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Libri & Conflitti. La recensione di CIE E COMPLICITA' DELLE ORGANIZZAZIONI UMANITARIE
Libri & Conflitti. In Italia, in tredici Centri di Identificazione ed Espulsione sono recluse oggi migliaia di persone – nel 2012, 7.012 uomini e 932 donne – che hanno la sola colpa di essere migranti. Miliardi di euro vengono spesi per trattenere queste persone e poi espellerle, verso i Paesi dai quali erano faticosamente e onerosamente partite. Molti di questi soldi pubblici finiscono nelle tasche delle organizzazioni “umanitarie” che hanno accettato di gestire i CIE, ben sapendo che i dispositivi fondamentali sui quali questi non-luoghi sono costruiti sono gli stessi che hanno caratterizzato i campi di internamento storici, compresi i lager nazisti. Le frequenti manifestazioni di disagio dei reclusi nei Centri non lasciano dubbio alcuno sulle condizioni di vita al loro interno. E, d’altra parte, chiudere in gabbia delle persone che si spostano nel mondo non sembra in ogni caso una risposta accettabile. Questo libro vuole aprire una riflessione seria e non ideologica sull’istituzione CIE e invita ciascuno di noi a confrontarsi con la propria personale responsabilità riguardo alla loro esistenza.

L'estratto QUI

Il libro di Davide Cadeddu ci parla dei CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione) oggi più presenti nei mass-media in seguito alle molte rivolte, scioperi ed episodi di autolesionismo accaduti al loro interno. I CIE sono veri e propri luoghi di detenzione, dove uomini e donne che non hanno commesso alcun reato restano reclusi fino a un periodo che può durare – adesso- anche diciotto mesi.

Nei CIE ci si entra per motivi di vario tipo, come ci dice il racconto di Aziz, da cui ne è evaso due volte: “Ai CIE si entra per tanti motivi, con tante storie diverse. La maggior parte delle persone che ho conosciuto è stata portata in un CIE perché, una volta perso il lavoro, ha perso il permesso di soggiorno che a questo è collegato”.
Proprio per questo meccanismo che la macchina delle espulsioni di cui i CIE fanno parte, come rileva l’autore, genera una condizione di terrore negli immigrati che vivono con la paura di tornarsene nei paesi di appartenenza da cui sono fuggiti (di solito per fame, a causa della guerra o perché perseguitati) per giunta con un debito da pagare contratto per comprarsi il viaggio clandestino che con molte sofferenze li ha portati fin qui.

L’autore con il supporto di numerosissime fonti e con l’ausilio di molti articoli affronta il tema dei CIE da vari punti di vista; così apprendiamo che, nonostante “la macchina” delle espulsioni costi duecentomila euro allo Stato, solamente una parte molto esigua dei clandestini è rimpatriata, compito per cui formalmente sono preposti tali apparati. Più avanti si citano tutte le leggi che a vario titolo, e durante governi diversi, hanno modificato la natura e il tempo massimo di permanenza nei CIE.

L’autore cerca inoltre di ripercorrere la storia dei campi d’internamento, in continuità tra loro per la caratteristica di essere Istituti Totali dove i diritti dei reclusi sono sospesi e dove non esistono alcun tipo di regole, a differenza dei carceri, dove esistono delle regole ben precise.

La questione centrale (e anche la più inedita e coraggiosa) di questo libro, dichiarata esplicitamente nel sottotitolo, è la denuncia della complicità delle organizzazioni umanitarie che gestiscono i CIE nella segregazione degli immigrati clandestini come prassi preferenziale.
Queste organizzazioni come la Croce Rossa e Connecting People per tornaconto economico hanno interesse a che i CIE restino operativi: ”I gestori – da sempre- dei campi per migranti, invece di assumersi le proprie responsabilità per il fallimento colossale e sotto gli occhi di tutti del sistema CIE, invece di assumersi le responsabilità morali per aver fatto carne da macello della vita e dei corpi di tanti migranti internati, dicono alle istituzioni che tale insuccesso è dovuto al fatto di non essere stati messi nelle condizioni per poter operare adeguatamente e reclamano così un loro maggior coinvolgimento operativo.”

Pur condividendo le ragioni di questo libro e i molti e giusti argomenti di riflessione ritengo che sia stata un’occasione mancata per portare alla luce alcune delle tante storie e testimonianze che s’intrecciano nei CIE, fatta eccezione per i brevi racconti di Aziz e Angela (ex operatrice CIE).
L’eccesivo ricorso alla trascrizione di testi anche molto lunghi e l’approccio spesso didattico nel cucire i tanti aspetti dell’argomento fanno somigliare il testo, nella forma dell’impianto, a una preziosa tesi di laurea.

Davide Cadeddu (1974), educatore, insegnante e formatore. Vive a Torino, dove, negli ultimi 16 anni, ha promosso e coordinato progetti socioeducativi e formativi nell’ambito del lavoro di strada, delle tossicodipendenze, dell’aggregazione giovanile, dell’accoglienza dei migranti e dei richiedenti asilo politico; ha lavorato nella formazione professionale con giovani e adulti. Attualmente lavora come educatore in una comunità per minori. Ha dato vita all’Associazione Onda Urbana e al progetto “Tana Libera Tutti”, nel quartiere torinese di Porta Palazzo.

Cie e le complicità delle organizzazini umanitarie
di Davide Cadeddu
Sensibili alle foglie
isbn 978-88-89883-80-8
Euro 15,00
pagine 128

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