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Roma, rischia la chiusura la storica libreria "Rebel Store" a san Lorenzo

Rischia la chiusura la libreria “Rebel Store” a Roma, nello storico quartiere di San Lorenzo. Marco de Rose, il proprietario, sarà costretto a chiudere in caso non dovesse riuscire a saldare la mensilità di affitto.

Una esperienza storica
Componente fondamentale di quel microcosmo sociale, attorno al quale gravitano in perenne attività i “movimenti antagonisti” di estrema sinistra romani, il Rebel Store è una libreria di pochi metri quadrati fondata dal sociologo Valerio Marchi nel 1999, situata accanto agli studi di Radio Onda Rossa.Versa ora in grave crisi economica e Marco de Rose, colui che ha ricevuto il testimone dall’ormai defunto proprietario, sociologo a sua volta e studioso della subcultura ultrà, si è trovato costretto ad aprire una sottoscrizione per chiedere aiuto, ai compagni e alle compagne, che potranno versare un contributo sul blog del negozio. La preoccupante condizione economica in cui verte il “Rebel Store” è solo una delle tante spie dello stillicidio che sta subendo la diffusione della cultura in Italia, stillicidio che però interessa particolarmente quell’ambito della cultura che sicuramente non va per la maggiore nelle librerie Mondadori o IBS. Il “Rebel Store” in questo, grazie all’attività di Valerio Marchi e della sua preparazione sulle controculture giovanili che si sono sviluppate dall’800 a oggi, è sempre riuscito a fornire un’alternativa tangibile, che si è impreziosita col tempo anche grazie all’ampliamento della sezione sull’Anarchia ad opera di de Rose. Per non parlare degli scaffali ben forniti di volumi sulla storia dei Centri Sociali e sulle periferie, e della collezione di dischi ska, punk e rap.

Qualche compromesso pur di sostenere l'editoria indipendente
Da qualche tempo a questa parte Marco de Rose è dovuto scendere a compromessi e far fronte alle esigue entrate, ampliando l’offerta dalla sola libreria a una sezione di abbigliamento, con la consapevolezza del travaglio a cui va incontro chi vuole promuovere l’editoria indipendente. Il contesto italiano in particolare, infatti, dopo l’arrivo del fantasma della crisi nel 2011, presenta preoccupanti carenze dal punto di vista dell’investimento sulla cultura e sulla diffusione libraria. L’assorbimento dell’utenza, peraltro sta giungendo ai minimi storici, e chi si prefigge di promuovere cultura e informazione (che sia alternativa o di mainstream) deve fare fronte a innumerevoli problemi legati alla ricezione di un pubblico che, obiettivamente legge e si informa sempre di meno.

Una politica per legare cultura e diritti
Un piccolo barlume viene dalla recente approvazione da parte del Consiglio dei Ministri delle misure per agevolare chi compra libri, offrendo una detrazione fiscale del 19%. Può essere questa una maniera per incentivare l’acquisto dei libri e far riscoprire a una grande fetta della popolazione italiana il piacere della lettura? La condizione disastrosa in cui vertono i centinaia di editori che hanno dovuto dimezzare tra il 2011 e il 2012 la tiratura dei volumi (circa 162 odierni, contro gli oltre 300 negli anni passati) rende più fosco l’orizzonte. I dubbi sono leciti, pensando al quadro culturale del paese delineato dai recenti dati ISTAT, secondo i quali solo il 40% della popolazione italiana ha letto almeno un libro durante l’anno. Dati che a freddo lasciano ben poco sperare ad una rivalsa del libro sui mezzi mediatici (e-book e Internet) che oramai si sono imposti nell’immaginario collettivo e nella quotidianità.

Del resto gli interessi economici che si muovono dietro i grandi mezzi d’informazione e della gestione delle reti agiscono da rullo compressore anche nei confronti della classe politica. È questa infatti che dimostra di non essere più in grado di decidere alcunché in materia di politica culturale. L’occasione potrebbe essere quella di includere i servizi culturali, e quindi anche i libri, nel pacchetto di reddito di cittadinanza. In questo modo si otterrebbero effetti sicuri, sia sul piano dell’arricchimento culturale delle giovani generazioni, sia sul settore editoriale più direttamente collegato al libro cartaceo.

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