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Libri & Conflitti. L'incipit di La promessa
Libri & Conflitti. Una donna si sporge dalla balaustra di un transatlantico in navigazione sull’Atlantico per recuperare una spilla che è rimasta impagliata alla sua sciarpa e cade accidentalmente in mare aperto. Mentre vede la poppa della nave che si allontana fa una promessa a Santa Rita, la santa protrettrice della causa impossibili: se riesce a salvarsi scriverà la storia della sua vita.
Luoghi e personaggi sfilano tumultuosamente davanti ai suoi occhi mentre il mare, tutto intorno, inizia a mostrare la sua forza minacciosa. A poco a poco l’immaginazione della naufraga s’impadronisce dei ricordi e li affranca dalla schiavitù del verosimile: la lotta con la morte ammette il ricorso a ogni stratagemma narrativo, a ogni invenzione di cui solo lo stile sicuro e sempre inspirato di Silvina Ocampo è capace.
Questo romanzo fantasmagorico, così lo definì l’autrice, al quale lavorò con dedizione per più di venticinque anni, sorprende per lo stile e per la ricchezza della trama e rappresenta un nuovo tassello nell’opera di riscoperta e ripubblicazione degli scritti della grande scrittrice argentina che laNuovafrontiera sta portando avanti. E' la storia di La promessa, di Silvina Ocampo (pag. 162 - euro 15,00 -la NuovaFrontiera


Sono analfabeta. Come potrei pubblicare il mio testo! Quale casa editrice lo accetterebbe! Mi pare impossibile, a meno che non accada un miracolo.
Credo nei miracoli.
“Ti voglio bene e prometto che sarò buona”, dicevo sempre per commuoverla quando le chiedevo un favore, nella mia infanzia e molto tempo dopo, finché ho saputo che era “l’avvocata dell’impossibile”.
C’è chi non capisce che si possa parlare a una santa come a una persona qualsiasi. Se conoscessero tutte le mie preghiere, direbbero che sono blasfemie e che non sono devota a santa Rita. Di solito statue e statuette la rappresentano con un libro di legno, misterioso, nella mano che tiene sul cuore. Non ho dimenticato questo particolare del suo atteggiamento quando le ho promesso, se
mi avesse salvato, di scrivere un libro e di finirlo per il giorno del mio prossimo compleanno. A quella data manca quasi un anno. La cosa ha cominciato a preoccuparmi. Pensavo che mantenere la promessa mi sarebbe costato un grave sacrificio. Mi sembrava che compilare questo dizionario di ricordi a volte vergognosi, umilianti, significasse consegnare la mia intimità a chiunque. (Una preoccupazione che, in fin dei conti, si è rivelata senza fondamento). Non ho una vita mia, ho dei sentimenti. Le mie esperienze non hanno avuto importanza nel corso della vita e neppure sull’orlo della morte, invece la vita degli altri diventa mia.
Battere a macchina queste pagine, visto che non ho denaro per pagare la copiatura a una dattilografa, richiederebbe un lavoro improbo (non ho amiche disinteressate che siano capaci di farlo). Presentare il manoscritto agli editori, a un qualunque editore del mondo, che magari mi rifiuterebbe la pubblicazione, a meno che non la pagassi grazie alla vendita di oggetti a cui tengo o a qualche lavoro subalterno, l’unico di cui sarei capace, significherebbe rinunciare al mio amor proprio.
Come sono lontani i giorni felici in cui, sulle amache e sullo scivolo del parco di Palermo, mangiavo con i miei nipoti brioche e toffee al cioccolato bianco; tempi in cui mi sentivo sventurata e che ora mi sembrano felici, quando i miei nipotini si sporcavano le mani a tal punto, giocando con la terra, che una volta tornati a casa di mia sorella, invece di farmi il bagno o di andare al cinema, dovevo pulirgli le unghie col sapone Carpincho, neanche fossero stati in Questura per farsi prendere le fatidiche
impronte digitali. Proprio io, da sempre convinta dell’inutilità di scrivere un libro, oggi mi ritrovo impegnata a farlo per mantenere una promessa che considero sacra.
Mi sono imbarcata per Città del Capo tre mesi fa, sul piroscafo Anacreonte, per riunirmi alla parte meno noiosa della mia famiglia: un console e sua moglie, cugini che mi hanno sempre protetto. Tutto quello che si aspetta con troppa ansia, si realizza malamente o non si realizza affatto. Ammalata, sono dovuta tornare indietro subito dopo l’arrivo, per colpa di un incidente che mi è capitato durante il viaggio di andata. Sono caduta in mare. Sono scivolata giù dal ponte di coperta, nel punto in cui si trovano le scialuppe di salvataggio, mentre mi chinavo sul parapetto per recuperare una spilla che mi era caduta e penzolava dalla mia sciarpa.
Com’è successo? Non lo so. Nessuno mi ha visto cadere. Forse ho avuto un mancamento. Mi sono svegliata in acqua, stordita dal colpo. Non ricordavo neppure il mio nome. La nave si allontanava
imperturbabile. Ho gridato. Nessuno mi ha sentito.
La nave mi sembrava più immensa del mare.
Per fortuna sono una buona nuotatrice...

(...)

Silvina Ocampo (Buenos Aires, 1903-1993) è stata a lungo uno dei "segreti meglio custoditi" della letteratura argentina, all'ombra della sorella maggiore Victoria, del marito Adolfo Bioy Casares e dell'amico di sempre Jorge Luis Borges. Poetessa di valore, ottima traduttrice e soprattutto maestra del racconto, è oggi universalmente riconosciuta come un classico della letteratura di lingua spagnola.


La promessa,
di Silvina Ocampo 
La NuovaFrontiera
collana Basilisco
pagine 162
euro 15,00

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