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La recensione. Prosopagnosia. Un mondo di facce uguali
Prosopagnosia. Poco noto in Italia risulta il deficit percettivo acquisito o congenito del sistema nervoso centrale che la parola lo definisce. Eppure i dati che arrivano da Germania, Inghilterra, Stati Uniti e Australia stimano la prevalenza della prosopagnosia attorno al 2-3% della popolazione generale. Circa 1.5 milioni di persone in Italia potrebbero esserne affette. Il termine nasce dall’unione di prosopon (faccia) e agnosia (non conoscenza). Stiamo parlando dunque della “cecità per i volti”, dell’impossibilità di riconoscerli. I più che oggi sono informati sulla prosopagnosia l’avranno scoperta, in modo probabile, nelle pagine di Oliver Sacks, il famigerato racconto L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello (Adelphi), che dà il titolo al libro, o L’occhio della mente (Adelphi), e altre sue pubblicazioni che raccontano dei protagonisti di questo disagio.
È Davide Rivolta, attualmente ricercatore presso il dipartimento di Neurofisiologia del Max Palnck Institute for Brain Research di Francoforte, ad aver curato in Italia la pubblicazione Prosopagnosia. Un mondo di facce uguali (edizioni FerrariSinibaldi pag. 152 euro16,00)
Un testo divulgativo e necessario scritto con l’obiettivo di divulgare l’interessante mondo del riconoscimento dei volti, così come dei metodi che vengono utilizzati per lo studio di quest’ambito, come i problemi che potrebbe causare un’abilità anormale di riconoscimento di facce.
Due sono le forme di prosopagnosia: acquisita e congenita. Un disturbo cognitivo come la prosopagnosia acquisita presenta diverse cause. Tra queste “l’ictus celebrale, o eventi traumatici spesso da mettere in relazione a incidenti sportivi o automobilistici, ma ancora lobectomie finalizzate all’asportazione del focolaio epilettogeno in pazienti con epilessia, da disturbi degenerativi e da avvelenamento da monossido di carbonio”.
“In Inghilterra se ne parla molto sui media ed si trovano libri sull’argomento – spiega Davide Rivolta. - Inoltre esistono istituti che organizzano incontri annuali sul tema. E in questi incontri persone comuni, scienziati e prosopagnosici ne discutono. In Australia è stato il nostro gruppo della Maquarie University a parlarne per primo, nel 2007, in pubblico attraverso radio e TV. Abbiamo creato un database in cui diverse centinaia di persone – aggiunge - hanno lasciato la loro testimonianza; molte hanno contribuito partecipando alle nostre attività di ricerca. In Italia è difficile fare sensibilizzazione sul tema. Ho contattato testate quali Corriere della Sera, Repubblica, Focus (solo per citarne alcuni) ed emittenti radiofoniche descrivendo il problema e dando la mia disponibilità a raccontare la prosopagnosia. Non ho mai ricevuto risposta”.
La conoscenza scarsa del disturbo coinvolge anche specialisti e questo potrebbe avere ripercussioni drammatiche in ambito clinico: bambini con prosopagnosia possono ricevere la diagnosi sbagliata di autismo con tremende ripercussioni emotive sulla famiglia.
Come vive un prosopagnosico, dunque? “Alcuni di loro – spiega Rivolta - sono molto ansiosi e vivono ogni circostanza sociale come un incubo in cui sono terrorizzati dal fatto di non riuscire a conoscere persone familiari quali un cugino o un vicino di casa. Altre la prendono con humor e raccontano a tutti del loro problema ridendoci sopra”. Il libro di Rivolta è un tentativo di abbattere le barriere tra scienza di alto livello e opinione/informazione pubblica su una tematica che ha un riscontro sociale immediato.
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