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Roma, il junk food nelle mense scolastiche. "Ce lo chiede l'Europa"
Junk food in questi giorni in tutte le mense scolastiche di Roma Capitale . È l’iniziativa dell’assessore alla scuola, infanzia, giovani e pari opportunità, Alessandra Cattoi. Investita dal sacro fuoco dell’appartenenza all’Europa, l’assessora, così si firma, ha pensato bene di apportare delle modifiche nel menu dei bambini che usufruiscono del servizio mensa. Servizio totalmente a carico delle famiglie in base al reddito Isee.

E che ha fatto l’assessora? In nome della cittadinanza e della cultura europea ha introdotto nel menu 15 pasti “che richiamano le abitudini culinarie delle diverse nazioni europee”. A suo parere e come dichiarato nella lettera informativa giunta alle famiglie “può essere utile ai nostri figli per acquisire una maggior consapevolezza dell’appartenenza dell’italia all’Ue”. Dice lei, l’assessora.

La finalità potrebbe anche essere apprezzabile, ma il cibo arrivato un po’ meno. Anzi é proprio da annoverare in ciò che si definisce cibo spazzatura. Proprio quello che ha reso, alla lunga, i boys americani obesi e sdentati. Proprio quel cibo vietato da tutti i nutrizionisti di nuova generazione. E invece é arrivato, a scuola, in questi giorni. Neanche a rispettare l’atmosfera del vicino Natale che promuove il convivio e il buon cibo della nostra tradizione alimentare, imbattibile in tutto il mondo. Avrebbe potuto attendere il Carnevale per motivarla come burla, ad esempio.

Uno dei 15 menu servito il tre dicembre ai bambini, dai tre ai 10 anni delle scuole del terzo municipio ha visto (ma con lente d’ingrandimento) i fish and chips, ovvero pochi grammi di pesce pastellato e un pugnetto di patatine. No primo piatto, no verdura, no frutta.
A consolazione degli affamati, un plum cake invisibile alla carota, come tradizione "english" vuole. Già serviti, in altre scuole di Roma capitale, differenti menu europei. Chicken and chips per i bimbi di Ostia e wurstel per le scuole di Roma centro. Grammature minime, porzioni irrisorie e bambini affamati come mai. All’uscita dalle lezioni tutti in pizzeria a divorare chili di focacce nostrane, comeraccontano le mamme, in attesa della consolatoria e casareccia cena made in Italy. Genitori in rivolta, hanno aggredito ciò che potevano, cioé la pagina Fb della Cattoi. Lei stessa nella lettera con dicitura in testa alla pagina “Viva l’Europa”, ha invitato a farlo “Resto a disposizione di tutti voi per accogliere contributi e suggerimenti…sul mio profilo Facebook”.

Alcune contestazioni dei genitori apparse su Fb
“Ieri hanno dato fish&chips ai nostri bambini.... a parte la qualità, no comment sulle porzioni !!!!”
“Eleonora alle 17 si è mangiata mezzo kg di pizza”
“Signora Cattoi, modifichi il suo progetto inserendo attività veramente didattiche come la musica degli altri stati europei ad esempio o le lingue europee...inventatevi qualcosa di intelligente, stimolante e davvero educativo!”

“Buonasera assessore, le volevo chiedere se le sembra una scelta sensata servire wurstel ai bambini visto che è uno degli alimenti causa della ostruzione delle vie aeree. ... la prego di darci una risposta visto che questa scelta sta causando allarme in noi genitori!”
“È normale proporre il “fish &chips” una delle combinazioni alimentari più intossicanti e deleterie per il fegato?
Ormai lo sanno anche i sassi.E il comune di Roma propone il pollo fritto, il pesce fritto, wurstel, il goulash.
Perché invece non mostrate ai bambini (piccoli e meno piccoli) materiale visivo sui costumi folkloristici o le canzoni (bellissime peraltro) dei paesi della comunità?
Cosa proporrete tra poco, di far assaggiare la birra per conoscere meglio L’Irlanda o una bella vodka per conoscere la Polonia”

Che l’assessora scelga la via della cucina per arrivare in Europa è quanto mai stravagante e anche scriteriato. Non sa che uno dei maggiori punti di forza che ha il made in Italy passa proprio tramite i fornelli? Se vuole invece ottimizzare la sua funzione e avere consensi, inizi a visitare le scuole pubbliche, non quelle private. Le scuole di periferia, quelle più disagiate, ove manca tutto persino i banchi e la carta igienica (a cui provvedono le famiglie) e c’é ancora l’amianto da smaltire.
E se vuole promuovere la cultura europeista introduca corsi di lingue straniere e si batta affinché dalle graduatorie del Provveditorato passi alle scuole un maggior numero di docenti di lingua inglese. Ne parli con il ministro Giannini e faccia sentire la sua disapprovazione per ciò che sta accadendo nella scuola pubblica che é allo sbando. Altro che fish and chips, assessora. In Europa non si entra così!

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