Martedì 22 Ottobre 2019 - Ultimo aggiornamento 23:36
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Libri & Conflitti. L'estratto da IN FUGA DAL SENATO
Libri & Conflitti In fuga dal senato, di Franca Rame (chiarelettere) Un libro di denuncia e di passione. Civile e politica. Franca Rame ripercorre l’esperienza amara fatta in parlamento tra il 2006 e il 2008, 19 mesi trascorsi in Senato e raccontati attraverso storie, aneddoti, personaggi (Andreotti, Finocchiaro, Dell’Utri, Calderoli, Colombo, di Pietro...) con la sensibilità teatrale e comica di chi, come Franca, è sempre stata sulla scena. Fino all’ultimo. Senza mai abbandonare lo spirito originario dell’impegno civile e politico che l’ha portata, dopo tante battaglie, a dare le dimissioni da senatrice. Una testimonianza unica perché ci fa vedere nei suoi aspetti più grotteschi la distanza che separa chi crede nella politica come servizio e chi invece la politica la fa solo per mestiere.

In settimana la recensione a cura di Carlo D'Andreis


Senatrice! È un ordine o una scelta?

Natale 2005. Proprio nel bel mezzo del pranzo, con tutta la famiglia riunita, Jacopo, mio figlio, salta fuori con una trovata delle sue: «Mamma, devi candidarti al Senato». Stavo bevendo e a momenti mi strozzo: acqua di traverso, tossisco forsennata e in dieci a battermi le mani sulla schiena. Che mi vogliano uccidere?! «Basta!» urlo.
Respiro profondo: «Ma che dici, Jacopo, sei impazzito? Con tutto quello che ho da fare! Mi vado a candidare?! Per senatrice poi... Ma chi vuoi che mi voti? Sei fuori!».
Lui, Ariete testardo, per convincermi fa un sondaggio su internet: Che ne direste di rischiare di mandare al Senato Franca? La sua
candidatura convincerebbe molti che hanno rifiutato di votare a mettere la loro scheda contro Bingo-Berlusca e sbatterlo fuori?
Ps: Mia madre non sa niente di questo e probabilmente mi strozzerà... Ma siamo in guerra, mamma...
E sono arrivati un mare di «sì, Franca senatrice!».
«Hai visto? Che ti dicevo, mamma?»
Mi telefona un sacco di gente: «Vai! Buttati!».
Mi contatta anche Antonio Di Pietro, che si dice ben contento di candidarmi senatrice nel suo partito.
Corro da Dario, che si sta godendo un film con De Niro in tv, a volume da festa de L’Unità: «Ho settantasette anni il 18 luglio, ho lavorato come una belva umana per tutta la vita, devo terminare un sacco di testi da consegnare e ho un sacco di piazze in cui debuttare... Senatrice!!! Non ce la farei, non sono all’altezza, mi sento inadeguata... Ho paura!».
«Ma sei pazza?» sghignazza Dario. «Non t’ha mai fatto paura niente nella vita... che mi vai raccontando adesso? Stai anche diventando bisnonna! Adesso ti metti pure a piangere?! Ti vedesse la tua nipotina Jaele... “Che vergogna, nonna, piangere alla tua età!” Ti vogliono in sei regioni: Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia, Toscana, Umbria... Ma cosa vuoi di più? Presentati... Pre-sen-ta-ti!»
Alla fine mi sono decisa. Farò la senatrice, mi son detta. Ho aperto un blog per tenere traccia della mia attività parlamentare, e soprattutto per tastare il polso ai miei sostenitori. Ho scritto quotidianamente, posto domande e ricevuto risposte. Molte! Sono stata eletta: auguri!
È il 10 aprile, tarda sera, anzi piena notte. Ieri e oggi, sabato e domenica, ci sono state le elezioni. Ho preso circa 500.000 voti.
Ero andata a letto presto. Sento un gran baccano provenire dal cortile sotto casa, in corso di Porta Romana a Milano. È una banda con tanto di trombe, tromboni, sassofoni e tamburi, e sta suonando una nostra canzone di teatro, Ma che aspettate a batterci le mani. Il ritmo è forsennato e gli ottoni danno spernacchiate da far tremare i vetri. Vado alla finestra insieme a Dario, apriamo le persiane, eccoli di sotto. Quasi tutti i vetri che danno sul cortile si spalancano. I coinquilini si affacciano stupiti a loro volta. Qualcuno grida indignato:
«Ma vi pare l’ora questa per far baccano?!». È una grossa formazione, la riconosco: è la Banda degli ottoni scoppiati. E insieme a loro ci sono anche dei ragazzi truccati da clown che ballano e fanno scocchiare nacchere e tamburelli.
«Ma che è?!» chiedo io ancora stupita.
«Credo che stiano suonando per te...» mi fa Dario fingendosi sorpreso a sua volta. «Ti stan facendo festa, credo
per via delle elezioni.»
«Che elezioni?!»
«Ah già, vuoi vedere che t’hanno fatto senatrice?!»
Da tutto il palazzo arriva un grande applauso e qualcuno grida: «Complimenti Franca, ce l’hai fatta!».
Anno 2006
Ora cosa vi portate nel mondo di me?
28 aprile 2006
Sono a Roma, è il giorno in cui mi presenterò al Senato.
Mi sono svegliata alle 5. Agitata. Alle 5.30 decido di fare una camminata. Il sole sta per spuntare. Il portiere dell’albergo,
assonnato, mi guarda strano: «Che succede, senatrice? Come mai così presto, mi aveva chiesto la sveglia per le nove, non
si sente bene?».
E questo che sta dicendo? Senatrice? Oddio, adesso mi chiameranno tutti così?
«No, no, grazie... sto bene, vado a far quattro passi...» lo tranquillizzo con un sorriso. Dà un’occhiata all’orologio,
ma non fa commenti.
Esco e giro a destra, via Ripetta. Ho ancora quattro ore. Dove vado? Cammino veloce, arrivo all’Ara Pacis.
Quando sto per superarla, non posso fare a meno di buttarci un occhio. La sento un po’ ingolfata in quella scatolona di vetro con cui Veltroni l’ha rivestita. Le grandi lastre di cristallo riflettono gli alberi e il Tevere che scorre lì sotto, e i pochi passanti indaffarati non la degnano nemmeno di uno sguardo. È l’altare della Pace. Si sente un po’ trascurata, fuori moda... che senso può avere? Ho letto che
sulla trabeazione un tempo stava scritto: «Una volta usciti da questo luogo cosa portate nel mondo, di me? La pace
dovrebbe ingiungervi a purezza, rifiuto di sangue innocente, sparso ignobilmente nel fango...».
Sulla facciata sono scolpiti bassorilievi che raccontano di uomini togati che camminano uno appresso all’altro. La tradizione popolare li considera gli antichi senatori di Roma.
Meno male che oggi viviamo in un paese che aborrisce per Costituzione la guerra e, se vi partecipa, è solo per portare aiuto e conforto agli afflitti. Purtroppo siamo costretti ad andarci coi carri armati e i cacciabombardieri da combattimento...
Non si capisce perché, i liberati ci scambiano sempre per aggressori!

(...)


Franca Rame (1929-2013) è stata una protagonista assoluta del teatro italiano. È coautrice e curatrice delle commedie di Dario Fo. L’impegno politico e civile ha sempre definito il suo modo di fare teatro. Eletta senatrice per l’Italia dei valori nel 2006, si è dimessa nel 2008. Con Fo ha pubblicato l’autobiografia UNA VITA ALL’IMPROVVISA (Guanda 2009).



In fuga dal Senato
di Franca Rame
chiarelettere
collana: Reverse
pagine 320
prezzo €13.90

ISBN 978-88-6190-493-4

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi