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Libri & Conflitti. L'estratto da C'E' POSTO TRA GLI INDIANI
Libri & Conflitti. Un’auto in fiamme che corre lontano. Una rissa tra spacciatori magrebini con un cocker di troppo tra i piedi. Una madonna appesa al muro che raccoglie ringraziamenti per episodi salvifici nei quali, forse, non ha avuto poi ‘sto gran peso. Una comparsa di Cinecittà morta da un bel po’ ma ancora frequentatrice di bar. Una partita di tennis decisamente fuori tempo massimo. Una veglia funebre tra narghilè, birra speziata e un malinteso di fondo. Un uomo anziano vestito in modo impeccabile che non si capisce davvero da dove spunti fuori. Il padre di un caro amico che non avrebbe mai dovuto scomparire e invece è scomparso. Una donna amata ormai assente, ma più presente di quando era presente.
Uno zingaro troppo cresciuto e dalla memoria troppo lunga. Uno zaino abbandonato con dentro un ricordo che ancora sanguina.
Ad attraversare tutto ciò, in una notte che ha il sapore ferroso delle ultime cose, un uomo deciso a uccidersi. E infine una misteriosa presenza alla quale consegnare un cane e una confessione episodica, frammentata, su quello che è andato storto, sul perché, il percome e a chi attribuire le eventuali colpe. E sorprendersi nello scoprire che ai raggi del primo sole un posto tra gli indiani, forse, è rimasto.


Partenza : largo Preneste, angolo via di Portonaccio. (E una Madonna illuminata dai cinesi). Largo Preneste dopo una certa ora sembra la periferia di Bagdad. La periferia di Bagdad come appare nei nostri telegiornali, almeno. Poco prima che inizino a cadere le bombe e la gente in giro si diriga verso casa a passo neanche eccessivamente svelto, sperando in dio o in qualche suo surrogato.
La madonnina degli ex voto, all’angolo con via di Portonaccio, è illuminata da decine di piccole luminarie elettriche. Bobo alza la zampa e inizia a pisciare contro una piastrella ammassata in terra che spunta dalle altre. Una piastrella con su scritto: P.G.R. Per quella preghiera che tu sai.
Marcello non è credente. Bobo nemmeno, è evidente. Solo che Bobo è un cocker spaniel di colore fulvo con la vescica piena, e a lui nessuno ha mai chiesto o preteso nulla, a riguardo. Marcello invece, appartenendo all’equivoca e fellona razza umana e a un’ancor più equivoca nazione intimamente quanto ferocemente democristiana, qualcosina in merito ha dovuto spiegarla. Si ricorda ancora quello che disse al suo insegnante di religione al liceo, Carlo, un giovane seminarista itterico dall’alito cattivo, terrorizzato fisico.
«Senti, Carlo, sei un bravo ragazzo, e anche intelligente, a tuo modo, ma come fai a pensare che io possa credere anche solo per un momento che un disco di farina sciapa pressata rappresenti la mia salvezza eterna? Sì, insomma, va bene il simbolismo della liturgia, la ritualità comune, ma un po’ di senso del ridicolo non guasterebbe, che credi? E allora mettiamo i J-I-JO coi mitra spianati nel presepe a far la guardia alla grotta, no?».
Questo disse Marcello a Carlo, il giovane seminarista. Non lo disse proprio in questi termini, con la stessa fluidità espositiva, che deriva chiaramente dalla maggior consapevolezza dell’oggi innestata nel ricordo di ieri. Il giovane seminarista, comunque, giudicò il suo ragionamento piuttosto eterodosso, seppur non privo di una sua bislacca logica.
Marcello avverte a poco a poco il corpo riappropriarsi del suo spazio nel mondo. Non ho esagerato così tanto col mix anestetico, in fondo. Non sono rimasto nemmeno paralizzato, pensa. Legge delle frasi incise sulla maiolica.
P.G.R. Per aver guarito il mio unico amore.
P.G.R. Per avarmi salvato la vita.
P.G.R. Per avermi fatto trovare lavoro.
P.G.R. Per avermi fatto trovare casa.
P.G.R. Per avermi guarito la gamba dopo quel brutto incidente.
P.G.R. per tutto l’amore che spargi sul mondo.
Per tutto l’amore che spargi sul mondo. Ma che cazzo, pensa Marcello. Nel mondo sono sparsi solo odio, rancore e solitudine. Ma dove vivono questi? Cosa pensano, che davvero tutte le prodigiose guarigioni occorsegli non siano solo culo sfacciato? E perché a loro sì e agli altri miliardi di sfigati no? E pure fosse, bella Madonna elitaria del cazzo sarebbe, non trovate, miracolati dei miei coglioni?
Marcello formula tutte queste domande nel cervello mentre fissa la statuetta di gesso, sbrecciata, scolorita, monca di una mano, scaldata da fioche luminarie cinesi in stile lapide di-anziano-scapolo-non-ricordato-manco-dall’ultimo- compagno-di-bocce-rimasto-in-vita. Poi piega la testa verso Bobo. È lì, di poco laterale ai suoi piedi, muso incastrato fra le zampe. Respiro regolare, occhio semichiuso.
Marcello sfiora con la punta delle dita la tasca posteriore sinistra dei jeans. Poi si decide, ne tira fuori il foglio consegnatogli da Alfred. È da un po’ che Bobo non mangia più. L’ho fatto visitare, è sano. Credo che si sbloccherebbe se ci vedesse insieme un’ultima volta. Come già sapevi, ho cambiato casa. Questo è l’indirizzo. Ciao. Non ti addormentare, bello. Ne abbiamo di strada da fare. Certo, lo so, bisogna raccapezzarcisi, in questa storia qua. Anche se poi, in fondo, questa storia qua è una storia piuttosto normale. Anzi, più che normale, normalissima. Questa storia qua, infatti, narra di uomo che forse continua a vivere o forse inizia a morire. Anzi, forse continua a vivere o forse muore, in quanto ha iniziato a morire già da parecchio tempo. Quindi, forse, questa storia qua narra di uomo che forse continua a iniziare a morire o forse muore e oplà. In questa storia qua ci sono un veterinario, un cocker fulvo, un misterioso signore identico all’attore inglese Michael Caine, una banda di pakistani che vendono sigarette senza permesso, un lavapiatti tunisino che spaccia salvia sbriciolata, una donna che non c’è più ma è più presente di quando c’era, un vecchio barbone ritardatario, un marchettaro coi denti guasti, un ragazzone un po’ toccato ma piuttosto perspicace, un’amica d’animo davvero buono e mai trombata quando ce ne sarebbe stata l’occasione, una lunga confessione inconfessabile, la Madonna con meches cinesi, un’auto in fiamme, un fantasma vestito da guardia giurata, uno zingaro troppo cresciuto, un funerale decisamente sui generis, un gigante-bambino con una prima pazzesca, una vecchia fuori di testa col suo pappagallo, un padre riemerso
da un doloroso ricordo, una donna saggia con dentro un dolore immenso che sa ascoltare e sa parlare e pure qualcosa d’altro. E poi ci sono delle scelte da fare. Dei bivi davanti a cui decidere la strada da imboccare. Vi ho avvertito, bisogna raccapezzarcisi, in questa storia qua.

Alessio Dimartino è nato a Roma, dove tira a campare tra il lusco e il brusco. Ha pubblicato due romanzi: Tutti vivemmo a stento (2010) e Il professore non torna a cena (2012).

C'è posto tra gli indiani
di Alessio Dimartino
Giulio Perrone editore

collana Hinc
pagine 200
euro 13,00
in uscita il 28 marzo
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