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Libri & Conflitti. L'estratto di LE GABBIE SOCIALI DELLA GLOBALIZZAZIONE
Libri & Conflitti E' uscita l’opera sociologica di Dario Leone “Le gabbie sociali della Globalizzazione” nella collana Multitudo per Susil edizioni.
Il testo analizza la completa scomparsa della dimensione collettiva, il distacco del potere dalla politica ed il trionfo del libero mercato che sono solo alcune delle caratteristiche del nuovo e trionfante Capitalismo globalizzato.




Eide Spedicato Iengo, osservando il saggio di Dario Leone scrive che questo libro introduce, in modo chiaro e puntuale, all’accidentata lettura di una realtà-ragnatela, la globalizzazione, un processo di interconnessioni e di interdipendenza fra realtà geografiche, sociali e culturali differenti, che ha dato luogo a mutamenti strutturali di portata planetaria nella sfera della politica, nel terreno dell’economia, nei modi di pensare, nell’allestimento delle forme di conoscenza, nella vita di relazione, nella fattualità della vita sociale. Quantunque nella storia delle idee la globalizzazione, che rinvia ai concetti di “mondo” e di “mondo come un tutto”, non sia un processo nuovo (basti pensare alla progressiva espansione dei modelli del Vecchio Continente tesi a unificare i destini del pianeta, già a seguito della scoperta dell’America), oggi si esprime in forme decisamente inedite a fronte del passato.
Indica, infatti, il passaggio dall’ordine sociale della modernità verso una sua nuova versione. Una versione che esprime la realtà di un soggetto collettivo (dalle proprietà di sistema) impegnato a favorire spazi e legami trans-nazionali, a promuovere reti globali tese allo sviluppo e al perfezionamento di nuove tecnologie, a reperire le condizioni migliori di valorizzazione del capitale, ad orientare l’organizzazione produttiva verso modelli e criteri gestionali improntati sempre più alla privatizzazione e al profitto. Da qui derivano la coesistenza nello stesso tempo di strati temporali diversi e realtà culturali inconciliabili, la messa in crisi degli equilibri geo-politici del pianeta e, non da ultimo, attraverso i mezzi di comunicazione di massa, la trasformazione della storia umana in contemporaneità. In sintesi, e detto altrimenti, con la globalizzazione la società viene, per così dire, stirata nello spazio-tempo, e chi la abita non riesce più a controllare direttamente le condizioni delle proprie azioni. In tale cornice è inevitabile- ad eccezione delle minoranze che non si riconoscono nel dettato globalizzante o le élite che fanno parte dell’ordine dei globalizzatori- l’omologazione delle donne e degli uomini globalizzati ad uno stesso sistema di valori, linguaggi, gusti, opinioni sulla realtà o, meglio, è inevitabile l’affermarsi di un soggetto eguale a tutte le latitudini pur a dispetto delle apparenti diversità.
Dunque, se –come si accennava- sul versante economico, la globalizzazione domanda movimento di capitali che fluttuano in tempo reale sui mercati finanziari integrati, esasperazione della dimensione simbolica del danaro, disponibilità di connessioni comunicative e informative attraverso le nuove tecnologie, crescente rapporto tra aziende, adattabilità e mobilità della forza-lavoro alle esigenze produttive; se sul piano delle tecnologie della comunicazione, concorre alla diffusione di scenari che, poggiando su identiche realtà virtuali, favoriscono l’omologazione ai modelli della cultura dominante; sul terreno della politica, la globalizzazione comporta il collasso delle istituzioni tradizionali della democrazia rappresentativa. Infatti, se l’impegno dello stato-nazione è quello di rendere il suo territorio sempre più seduttivo per gli imprenditori internazionali e, nel contempo, gestire scelte effettuate da organismi non elettivi come il Fondo monetario, ne discende ineluttabilmente che il vecchio partito di massa si trasforma fatalmente in un comitato elettorale a servizio di “politici” che potranno, comunque e in ogni caso, incidere poco o nulla sulle scelte politico-economiche, dato che a governare sono le banche centrali.
In questo nuovo assetto socio-economico-culturale c’è, e non potrebbe essere altrimenti, chi valuta con preoccupazione questo processo che ha infranto l’alleanza storica fra economia di mercato, Stato sociale e democrazia, che finora ha integrato e legittimato il progetto della modernità, fondato sullo Stato-nazione; e chi, per contrappunto, la auspica come strumento utile a liberare i mercati dai lacci di qualsivoglia regolazione.
E’ all’interno di questo quadro composito e complesso che si inscrive l’analisi di Dario Nicolangelo Leone. Un’analisi attenta, compatta, puntuale che, muovendo dalla rassegna critica delle principali teorie della globalizzazione e della società liquida, si apre a ventaglio sulla lettura critica della nostra contemporaneità alla maniera di Bauman; disegna il percorso della crisi epocale della società occidentale che opacizza la propria autocoscienza e la propria capacità di azione politica, rendendo poroso il cemento sociale; allerta sullo scollamento delle configurazioni identitarie individuali e collettive da territori specifici che costringono a convivere stabilmente con l’incertezza; invita a rifiutare l’omologazione culturale sempre più incontrastata e arrogante del nord-est del mondo per riscoprire i concetti di equità e di equilibrio; prende le distanze dalla influenza sottile dei media e della realtà virtuale che possono affascinare ed orientare verso un mondo onirico e rovesciato rispetto a quello della concretezza diurna; insiste sull’inderogabilità del giudizio critico e sull’onestà intellettuale che aiutano a non praticare sconti per nessuno; mette in guardia sulle trappole legate agli aspetti mitici e illusori dei processi globalizzanti che non vanno lasciati in mano al mercato, ma avrebbero bisogno di una regolamentazione vincolante che, tuttavia, al momento non sembra essere messa all’ordine del giorno nelle agende internazionali.
Già questi brevi cenni precisano che quello che qui si presenta è un testo dialogico, mondano e militante che, nel denunciare il carattere irrazionale e mortificante della società globalizzata che asservisce l’individuo entro uno schema di colonizzazione economica, politica, civile e culturale, aiuta a riflettere sulle contraddizioni, le derive, le tensioni del nostro oggi e a ribadire l’essenzialità di non ridurre il pensiero a puro strumento di produzione.
Ma queste pagine sono anche altro: sono la registrazione di una delusione. La delusione di chi ha assistito al crollo delle grandi narrazioni e al collasso delle sintesi collettive che costituiscono il tessuto connettivo dei rapporti sociali. La delusione di chi ha visto la politica diventare altro da sé, i partiti trasformarsi non di rado in comitati di affari tesi ad inseguire seggi e meccanismi elettoralistici, il Parlamento tradursi in uno spazio ininfluente e senza peso a seguito del trasferimento di gran parte della sua sfera decisionale al libero mercato. Sono, insomma, la documentazione di una delusione seguita al cambio di marcia di una società che, per dirla con le parole dell’Autore, si vanta di essere post-ideologica e post-utopica e, privilegiando lo schema della buona vita piuttosto che quello della buona società, trascura che l’assenza di un’immagine salda e chiara del modello di società ideale, è un modello che propaganda la felicità come un supermercato propaganda i suoi saldi. E’ all’interno di questa cornice che hanno agio e spazio di diffondersi le espressioni dell’individualismo radicale, il cosmopolitismo utilitarista, l’area dei diritti senza doveri, l’assenza di garanzie, le malintese libertà.

 

Le gabbie sociali della globalizzazione
di Dario Leone
Susil
ISBN 8897880177
Pagine 176
Euro 13,00

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