutti i vincitori del concorso a cattedra indetto con D.D.G. del 13 luglio 2011". In una nota l’Anief aggiunge: "Dei 2.386 posti come capo d'istituto messi a concorso dal Miur, ad oggi ne sono stati assunti solo 1.402: a 984 per il secondo anno consecutivo e' stato chiesto di attendere. Eppure i posti vacanti ci sono. Perche', altrimenti, non vi sarebbero tante scuole senza dirigente. Con i direttori degli Uffici scolastici regionali costretti ad affidarle in reggenza, a dirigenti quindi gia' titolari di almeno un altro istituto. Violando, in tal modo, gli articoli 16 e 19 del bando di concorso, dove e' riportato che "i candidati utilmente collocati in graduatoria, in relazione al numero dei posti messi a concorso, sono dichiarati vincitori" e che "hanno titolo ad essere assunti in servizio in qualita' di dirigente scolastico con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, nel limite dei posti effettivamente vacanti e disponibili annualmente". "Tutto nasce - spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - dalla pessima gestione del concorso per dirigenti scolastici, che avrebbe dovuto selezionare oltre 2mila nuovi presidi, ma che a due anni di distanza ha prodotto una mole di contenziosi da guinness dei primati. Con 8mila ricorrenti che attendono gli esiti della giustizia. Con le procedure concorsuali da rifare in Lombardia e ancora ad alto rischio rifacimento anche in altre regioni". "Ora - continua Pacifico - e' vero che il reclutamento e' stato rallentato per l'attivazione dei vari ricorsi. In Lombardia, in particolare, un errore nella scelta delle buste contenenti il cartoncino con i dati personali dei candidati ha causato l'annullamento di alcune fasi del concorso, che andranno cosi' rifatte. Ma, senza arrivare all'approvazione di un decreto d'urgenza da parte del Consiglio dei ministri, sarebbe bastato che l'amministrazione avesse consentito l'assunzione di tutti i vincitori dei concorsi. Vi sono infatti regioni, solo sfiorate dai ricorsi, dove la meta' degli idonei sta ancora aspettando. Basta dire che, complessivamente, mettendo a confronto i posti banditi con le assunzioni svolte nell'ultimo biennio, rimangono ancora da immettere in ruolo il 41,2% dei nuovi dirigenti". "A rendere la situazione ancora piu' problematica - prosegue la nota -c'e' poi l'assurda insistenza del Miur ad opporsi al pagamento dell'indennita' relativa alle funzioni superiori ricoperte dagli 8mila docenti vicari dei dirigenti scolastici: di recente, dopo quello di Milano, anche il Tribunale di Lavoro di Frosinone ha confermato la tesi prodotta oltre un anno e mezzo fa dall'Anief (che su questo diritto leso ha presentato formale ricorso, avviando un'azione legale al giudice del lavoro)". "Serve una soluzione politica - dice Pacifico - perche' gli errori sono stati fatti anche altrove. Occorre quindi far ripetere le prove a tutti i ricorrenti (c'e' un ricorso dell'Anief pendente per oltre 2mila ricorrenti che attendono risposte dalla giustizia italiana). E, nel frattempo, procedere al veloce assorbimento dei candidati idonei che hanno dimostrato di meritare la dirigenza superando le verifiche, scritte e orali, cui sono stati sottoposti negli ultimi due anni".

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