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Per un’Europa di progresso

All-Europa-il-Nobel-per-la-pace-2012

Il mondo è in rapida tra­sfor­ma­zione. Società ed eco­no­mia della cono­scenza hanno pro­fon­da­mente ridi­se­gnato equi­li­bri rite­nuti con­so­li­dati. Aree geo­gra­fi­che depresse hanno con­qui­stato, in tempi sto­ri­ca­mente irri­sori, poten­ziali enormi di svi­luppo e cre­scita. Cono­scenza, cul­tura e inno­va­zione rap­pre­sen­tano più che mai il traino deci­sivo verso il futuro. All’opposto l’Occidente, e alcuni aspetti del suo modello di svi­luppo, sono entrati in una crisi pro­fonda. L’Europa, in par­ti­co­lare, risulta inve­stita da gra­vis­simi e appa­ren­te­mente irri­so­lu­bili pro­blemi: disoc­cu­pa­zione, crisi del tes­suto pro­dut­tivo, ridu­zione sostan­ziale del wel­fare. A pochi anni dalla sua for­male con­sa­cra­zione, con la nascita uffi­ciale della moneta comune, l’Europa rischia di defla­grare come sogno di una comu­nità di cit­ta­dine e cit­ta­dini che ave­vano ambito ad una nuova Nazione comune: più ampia non solo geo­gra­fi­ca­mente, quanto nello spa­zio dei diritti, dei valori e delle oppor­tu­nità. Lo sto­rico ame­ri­cano Wal­ter Laqueur ha par­lato della «fine del sogno europeo».

Le respon­sa­bi­lità sono diverse e distri­buite e inve­stono cer­ta­mente l’eccessiva timi­dezza nel pro­cesso di costi­tu­zione poli­tica del sog­getto euro­peo: la respon­sa­bi­lità di pre­sen­tare que­sto oriz­zonte poli­tico, cul­tu­rale e sociale con le sole fat­tezze della seve­rità dei “conti in ordine”. L’Europa dei mer­canti e dei ban­chieri, della restri­zione e del rigore: una sorta di gen­darme che impone limiti spesso insen­sati, piut­to­sto che soste­gno nell’ampliare pro­spet­tive di visuale sugli svi­luppi del futuro. Pro­prio a causa di ciò, assi­stiamo, in cor­ri­spon­denza della crisi, ad un’impressionante cre­scita di egoi­smi locali, di par­ti­co­la­ri­smi e di veri e pro­pri nazio­na­li­smi. Feno­meni spesso inten­zio­nal­mente orga­niz­zati per sfrut­tare males­seri veri, e reali stati di sof­fe­renza, ma che rischiano di pro­durre rea­zioni esat­ta­mente oppo­ste a quanto oggi ser­vi­rebbe alle popo­la­zioni d’Europa.

Come scien­ziati di que­sto con­ti­nente –con­sa­pe­voli che esi­ste un nesso inscin­di­bile tra scienza e demo­cra­zia –sen­tiamo quindi la neces­sità di met­terci in gioco. Di riba­dire che il pro­cesso di costru­zione degli Stati Uniti d’Europa è la più impor­tante oppor­tu­nità che ci è con­cessa dalla Storia.

Che società ed eco­no­mia della cono­scenza –essen­ziali per il pro­cesso di reale evo­lu­zione civile, paci­fica, eco­no­mica e culturale-si ali­men­tano di comu­nità coese e col­la­bo­ra­tive, di comu­ni­ca­zioni intense e pro­dut­tive e di uno spi­rito cri­tico che per­mei strati sem­pre più vasti della società.

L’unica rispo­sta pos­si­bile alla crisi incom­bente è allora la costru­zione dell’Europa dei popoli, di un’Europa di Pro­gresso! Rea­liz­zata sulla base dei prin­cipi di libertà, demo­cra­zia, cono­scenza e soli­da­rietà. Nutriamo la stessa spe­ranza con cui Albert Ein­stein e Georg Frie­drich Nico­lai nel “Mani­fe­sto agli Euro­pei” del 1914 richia­ma­rono alla ragione i popoli euro­pei con­tro la sven­tura della guerra, e con cui Altiero Spi­nelli, Euge­nio Colorni ed Erne­sto Rossi ispi­ra­rono l’idea d’Europa nel loro “Mani­fe­sto di Ven­to­tene” del 1943.
Vogliamo ripren­dere ed esten­dere all’Europa lo spi­rito che nel 1839 portò gli scien­ziati ita­liani a orga­niz­zare la loro prima riu­nione e a inau­gu­rare il Risor­gi­mento di una nazione divisa.

Vogliamo orga­niz­zare a Pisa la «Prima riu­nione degli scien­ziati Euro­pei» e pro­porvi di fir­mare que­sto appello che è il nostro «Mani­fe­sto per un’Europa di Progresso».

Primi fir­ma­tari:
Carlo Ber­nar­dini, Vit­to­rio Bidoli, Mar­cello Buiatti, Vin­cenzo Cava­sinni, Remo Cesa­rani, Paolo Dario, Tul­lio De Mauro, Rino Fal­cone, Ser­gio Fer­rari, Pie­tro Greco, Fran­ce­sco Lenci, Tom­maso Mac­ca­caro, Paolo Nan­ni­pieri, Pie­tro Nastasi, Gior­gio Parisi, Giu­lio Peruzzi, Clau­dio Puc­ciani, Carlo Alberto Redi, Gior­gio Sal­vini, Vit­to­rio Sil­ve­strini, Set­timo Ter­mini, Vir­gi­nia Volterra

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