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Libri & Conflitti. L'estratto di EN-AMAZONIE. UN INFILTRATO NEL MIGLIORE DEI MONDI
. Libri & Conflitti Prima delle vacanze di Natale nel 2012, Amazon recluta migliaia di precari. Un giornalista decide di infiltrarsi in un magazzino logistico unendosi al turno di notte… Un libro-inchiesta che nasce da una serie di domande che Jean-Baptiste Malet non riusciva a porre direttamente ai dipendenti di Amazon perché nella grande azienda vige il silenzio stampa. Domande necessarie visto che in Francia la desertificazione delle librerie reali è sempre più massiccia e che l’abitudine all’acquisto on line sta creando un nuovo modello socio-economico. E, soprattutto, relazionale. Si scoprono, allora, aspetti inquietanti: le condizioni durissime del lavoro che motivano il continuo turn over, l’apoteosi della precarietà, la politica seduttiva dell’azienda che costruisce “aure di convivialità” per mascherare lo sfruttamento dei dipendenti alimentando una competitività tra gli stessi in nome di una legge ferrea: l’efficienza del sistema. Ma nessuna efficienza è un meccanismo astratto (senza sudore e senza diritti), e se questa sia davvero la strada giusta da percorrere è il dubbio che solleva questo libro che rompe il muro del silenzio intorno al Gigante.




Analizzo con lo sguardo i visi dei candidati. Tutti, con aria seria, hanno capito molto bene che il lavoro si preannuncia faticoso. Per scongiurare la visione dei volti preoccupati dalla sua presentazione, Catherine ripete fino alla nausea, tra le due informazioni: “Se decidete di restare, è perché siete motivati; voglio solo persone motivate e chiedo agli altri di andarsene, non li voglio”.
Si tratta di una retorica ben sperimentata. Dopo ogni frase-rimprovero, seguita dal silenzio, nessuno si muove. È questa la prova che tutti sono «molto motivati»? No. La ragione è molto chiaramente più prosaica.
Dopo l’incontro collettivo, mi fermo a bere un caffè con la metà delle persone del gruppo. Tutti, senza eccezione, pensano che sarà come vivere «in prigione». Faccio conoscenza con Sylvain, un aitante ragazzo abituato a lavorare nel campo delle costruzioni, che mi spiega che un lavoro che dura un mese e mezzo «è sempre così». Poi c’è Amélie, ventiquattro anni, che ha studiato medicina per lavorare come aiuto infermiera, ma non trova lavoro nel suo settore. Poiché non vuole “rimanere senza fare niente, tra Amazon e niente, per ora meglio Amazon”. Incontro anche Eric, un uomo con gli occhi verdi, che si trova in una condizione economica precaria. Eric è il più vecchio di tutti quelli che hanno partecipato all’incontro e per questo cercherà, inutilmente, di pagare le consumazioni. Dopo aver lavorato molti anni in un’azienda di hi-fi ed elettrodomestici, ha avuto l’idea di mettersi in proprio, “un bel negozio gestito da uno specialista dove i clienti potevano venire consigliati nel migliore dei modi”, mi assicura, ancora un po’ emozionato. Dopo un periodo in attivo, il suo negozio ha avuto “degli alti, ma soprattutto dei bassi”.
Eccolo ora indebitato, divorziato, messo alle strette, ma determinato a uscirne. Gli resta solo la possibilità del lavoro interinale. Spera che i suoi anni di esperienza come lavoratore dipendente siano un patrimonio per lui che sogna di firmare, un giorno, un contratto a tempo indeterminato.
Attorno al tavolino del bar, dove, nonostante le numerose difficoltà che colpiscono questi lavoratori interinali, il calore umano sembra resistere, tutti ascoltano Eric, lo capiscono e lo incoraggiano affinché risalga la china. In merito all’occupazione, tutti sono pronti ad accettare tutto, senza riluttanza, per la semplice ragione, unanimemente condivisa, “che, in questo momento, c’è solo Amazon”.
Dopo questo caffè, non incontrerò più Sylvain, Amélie ed Eric. Dapprima perché il sito logistico è immenso. Ma anche perché la sua organizzazione divide gli operai in tre squadre, due di giorno e una di notte, ognuna delle quali è ripartita in due gruppi, i lavoratori del «ricevimento» e quelli della «produzione». Infine, perché i test selezionano i lavoratori interinali adatti a lavorare per Amazon e alcuni non saranno ritenuti tali. Ma soprattutto perché la natura stessa dei diversi posti di lavoro, così come la direzione di Amazon, ci isoleranno. Tutto ciò rende praticamente impossibile che si creino dei legami tra le persone, cosa che potrebbe essere un preambolo a una solidarietà di gruppo.

[...] Le prime notti sono difficili perché occorre prendere il ritmo della vita notturna. Le seguenti sono allo stesso modo estenuanti perché bisogna sopportare il male alla schiena, al collo, al polso dove è attaccato lo scan per tutta la notte, ma anche alle cosce soggette a crampi muscolari. Ci sono anche lunghi momenti, per me di solito verso le 3:30, in cui le gambe si pietrificano senza preavviso, si induriscono di colpo, come se le ossa e i muscoli si solidificassero tra loro, senza avvisare, diventando come un blocco di granito. Per dieci, quindici o venti minuti, diventa difficile mantenere il ritmo fissato dalla produttività: le gambe sembrano diventate di pietra. Poi di colpo si sbloccano e permettono di completare la notte.


[...]
ALLEGATO 7 − POLITICA RELATIVA ALLE
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Jean-Baptiste Malet è un giornalista. Reporter investigativo, ha lavorato per «Le Monde Diplomatique» e «Charlie Hebdo».
Il suo primo libro è Derrière les lignes du Front (Golias, 2011)

En-Amazonie. Un infiltrato nel migliore dei mondi
Jean Baptiste Malet
kogoi edizioni

ISBN: 978-88-98455-04-1
[epub] ISBN: 978-88-98455-08-9
collana: Cultura & Società
pagine 160
euro 12,75
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