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Libri & Conflitti. L'estratto di Slot City. Brianza-Milano ritorno
. Libri&Conflitti Slot machine, videopoker, roulette. Sono oltre cinquecentomila gli “apparecchi elettronici da divertimento” legalmente installati e funzionanti in tutta Italia. anche di questo tratta Slot City. Brianza-Milano ritorno (pagine 110, euro 12,00 Robin round)
Una crescita esponenziale che nel 2012 ha portato alla raccolta di quarantaquattro miliardi di euro. Molti di questi apparecchi sono oggi presenti in Lombardia, nell’area un tempo “ricca” e “imprenditoriale”, attorno al cuore finanziario di Milano. I dati, però, non dicono tutto. Dietro le cifre ci sono storie e territori. Oltre la “patologia” c’è una normalità sulla quale si concentra questa inchiesta.
Partendo dalla Brianza di Consonno, città fantasma costruita negli anni Sessanta dall’imprenditore e sedicente “conte” Mario Bagno, passando per Arcore e i quartieri-cintura di Milano. Un reportage “post-industriale” tra capannoni costruiti con le agevolazioni della legge Tremonti Bis, abbandonati e oggi adibiti a “sale slot”, lungo le strade e nelle fermate dei pendolari (bar, stazioni, autogrill). Una mappa della catastrofe della “provincia imprenditrice”, un bilancio degli investimenti “artefici” del miracolo, spostati dalle piccole fabbriche, alla borsa e, infine, al comparto del gioco“legalizzato”.


Quella di Monza e Brianza è una delle provincie a più alto incremento di imprese dedite al gioco. In un anno, sono aumentate di circa il 34%, con investimenti soprattutto per le apparecchiature a gettone.
Anche qui, c’è chi passa le sue giornate al bar davanti alle slot machine e, in attesa di un lavoro che non arriverà, perde i pochi risparmi rimasti. Poi c’è il boom del gioco on line, socialmente sommerso. A Monza, si calcola che su cinque persone con una dipendenza da gioco, quattro siano uomini, di solito tra i 40 e i 45 anni, di fascia socioculturale medio-bassa. Il gioco on line sta però modificando questa tendenza sia in termini di scolarizzazione che di genere. Le donne, che poco frequentano bar e locali, si trovano infatti meglio proprio davanti a un pc. Ed è proprio nell’immateriale della rete che i sogni di Mario Bagno sembrano essersi spostati.
C’è Luca, che vive in un’auto e tutti i giorni va a Milano al lavoro. Ha perso tutto in una sala scommesse, si è indebitato fino al collo, ma il lavoro è riuscito a tenerlo. Non è un caso di gioco d’azzardo patologico, o forse sì, ma poco importa. Ciò che è sicuro è che il suo è un caso di ordinaria povertà. Sono i poveri d’azzardo, quelli che incontri qui. Luisa, ad esempio. Lei il lavoro l’ha perso, ma non per il gioco. L’ha perso e basta. E poi c’è Lydia, una nomade, che per strada c’è sempre stata. Ma quando la vedi giocare alle slot machine, ti chiedi dove siamo arrivati, se pure lei non stacca gli occhi dal quadrante luminoso. Poi incontro Adriano, con sua zia. Ha dieci anni, una mamma e un papà, come tutti i bambini. Come tutti i bambini cerca di crescere, ma nella sua vita qualcosa si è rotto. La zia lo porta a camminare, parla poco, sguardo basso. Poi si scioglie. Cercano suo padre, passano di bar in bar, e quando lo trovano cercano di portalo via. Le urla la notte, il sonno che manca come e forse più dei soldi. L’affetto. E le menzogne che anche Adriano dice a scuola, dove nessuno sa niente. Da due anni, Adriano va molto male a scuola. È disattento, dicono. Forse ha solo paura. Mi racconta che i soldi non ci sono, non bastano mai, perché suo padre spende tutto. Continua a lavorare, ma senza regolarità. Si finge malato e si attacca al computer. Poi esce e ricomincia alle slot. Adriano non gioca, nemmeno con gli altri bambini. Dice che ha paura anche di giocare, adesso.
Tra il centro di Monza e quello di Milano ci sono circa venti chilometri. Quasi come tra Consonno e Arcore. Chilometro più, chilometro meno. Attraversando Brugherio, Sesto San Giovanni e, soprattutto, Cologno Monzese. Qui - come a Arcore – si è trasferito l’immaginario del conte Bagno. Non puoi dire Cologno Monzese senza dire Mediaset. Non puoi dire Mediaset senza immaginarti un mondo di conduttori, vallette, gioco a premi, quiz e di ripetitori di trasmissione radiotelevisiva molto simili a quella del minareto – farlocco come i dicasteri di Calderoli – del conte Bagno a Consonno. L’immaginario, qui, ha un nome e un cognome un po’ stinti, ma ancora efficaci: Silvio Berlusconi. Col conte Bagno ha in comune certe idee di grandezza, ma al contrario del conte la “città ideale” del Cavaliere esiste e, entro certi limiti, resiste.
La città ideale è un po’ più in là, a dire il vero, a Segrate, lungo la tangenziale est di Milano. È la cosiddetta Milano 2. Un filo la lega a tutto il resto. Compreso il tono, al tempo stesso elegiaco e bucolico, esaltato e campestre da paese dei balocchi misto a rifugio delle fate che già campeggiava su cartelloni e dépliant della Consonno del nostro conte Bagno. Solo che qui siamo a est di Milano, nel quartiere residenziale voluto da Berlusconi, costruito tra il 1970 e il 1979 e con strilloni del tipo: «Un’alternativa all’espansione edilizia disordinata e parassitaria».
A Segrate, 34 mila abitanti, il 21 dicembre scorso carabinieri e polizia locale hanno chiuso un circolo ricreativo trasformato in sala poker. Non avveniva dai tempi del conte Bagno. Hanno sequestrato soldi, denunciato a piede libero gestori e giocatori, trovato 10mila fiches e decine di mazzi di carte, oltre a tavoli da gioco da casinò. Sono state trovate anche slot machine non collegate alla rete Sogei, ovvero “sconosciute” al Fisco e ai controlli dei Monopoli di Stato. «È solo la punta dell’iceberg, qui venivano a giocare a poker anche dalla Svizzera», racconta un rappresentante delle forze dell’ordine. «Sappiamo che ce ne sono altre in tutto l’hinterland». Nulla di nuovo sotto il sole, certo. O forse no.
Nel gennaio del 2013, l’Azienda Sanitaria Locale 2 ha lanciato un allarme. Nei 53 comuni coperti dall’Asl – si va da Cernusco sul Naviglio a Pioltello, da Melzo a Melegnano fino a Rozzano – sono dislocate circa 4.200 slot machine, limitandosi solo a quelle legali. I disagi da gioco d’azzardo sono in aumento. Anche se i malati in carico sono 100, dediti soprattutto a scommesse videpoker, il sommerso pre-patologico è enorme, 8mila persone, tra giovani e adulti. Molti gli studenti con comportamenti a rischio. Anche qui, nulla di nuovo sotto il sole, certo. O forse no.

Marco Dotti, lavora per Vita magazine, dove coordina un gruppo di ricerca sul gioco d’azzardo, e insegna Professioni dell’editoria al corso di laurea specialistica in Comunicazione (CPM) dell’Università di Pavia. Ha pubblicato saggi su e traduzioni da Antonin Artaud, Jean Cocteau, Catherine Pozzi, Léon-Paul Fargue, Jean Genet. Il suo ultimo libro è Il calcolo dei dadi. Azzardo e vita quotidiana (ObarraO, Milano 2013).

Slot city. Brianza-Milano e ritorno
di Marco Dotti (con infografiche di Teo Riva)
robin round
pagine 110 
euro 12.00
ISBN  978.88.95731.87.2
 
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