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"Come è triste la città che chiude i suoi teatri". Rioccupato stamattina il Valle a Roma
Questa mattina è stato rioccupato il Teatro Valle a Roma. Una quarantina di persone che contestano non solo i ritardi nell’inizio dei lavori a quattro mesi dall’accordo per lo sgombero dell’edificio dopo tre anni di occupazione ma anche la politica culturale del sindaco e della Giunta Marino, che tante speranze aveva acceso nella città dopo il disastro Alemanno, hanno ripreso il controllo dell'edificio. L'occupazione è momentanea, anche in vista del Consiglio comunale di oggi pomeriggio sulla manovra di bilancio. 
Il Teatro Valle, dopo quasi 3 anni di attività, è stato sgomberato ad agosto corso. “L’assessorato alle politiche culturale non ha mantenuto le promesse”, dicono gli ex occupanti. Gli attivisti invitano la cittadinanza sabato 29 alle ore 16.00 a Spin Time in via Santa Croce in Gerusalemme a prendere parte all'assemblea pubblica "#tristeèlacittà | vogliamo cambiare rotta!". "Per discutere insieme -spiegano- come trasformare l'interlocuzione in atto tra Fondazione Teatro Valle Bene Comune e Teatro di Roma in un luogo di confronto reale sulle politiche culturali, per scrivere insieme una proposta di progetto artistico e gestionale che sia realmente una sperimentazione sul piano dei beni comuni, frutto di un dialogo con artisti e operatori del settore e uno strumento di progettazione partecipata. Un'altra assemblea nello stesso luogo si terrà lunedì 1 dicembre, alle ore 18.

Il quadro dei teatri e più generalmente dell'offerta culturale e artistica a Roma è desolante. “Il Teatro Eliseo è stato chiuso dalla forza pubblica dopo una gestione fallimentare dei privati ma dopo che per anni è stato il teatro privato più finanziato con risorse pubbliche, si legge nel documento diffuso questa mattina. Il Teatro Palladium non è più sede del RomaEuropaFestival, unica programmazione internazionale di rilievo a Roma, ed è tenuto aperto a stento con un progetto di cui si capisce poco la natura. Al Quirino – un tempo teatro di patrimonio pubblico ETI come lo fu il Valle e regalato ai privati – confusione e poca trasparenza sulla gestione. Teatro India, la scena off della città, luogo naturale della ricerca e delle compagnie emergenti, è stato chiuso per lavori discutibili decisi dall’allora direttore Lavia e rimane – una sala esclusa – un cantiere. Al Teatro dell’Opera altro pasticcio: mancanza di una direzione, di un progetto e di finanziamenti. I lavoratori protestano, per salvare quelli che forse sono anche dei privilegi, ma rientrano firmando un contratto capestro in cui si impegnano a non scioperare. Un precedente pericolosissimo per tutti. Cinema America, sgomberato e punto. Chiudono a decine le sale cinematografiche, chiudono le librerie. I Teatri di cintura a forza di definanziarli, lottizzarli, e ormai monopolizzati da Zetema, stentano a divenire qualcosa: eppure dovrebbero essere i centri propulsivi di azione culturale nei territori, nelle periferie”.

Gli ex occupanti tracciano quanto successo negli ultimi 4 mesi, da quando sono stati sgomberati: “E a 4 mesi dall’uscita, il Teatro Valle è ancora chiuso. Sbarrato. La stagione di spettacoli, laboratori, residenze, produzioni, creazioni, formazione che lo avrebbe animato è stata cancellata per tutta la città. In cambio di niente. A guardare a distanza ci viene naturale una domanda: quello che veniva definito problema, non era forse una possibile soluzione?”.

"Come è triste la città che chiude i suoi teatri", questo il messaggio che vogliono mandare alla città di Roma in un documento che rilancia l'idea della cultura come bene comiune. 

 

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